Argentina: in pericolo giornalismo e libertà d’espressione
Cresce il numero di giornalisti, fotografi e altri operatori della stampa aggrediti dalle forze dell’ordine durante le manifestazioni. Il 66% in più rispetto al 2024.
Il governo di Javier Milei vuole abrogare l’Estatuto del Periodista, una legge fondamentale per la tutela dei diritti del lavoro dei giornalisti professionisti. Secondo il Sindicato de Prensa de Buenos Aires, le aggressioni ai danni dei giornalisti sono aumentate del 66% nel corso del 2024.
L’abrogazione della legge è inclusa nel più ampio progetto di riforma del lavoro promosso da La Libertad Avanza, partito filogovernativo. Secondo il governo la legge necessita di essere aggiornata e a questo fine sono previste, a febbraio, delle sessioni straordinarie.
Dal 1946 l’Estatuto del Periodista garantisce condizioni minime di lavoro e diritti. La sua eventuale abrogazione mette in pericolo la libertà di espressione, il diritto all’informazione e la qualità della democrazia del Paese. “L’obiettivo principale della legge è la stabilità dell’impiego nel settore stampa, al fine di garantire la libertà di espressione. Per la natura stessa del nostro lavoro, possiamo subire pressioni da parte della politica, delle imprese, della giustizia e di altre forme di potere”, spiega a El Salto Agustín Lecchi, segretario generale del Sindicato de Prensa de Buenos Aires (Sipreba).
In Argentina si assiste a un significativo aumento di aggressioni da parte delle forze dell’ordine nel corso delle manifestazioni, censura indiretta, giudiziarizzazione, licenziamenti di massa e campagne d’odio promosse online da ambiti istituzionali. Colpito alla testa da un gas lacrimogeno mentre stava realizzando un servizio durante la protesta dei pensionati nel marzo 2025, quello del fotografo Pablo Grillo è stato uno dei casi più gravi. Nel corso di quella giornata, in cui è stato applicato un protocollo anti-protesta, sono stati registrati almeno 20 casi di violenza della polizia nei confronti dei giornalisti. Grillo ha trascorso 10 mesi in ospedale, e il 2 febbraio è tornato temporaneamente a casa.
Secondo il report 2025 sulla Libertà di Espressione in Argentina realizzato dall’Università di Buenos Aires, il Sindicato de Periodistas de Buenos Aires, la Federazione Argentina dei Lavoratori della Stampa e la Federazione Internazionale di Giornalisti, rispetto al 2024 è aumentato del 66% il numero di giornalisti, fotografi e altri lavoratori del settore aggrediti durante le manifestazioni dalle forze dell’ordine mentre svolgevano il proprio lavoro.
Una dichiarazione d’odio
Javier Milei, ispirato da Donald Trump, ha affermato in diverse occasioni “No odiamos lo suficiente a la prensa” (“Non odiamo abbastanza la stampa”), frase che ha poi trasformato nella sigla NOSALP che ha poi inserito a mo’ di firma in vari post su X.
Milei è arrivato al grande pubblico come opinionista e ospite in programmi televisivi. Gli attacchi al giornalismo sono stati da sempre un tratto distintivo della sua politica. Durante la sua candidatura, era diventato virale un video del 2018 in cui Milei aggrediva una giornalista che gli stava facendo domande a proposito di politiche economiche keynesiane. Un procuratore aveva aperta una causa d’ufficio per violenza di genere e ordinato di limitare la diffusione del video sui social network, a seguito delle minacce di morte che la giornalista aveva ricevuto.
Altro tratto distintivo della politica de La Libertad Avanza è, infatti, proprio la violenza di genere. Nel giugno 2025, dopo aver criticato il presidente Javier Milei, Julia Mengolini, cronista e fondatrice di radio FutuRock, è diventata il bersaglio di fake news e video generati con l’IA divenuti virali. In quel contesto, Milei condivise su X in neanche due giorni decine di messaggi che la riguardavano, scatenando un linciaggio mediatico massivo.
