Il mondo è in bancarotta idrica
Metà delle 100 maggiori città del mondo si trova in aree ad elevato o estremo stress idrico. La domanda e il consumo di acqua sono quasi superiori alla sua disponibilità.
Secondo nuove rilevazioni e analisi, delle 100 più grandi città del mondo la metà ha raggiunto livelli elevati di stress idrico, 38 di queste si trovano in aree con “stress idrico estremo”, scrive il quotidiano inglese The Guardian in un articolo dello scorso 22 gennaio.
Si parla di stress idrico quando il consumo di acqua per la fornitura pubblica e l’industria supera quasi le risorse disponibili, spesso a causa di una gestione mediocre delle risorse idriche esacerbata dalla crisi climatica.
Watershed Investigations e Guardian hanno mappato le città su bacini a rischio: ne risulta che Pechino, New York, Los Angeles, Rio de Janeiro e Delhi sono tra le città in situazione di estremo stress idrico, mentre Londra, Bangkok e Giacarta sono classificate come stress elevato.
Un’altra analisi, basata sui dati satellitari della NASA e condotta dagli scienziati dello University College di Londra, mostra quali delle 100 maggiori città si sono seccate o sono diventate più umide nel corso di due decenni. Luoghi come Chennai, Tehran and Zhengzho mostrano una forte tendenza alla siccità mentre Tokyo, Lagos e Kampala mostrano una forte tendenza in senso contrario. Si possono osservare i trend di tutte le cento città con un nuovo atlante interattivo sulla sicurezza idrica.
Più di un miliardo di persone vive in grandi aree metropolitane in regioni che da lungo tempo stanno sperimentando forti siccità, mentre circa 96 milioni di persone vivono in città, o nelle loro vicinanze, in regioni che mostrano forti trend in senso contrario. Tuttavia, i dati satellitari sono troppo grezzi per mostrare dettagli e contesto a livello locale.
Tokyo e Santo Domingo (Repubblica Dominicana) a parte, molte delle regioni note per fenomeni meteorologici estremi come alluvioni e inondazioni si trovano nell’Africa sub-Sahariana. Si concentra in Asia, invece, la maggior parte dei centri urbani in cui i segnali di siccità sono più forti, soprattutto nella parte settentrionale dell’India e in Pakistan.
Teheran, attualmente nel sesto anno di siccità, è pericolosamente vicina al “giorno zero”, giorno in cui non ci sarà più acqua disponibile per i suoi cittadini, e già nel 2025 il presidente del paese, Masoud Pezeshkian, aveva annunciato la possibilità di evacuare la città se la siccità fosse continuata. Città del Capo e Chennai sono entrambe vicine al giorno zero e molte delle città che più velocemente stanno crescendo si trovano in zone secche e potrebbero dover affrontare in futuro penuria di acqua.
Mohammad Shamsudduha, professore di crisi idrica e riduzione del rischio alla UCL, ha detto: “Monitorando dallo spazio i cambiamenti nella disponibilità complessiva di acqua, GRACE (progetto della NASA, Gravity Recovery and Climate Experiment, NdT), mostra quali città si stanno prosciugando e quali stanno diventando più umide, mettendoci in guardia in termini di emergente insicurezza idrica.”
Lo scorso 20 gennaio le Nazioni Unite hanno annunciato che il mondo è in bancarotta idrica, vale a dire che il deterioramento di alcune risorse idriche è diventato permanente e irreversibile. Il professor Kaveh Madani, direttore dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università dell’ONU, ha dichiarato che una gestione mediocre delle risorse idriche è spesso la causa principale della bancarotta e che solo in rari casi la crisi climatica ne è l’unica ragione: “Il cambiamento climatico è come una recessione quando c’è già una cattiva gestione d’impresa.”
A dare l’allarme è anche il World Bank Group, secondo cui le riserve di acqua dolce si sono ridotte velocemente negli ultimi 20 anni. Il gruppo afferma che il pianeta sta perdendo all’incirca 324 miliardi di metri cubi di acqua dolce all’anno, quanto serve per soddisfare il fabbisogno di 280 milioni di persone, più o meno la popolazione dell’Indonesia. Le perdite riguardano i bacini idrici dei principali fiumi in tutti i continenti.
Entro il 2055, l’Inghilterra potrebbe aver bisogno di trovare altri 5 miliardi di litri di acqua al giorno per rispondere alla domanda di acqua pubblica – più di un terzo dei 14 miliardi di litri dell’attuale approvvigionamento di acqua pubblica, secondo l’Agenzia per l’Ambiente del governo inglese. Altri settori, come il settore agricolo e quello energetico, potrebbero avere bisogno di un ulteriore miliardo di litri di acqua al giorno.
Il professor Shamsudduha ha spiegato che “risorse nascoste nelle falde freatiche consentono al Regno Unito di poter contare su un approvvigionamento di acqua resiliente alle condizioni climatiche“, ma ha aggiunto che “senza un continuo monitoraggio e una migliore gestione, tra uno sviluppo sempre più intenso e la pressione climatica, rischiamo di gestire queste risorse in modo cieco”.
Traduzione di Valentina Cicinelli via theguardian.com
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