Multa ad Airbnb per abitazioni illecite sul sito. Servirà?
La Spagna ha multato Airbnb per aver lasciato sulla sua piattaforma alloggi senza certificazione. La speranza è che anche grazie a questi provvedimenti il sistema degli affitti brevi possa cambiare e che venga maggiormente tutelato il diritto alla cittadinanza.
In Spagna Airbnb ha ricevuto una multa di 64 milioni di euro dalla direzione generale per gli Affari dei consumatori, che fa capo al ministero delle Politiche sociali. Sulla piattaforma sono stati infatti trovati più di 65 mila annunci di case senza licenza o che avevano falsificato il numero di registrazione. La cifra della penale ammonta a sei volte quella dei guadagni di Airbnb derivanti dagli annunci incriminati nel tempo trascorso tra le segnalazioni, a maggio 2025, e la loro rimozione.
Come funziona la certificazione
Secondo le norme introdotte in Spagna nel 2025, chi possiede una casa o una stanza ad uso turistico deve munirsi di una certificazione. Questa garantisce il rispetto degli standard di sicurezza e le norme urbanistiche, a tutela dei consumatori e delle consumatrici. Nella casa deve esserci, per esempio, un estintore, i rilevatori di monossido di carbonio, l’allarme per il fumo, le indicazioni per le uscite di sicurezza. Dichiarare la locazione come ad uso turistico, poi, comporta il pagamento di alcune tasse sui ricavi, controlli periodici sulle condizioni della casa e tanta, tanta burocrazia.
Come effetto collaterale, la necessità di una certificazione disincentiva le persone dall’adibire il proprio alloggio ad uso turistico. A quanto pare, però, la falsificazione del certificato risulta troppo semplice. A questo si aggiunge il fatto che le piattaforme per gli annunci non prendono giusti provvedimenti, lucrando sugli illeciti. Perciò, il problema degli affitti brevi può peggiorare ulteriormente, aggravando il fenomeno della gentrificazione delle città.
La multa ad Airbnb servirà?
La vera domanda è: la multa disincentiverà Airbnb a girare ancora la testa dall’altra parte, nonostante le segnalazioni? La piattaforma renderà ora più severe le sue norme per il caricamento degli annunci? Intensificherà i controlli? Una risposta certa non c’è, ma si può ragionare sul fatto che il fatturato di Airbnb solo nel 2025 è stato di 9,5 miliardi di dollari. La multa del governo spagnolo corrisponde quindi a circa lo 0.7%. di questa cifra. Un po’ come un multare una Ferrari in divieto di sosta.
Anche in Italia sono stati presi dei provvedimenti per gestire il fenomeno del turismo di massa, per quanto deboli. Uno di questi è il divieto di installare keybox sul suolo pubblico o strutture private affacciate su strada in città quali Milano, Firenze, Roma e Bologna. Il consiglio di stato italiano ha poi appena approvato l’obbligo di identificare “de visu” gli ospiti dei bed&breakfast. Questo però tutela maggiormente i proprietari degli immobili, piuttosto che gli/le abitanti delle città, sempre più in difficoltà nel trovare alloggi disponibili e a prezzi non proibitivi.
Multe e divieti: il caso spagnolo
La Spagna è tra i paesi che più stanno agendo in questo senso. A giugno la nazione aveva imposto a Booking.com la cancellazione di 4mila inserzioni irregolari. L’anno precedente l’antitrust spagnolo aveva multato in modo molto consistente la stessa Booking.com per monopolio del mercato. La multa ammontava a 413 milioni di euro. Infatti, la piattaforma per gli affitti brevi di colore “blu”, deteneva una quota compresa tra il 70% e il 90% del mercato e imponeva condizioni commerciali sleali per altre piattaforme di prenotazione.
Forse, però, chi si sta imponendo maggiormente per contrastare il mercato degli affitti brevi e tutelare la cittadinanza è la capitale catalana Barcellona. che ha deciso di vietare totalmente gli affitti brevi nelle case private dal 2029 in poi. Un provvedimento drastico, per alcuni estremo. Estrema, però, è anche la crisi abitativa che il fenomeno del turismo di massa sta creando a Barcellona, e nel mondo.
Articolo a cura di Iris Andreoni
