In difesa dei fenicotteri e della democrazia: l’Albania scende in piazza

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L’accordo per un resort in una zona protetta ha portato in piazza la popolazione, che ora chiede le dimissioni del Governo accusato di oltraggiare il territorio e impoverire la Nazione.

Dalla difesa del territorio alla lotta all’esecutivo il passo è stato breve, una motivazione ha tirato l’altra. La costa incontaminata dell’Albania e le sue lagune protette sono diventate il terreno di scontro di una fiammata geopolitica e sociale mai vista nel Paese. Ma quella che è stata definita la “Rivoluzione dei fenicotteri” non è più solo una mobilitazione ambientale: rappresenta un malcontento profondo, che trova origine in anni di corruzione, povertà e sistematica svendita del territorio.

Le proteste vanno avanti ogni giorno da oltre due mesi, davanti a diversi edifici istituzionali di Tirana, non senza tensioni con le forze dell’ordine. Nonostante le intimidazioni la protesta continua. Una grande mobilitazione è prevista per le giornate del 14, 15 e 16 agosto.

Le cause del dissenso

Il momento topico è di questa primavera, quando c’è stato il via libera governativo al mega-progetto turistico di Jared Kushner, genero di Donald Trump: un villaggio monstre da 4 miliardi di dollari, destinato a cementificare l’isola di Saseno e la fragile laguna di Narta, culla proprio dei fenicotteri rosa ora simbolo ed emblema di una resistenza civile che ha chiede il passo indietro del premier Edi Rama oltre che la dismissione del progetto.

Il 30 maggio centinaia di persone si sono radunate davanti all’area protetta di Zvërnec per protestare contro il resort di lusso. La manifestazione è stata repressa dalla sicurezza privata a difesa dei cantieri già in attività con arresti e maltrattamenti. Pochi giorni dopo decine di migliaia di persone sono scese in strada anche nella capitale ,Tirana, con fenicotteri gonfiabili al grido di “Giù le mani dall’Albania”.

Non solo una causa ecologista

Aleksandr Trajce, direttore dell’organizzazione Protezione e Conservazione dell’Ambiente Naturale in Albania (PPNEA) ha denunciato la scarsa trasparenza dei progetti, approvati senza alcun tipo di consultazione pubblica e con espropri dei terreni improvvisi. Il Governo ha velocemente modificato le leggi sulla tutela del territorio nazionale esponendo così la democrazia, oltre che il bene locale, alla mercé di interessi di investitori stranieri. Per Rama, l’intervento lancerebbe strategicamente l’economia nazionale.

La crisi economica albanese

L’illegittimità delle procedure, quindi, va ad aggiungersi alla posizione ecologista. Gli albanesi, oggi, sono preoccupati per il futuro del loro territorio così come delle intenzioni di chi li governa: oltre che contro l’ombra incombente di un capitalismo immobiliare, protestano per i salari ed il basso potere d’acquisto, per un’inflazione galoppante e per una corruzione ormai radicata che mina le libertà civili e la democrazia.

Dicevamo del costo della vita: nei primi mesi del 2026, l’indice di fiducia dei consumatori elaborato dalla Banca d’Albania è sceso al di sotto della propria media storica, Sono soprattutto i prezzi delle abitazioni che continuano a crescere, e maggiormente a Tirana e nelle zone costiere interessate dallo sviluppo turistico.

Non essendoci stato un adeguamento dei salari, i giovani e le giovani famiglie si trovano in difficoltà. Infatti la popolazione giovanile decresce: secondo dati Eurostat del 2025 l’Albania ha il più forte calo demografico della popolazione giovanile d’Europa, dovuta a poche nascite ma anche a spopolamento in crescita, visto che i giovani albanesi preferiscono spostarsi verso altri Paesi europei con maggiori prospettive.

Anche in tema di diritti ed espressione di libertà il Governo ha preso una cattiva strada: per Reporters Sans Frontières, nel 2022 l’Albania era al 103° posto nel mondo a causa di una forte pressione del sistema politico e proprietà privata sui giornalisti. Tutto questo rende la nazione dell’Adriatico debole a livello endemico, strutturale: i suoi abitanti stanno alzando la testa e dicendo “NO” a tutto questo.

La risposta del Governo Rama

Per contrastare la mobilitazione nelle piazze, Rama ha cambiato narrativa, parlando apertamente di guerra ibrida e manipolazione digitale orchestrata da attori esterni per destabilizzare il Paese. In particolare, esponenti di primo piano del partito di governo hanno indicato il Cremlino come principale esecutore: Taulant Balla, capogruppo parlamentare del Partito Socialista e Blendi Gonxhja, ministro del Turismo, della Cultura e dello Sport, hanno indicato Mosca come sobillatrice delle proteste.

Una retorica che punta a delegittimare il dissenso interno, dipingendo la difesa dell’ambiente come un complotto geopolitico anti-occidentale. Ma non è della stessa veduta l’opinione internazionale o, quantomeno, quella europea.

Il Parlamento ha approvato una risoluzione che appoggia le proteste dei cittadini e chiede lo stop immediato ai cantieri nelle zone naturali protette e la Commissione ha avvertito formalmente l’Albania che l’insistenza sul progetto Kushner compromette il processo di adesione all’Unione, di cui l’Albania ha iniziato l‘iter con altri Paesi balcanici,  perché in contrasto con i capitoli negoziali sulla tutela ambientale.

Articolo a cura di Sara Gullace

Immagine di copertina via instagram.com/ppnea

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