Riapre a Roma il Museo del Genio: tra storia ingegneristica e nuove mostre

Tempo di lettura 7 minuti
Riapre al pubblico, dopo anni di chiusura, il Museo del Genio a Roma. Il nuovo allestimento racconta la storia dell’ingegneria militare italiana e inaugura una stagione culturale con due mostre: la grande retrospettiva dedicata a Vivian Maier e l’installazione Pop Air di Ugo Nespolo.

Roma torna a sorprendere, e lo fa con un museo che non è mai stato davvero popolare, ma che ora potrebbe diventarlo. Sul Lungotevere della Vittoria, dentro un edificio anni Trenta che cattura lo sguardo con le sue geometrie razionaliste, ha riaperto il Museo del Genio.

Per decenni questo spazio è stato conosciuto soprattutto dagli appassionati di storia militare e dagli studiosi della tecnica. Oggi, invece, la riapertura si presenta come un vero riposizionamento culturale. Non un’operazione nostalgica ma un modo diverso di raccontare l’ingegno come forma d’arte e di storia viva.

La visita è ideale per chi ama storia, fotografia e innovazione, si snoda tra strumenti d’epoca, ponti smontabili, modelli, sistemi di comunicazione, radio militari e documenti storici. E poi ci sono le due mostre che trasformano questa riapertura in qualcosa di inaspettato, quasi in una nuova dichiarazione d’identità.

La prima mostra è dedicata a Vivian Maier, una donna che ha fotografato per una vita intera senza immaginare che il mondo, un giorno, l’avrebbe finalmente vista. In mostra non c’è solo la sua fotografia: c’è il suo sguardo sul quotidiano, sulle persone, sulle piccole storie urbane che spesso ignoriamo mentre passiamo oltre. Camminando tra le sue immagini si ha la sensazione di essere osservati mentre osserviamo.

La seconda proposta, nel cortile, cambia completamente tono: è la mostra Pop Air di Ugo Nespolo. Otto sculture gonfiabili, colorate, gigantesche, che fanno sorridere anche chi non se lo aspetta. È arte che osa giocare, che disinnesca la serietà dei musei e ricorda che la cultura può essere anche sorpresa, leggerezza. Possiamo porci domande semplici come: “Anche questa è arte?” “Perché?”

Messe insieme queste due anime raccontano perfettamente la nuova direzione del Museo del Genio: non più un luogo tecnico riservato a pochi, ma uno spazio che accoglie, incuriosisce e prova a parlare a pubblici diversi.

Articolo a cura di Elena Murgia

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