Il partito Yabloko escluso dalle prossime elezioni in Russia
A settembre ci saranno le elezioni in Russia. L’unico partito contro la guerra in Ucraina è stato escluso dalle elezioni. Il vicepresidente del partito condannato a 11 anni
Le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento russo, si svolgeranno dal 18 al 20 settembre 2026 e riguarderanno l’elezione dei 450 deputati dell’assemblea. Alla vigilia della consultazione, il 17 agosto, la Corte Suprema russa ha confermato l’esclusione dalla competizione elettorale del partito di opposizione Yabloko. La vicenda nasce da un ricorso promosso dal partito Rodina, che aveva contestato la regolarità della partecipazione di Yabloko alle prossime elezioni. La Corte ha accolto alcune delle contestazioni relative, tra l’altro, a finanziamenti e materiali utilizzati dalla formazione durante la campagna elettorale. Yabloko ha respinto le accuse e ha annunciato l’intenzione di presentare un ulteriore ricorso al Presidium della Corte Suprema.
La decisione del 17 agosto ha avuto anche un risvolto immediato sul piano delle proteste. Secondo quanto riporta l’ANSA, alcune decine di sostenitori di Yabloko riuniti davanti alla sede della Corte Suprema a Mosca sono stati fermati dalla polizia.
Schieramenti opposti
Yabloko è uno dei principali partiti di “opposizione” – per quanto possono esserlo in un regime autocratico – nati nella Russia post-sovietica. Negli ultimi anni la sua posizione si è distinta soprattutto per la critica alla politica del Cremlino e, dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022, per l’opposizione alla guerra e la richiesta di un cessate il fuoco e di una soluzione diplomatica. Alle elezioni del 2026 il partito si presentava con una piattaforma incentrata su «pace e libertà».
Rodina, al contrario, è una formazione nazionalista di dimensioni molto più ridotte e politicamente vicina al Cremlino. È stato proprio Rodina a presentare il ricorso del 7 agosto che ha portato all’esclusione della lista federale di Yabloko. Tra le contestazioni figuravano presunte irregolarità nei finanziamenti di provenienza estera. Yabloko ha sostenuto invece che le irregolarità contestate fossero pretestuose e ha collegato l’esclusione alla propria posizione politica contro la guerra.
Il caso Shlosberg
Nello stesso giorno della conferma dell’esclusione di Yabloko, il Tribunale della città di Pskov, nel Nord-Ovest della Russia, ha condannato a 11 anni e un mese di reclusione il vicepresidente del partito Lev Shlosberg, già da mesi detenuto in custodia cautelare. La condanna riguarda due imputazioni: la reiterata “screditazione” delle Forze armate russe e la diffusione di informazioni ritenute false sull’esercito. Secondo Amnesty International e la stessa Yabloko, a un dibattito online sulla guerra e alla condivisione di un contenuto su Telegram.
Shlosberg era agli arresti domiciliari dal giugno 2025 e dal 5 dicembre 2025 si trovava in un centro di detenzione preventiva di Pskov. Il 14 agosto la procura aveva chiesto per lui una pena di 12 anni e un mese. La sentenza è arrivata con una tempestività quasi fulminea, appena tre giorni dopo.
Articolo a cura di Andrea Pezzullo
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