Inondazioni in sud-est asiatico: il volto del cambiamento climatico
Le inondazioni del sud-est asiatico derivano da forti cicloni causati dall’aumento delle temperature e hanno provocato oltre 1.300 morti e migliaia di persone disperse o sfollate.
Le inondazioni nel Sud-East asiatico
La settimana scorsa Indonesia, Sri Lanka, Thailandia e Malesia sono state colpite da violente inondazioni che hanno ucciso più di 1.300 persone. Siamo nella stagione dei monsoni, perciò le precipitazioni sono più intense rispetto al resto dell’anno. Neanche a dirlo, però, le condizioni meteorologiche sono risultate molto più estreme del solito a causa dei cambiamenti climatici.
Tre cicloni tropicali, infatti, si sono abbattuti sul sud-est asiatico, causando in diverse zone le alluvioni più impattanti degli ultimi 25 anni. Le già numerose morti accertate si aggiungono alle migliaia di persone sfollate e disperse. Ciò significa che il conto delle vittime aumenterà, poiché alcuni luoghi sono ancora inaccessibili ai soccorsi, a causa di alberi caduti e strade e case sommerse.
Inondazioni in Indonesia
In Indonesia la zona più colpita è stata l’isola di Sumatra, nella parte occidentale del paese. Qui hanno trovato la morte almeno 708 persone, mentre 504 sono ancora disperse. Le forti piogge e le inondazioni sono state intensificate dal ciclone Senyar, formatosi nello stretto di Malacca, il braccio di mare tra la penisola malese e Sumatra.
300 mila persone indonesiane sono state costrette a lasciare le loro case. Il Presidente indonesiano Prabowo Subianto, giunto nel Sumatra settentrionale, ha dichiarato che “il peggio è passato, si spera”. Ha poi aggiunto che “la priorità del governo ora è come inviare immediatamente gli aiuti necessari”, con un’enfasi particolare su diverse aree isolate. Queste ultime, infatti, non hanno ricevuto aiuti alimentari o igienico-sanitari per giorni, visto che numerose arterie stradali rimangono impraticabili. Il governo ha inviato tre navi da guerra equipaggiate con aiuti e due navi ospedale verso alcune delle zone più colpite.
Inondazioni in Sri Lanka
In Sri Lanka il ciclone Ditwah, nato nel golfo del Bengala, è arrivato mercoledì scorso e si sta ora dirigendo verso l’India. Ha fatto enormi danni: 410 persone hanno perso la vita, circa 150mila persone sono state evacuate mentre 336 sono i dispersi .
L’ultima grave alluvione in questo Paese era avvenuta nel 2003, e aveva provocato 254 morti. Il presidente Anura Kumara Dissanayake ha dichiarato lo stato di emergenza, definendo l’accaduto “il disastro più grande e difficile della nostra storia“e lanciando un appello di aiuto alla comunità internazionale.
Inondazioni in Thailandia e Malesia
La provincia più colpita della Thailandia è stata quella di Songkhla, a sud del paese. Hat Yai, la città più grande della provincia, ha visto cadere in un solo giorno 372 millimetri di pioggia. In media in tutto il mese di novembre cadono 317 millimetri di pioggia. Questa inondazione ha provocato almeno 181, configurandosi come uno degli eventi estremi più letali nel paese degli ultimi dieci anni.
In Malesia le piogge intense hanno allagato ampi tratti di territorio nello stato di Perlis. Tre persone hanno perso la vita e quasi 20.000 sono state costrette allo sfollamento.
Inondazioni e cambiamento climatico
Il cambiamento climatico è una delle principali cause dell’aumento di precipitazioni e cicloni, sia per frequenza che per intensità. In che modo?
Una maggiore concentrazione della CO₂ nell’aria causa l’aumento delle temperature poiché si tratta di un gas a effetto serra. L’acqua presente sulla terra evapora quindi molto di più, formando il vapore acqueo, che è un altro potente gas serra. Perciò, da un lato l’aumento di vapore acqueo in atmosfera significa incrementare ancora più la temperatura media globale, creando un pericoloso circolo vizioso.

Livello annuale delle emissioni di CO₂ in atmosferaDall’altro lato, con il tempo l’atmosfera si “adatta” alle nuove condizioni e aumenta la sua capacità di trattenere il vapore acqueo prima di raggiungere le condizioni idonee alle precipitazioni, cioè il cosiddetto punto di saturazione. Le conseguenze sono disastrose:
- Aumento della portata delle precipitazioni. l’enorme massa di acqua evaporata e accumulata in atmosfera si riversa a terra in modo improvviso e violento. A risentirne sono specialmente i luoghi che non sono in grado di sopportare una tale quantità di acqua, come le zone cementificate.
- Aumento dei periodi di siccità, sia per l’assenza di pioggia regolare sia perché l’acqua della superficie evapora velocemente per il troppo caldo.
- Aumento delle ondate di calore, causato dalla minore umidità del suolo.
- Aumento degli eventi estremi quali gli uragani. Questi si formano per l’aumento della temperatura oceanica. L’aria intorno all’acqua sarà calda e umida per il vapore acqueo, il che la rende più leggera e che tende a salire verso l’alto, creando una zona di bassa pressione sulla superficie del mare. L’aria circostante, ad alta pressione, tenderà verso quella a bassa pressione, formando uno scambio di venti. La rotazione terrestre devia questi venti e fa sì che il sistema inizi a ruotare. L’aria che è salita, intanto, si raffredda, condensa e libera calore, che alimenta ulteriormente la tempesta in un processo auto-rinforzante. Quando questo sistema si stabilizza nasce un ciclone o un uragano, più potente. Durante un solo uragano, i venti impetuosi possono produrre circa la metà dell’energia elettrica prodotta dall’intero pianeta.
- Altri fenomeni collegati come scioglimento dei ghiacci, aumento del livello del mare, perdita di biodiversità, problemi sociali ed economici, migranti climatici
Articolo a cura di Iris Andreoni
