Rapporto Istat e Banca d’Italia: sale l’occupazione ma il Paese cresce poco

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Usciti in contemporanea due rapporti fondamentali per l’analisi dell’economia italiana: Istat e Banca d’Italia. La sintesi è una sola, l’Italia cresce poco, ci sono problemi strutturali

A poche ore di distanza l’uno dall’altro, il 29 maggio sono stati pubblicati due rapporti essenziali per capire l’andamento dell’economia in Italia. Da un lato i dati Istat, l’ente statistico nazionale, sul primo trimestre del 2026. Dall’altro il rapporto annuale della Banca d’Italia che con le Considerazioni finali del Governatore, Fabio Panetta, provano a dare una lettura dello scenario complessivo, al netto delle difficoltà causate dal contesto di crisi geopolitica in atto.

Il quadro generale è che il Paese cresce, ma veramente troppo poco. Eppure i dati sull’occupazione continuano a salire. Un confronto dei due rapporti fanno emergere problemi strutturali di fondo che vengono nascosti da troppi spot elettorali e che devono essere risolti.

I dati

I dati Istat mostrano un quadro non del tutto scoraggiante. Eppure le premesse del sono pessime.

L’inflazione sui beni di consumo sale più del previsto: +0,4% ogni mese. La causa principale è la crescita dei prezzi dei carburanti e dell’energia causati dalla crisi in Medio Oriente. La prospettiva geopolitica non offre aperture di soluzione entro il breve termine. In questo contesto l’economia italiana sembra tuttavia tenere. Rispetto al trimestre precedente crescono consumi (+0,4), investimenti (+0,7) ed esportazioni (+2,2).

Il trend di crescita di consumi e investimenti è confermata dal rapporto della Banca d’Italia sul 2025. Questi dati nonostante le gravi crisi in atto dimostrano una certa resistenza dell’economia italiana che infatti cresce. Secondo l’Istat +0,8 rispetto al primo trimestre 2025 e secondo la Banca d’Italia il PIL è cresciuto dello 0,5 ripetto al 2024.

Eppure entrambi i rapporti sono concordi nel sostenere che la crescita è troppo lenta soprattutto se paragonati ai livelli di occupazione molto alti, che sono uno slogan costante della destra di governo. L’Istat riporta un aumento, rispetto ad aprile 2025, di 269mila unità, tassi di occupazione del 63,1% e di disoccupazione al 5,1%. Di fronte al mercato del lavoro così dinamico la crescita appare decisamente troppo modesta.

Panetta: il problema è la produttività

Il Governatore della Banca d’Italia mette al centro un problema interessante. Se per anni il problema è stato “creare posti di lavoro” oggi il tema è “che tipo di lavoro”?

In Italia esiste un problema di produttività. Secondo Fabio Panetta, il dato sull’occupazione attuale può essere fuorviante. Senza un ricambio generazionale nel mercato del lavoro, in un Paese come il nostro in pieno inverno demografico, il tasso di occupati tenderà a ridursi. E questo è un problema per l’intera economia, perché con esso trascina verso il basso i consumi, con esso la produttività delle aziende che smetteranno di assumere e soprattutto di innovare. Un circolo vizioso che si chiama “crisi”.

Un problema che può essere connesso con lo scarso valore aggiunto del lavoro italiano. Il valore aggiunto è il risultato delle ore di lavoro per ciò che si è prodotto. Un operaio produce molto più valore aggiunto di un operatore della ristorazione e del turismo o, in generale, del terzo settore. Più valore aggiunto significa più crescita. Bisogna quindi chiederci, che tipo di occupazione sta generando l’economia italiana?

Le possibili soluzioni

Una bassa crescita è il motivo sostanziale per cui gli stipendi sono costantemente bassi, in un clima di crescita generale dei prezzi. L’Italia da sola non ha il potere di far finire la guerra in Medio Oriente ma può fare qualcosa per stimolare la crescita.

Le possibili soluzioni riguardano prima di tutto la dipendenza energetica, ma anche e soprattutto il capitale umano. Bisogna, secondo il Governatore, investire sui lavoratori, sulla formazione, che deve essere specializzata, competitiva. Ne beneficeranno salari e le stesse aziende. Bisogna continuare ad innovare, riuscendo ad integrare gli sviluppi tecnologici, come l’IA, al lavoro umano. Solo così si aumenterà la produttività sana e benefica per l’economia.

Un programma strutturale a lungo termine, quindi. Cosa ben diversa dagli slogan che nascono e finiscono nel giro di una legislatura.

Articolo a cura di Andrea Pezzullo

Immagine di copertina estratta dalla pagina Instagram ufficiale della Banca d’Italia

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