“Esistono nuove modalità di addomesticamento come attacchi virtuali da parte degli stessi funzionari pubblici, processi di stigmatizzazione in campagne mediatiche o dichiarazioni di funzionari e attacchi coordinati sui social network da parte di presunti utenti anonimi, o account collegati alle autorità governative che attaccano giornalisti e personaggi pubblici e poi quegli stessi post sono condivisi dagli stessi funzionari. Con queste nuove modalità diventa più complesso o difficile stabilire responsabilità di tipo amministrativo, civile o meccanismi di protezione” ha spiegato a El Salto Diego Morales, direttore presso il Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS), una delle principali organizzazioni di diritti umani in Argentina, del dipartimento che si occupa di contenziosi.
Monopolizzare la narrazione
A soli tre mesi dall’insediamento, il governo de La Libertad Avanza ha chiuso con un decreto Télam, l’agenzia di stampa statale. Era la seconda più importante agenzia di stampa di lingua ispanica dopo la spagnola EFE. Télam aveva alle spalle 79 anni di attività, quasi 800 impiegati e lanciava più di 500 notizie al giorno. Il portale web è stato oscurato ed è stato bloccato l’accesso al suo archivio storico. L’agenzia aveva giornalisti in tutto il paese e la sua chiusura ha lasciato migliaia di media senza informazione nazionale, un vuoto che i privati non riescono a riempire per mancanza di risorse.
Tra le misure economiche più importanti si segnalano la sospensione della pubblicità istituzionale sui mezzi di comunicazione, l’eliminazione delle esenzioni in materia di IVA di cui beneficiava il settore e i licenziamenti massivi nei media pubblici.
Il governo vuole ora abrogare la Legge che dal 2009 ha consacrato in Argentina l’informazione come un diritto fondamentale. Per arrivare ad elaborare il testo della norma erano serviti anni di dibattiti tra organizzazioni per i diritti umani, università, organizzazioni e mezzi di informazione delle comunità. Anche se non ha mai trovato piena applicazione a causa degli interessi che andava a toccare, la legge ha rappresentato un significativo passo in avanti sostituendo la legge ereditata dall’ultima dittatura militare.
Il Gruppo Clarín, che rappresenta il principale gruppo di media e telecomunicazioni del Paese, si è sempre opposto a questa legge e non si è mai adeguato al limite di proprietà di licenze. Agustín Lecchi ha dichiarato che oggi per il giornalismo la sfida è affrontare un “governo che attacca la comunicazione, ma soprattutto i lavoratori e le lavoratrici, in un ecosistema di media caratterizzato da un altissimo livello di concentrazione. Per giunta, in un contesto in cui operano grandi piattaforme multinazionali o con sede negli Stati Uniti, e questo ha delle ripercussioni, non solo sul sistema mediatico, ma su tutto il sistema democratico”.
Desta preoccupazione anche il decreto 941/2025 che riorganizza i servizi di intelligence dello Stato (SIDE). Il decreto sovverte la logica di accesso alle informazioni, stabilendo che tutte le attività di intelligence sono secretate di default: ciò che dovrebbe essere un’eccezione (il segreto) diventa norma generale. La legge consente all’Esecutivo di classificare come “sicurezza nazionale” qualsiasi informazione, senza specificare che tipo di dati rientrino in questa categoria, rendendo così giornalisti e media passibili di potenziali persecuzioni giudiziarie. Inoltre, il decreto obbliga tutti gli organismi dello Stato a raccogliere e consegnare informazioni al SIDE quando richiesto e consente altresì al personale dell’intelligence di arrestare persone senza previo ordine del giudice.
La Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) e l’ONU hanno lanciato l’allarme per il potenziale impatto sulla libertà di espressione e sul diritto all’informazione. Morales analizza l’importanza del ruolo di detti organismi che sono “la nostra ultima possibilità per denunciare ciò che compromette la libertà di espressione. Sia nel 2024 sia nel 2025, i relatori della ONU hanno criticato il cosiddetto protocollo anti-protesta per le conseguenze di questa misura sulla possibilità di esercitare il diritto a manifestare in Argentina. I tribunali nazionali hanno dichiarato l’incostituzionalità del protocollo, proprio in funzione di quei report dell’ONU.”
Traduzione di Valentina Cicinelli via elsaltodiario.com
