In Spagna regolarizzano le persone migranti

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In Spagna mezzo milione di persone migranti potranno ottenere un permesso di soggiorno. In questo modo potranno accedere al mondo del lavoro più facilmente, contribuendo alla crescita economica che sta caratterizzando il Paese iberico negli ultimi anni.

Il 27 gennaio 2026 in Spagna è accaduto qualcosa che non si vedeva da vent’anni. Mezzo milione di persone potranno ottenere velocemente un permesso di soggiorno valido per vivere e lavorare nel Paese, grazie a un decreto approvato dal governo. Uno dei requisiti per beneficiarne è quello di avere la fedina penale pulita. Una manovra, questa, non ipocritamente altruistica o ideologica, bensì basata sulla realtà, sull’economia, sul lavoro, sul benessere delle persone.

In Spagna crescono PIL e occupazione

Nel 2025 la Spagna ha registrato dati molti incoraggianti rispetto a lavoro ed economia. Secondo il Fondo Monetario Internazionale la crescita stimata del PIL spagnolo nel 2025 è stata del 2,9%, il doppio della media europea. Per capirci, la crescita stimata per l’Italia per il 2025 è dello 0,5%.

Certamente il parametro del PIL non è esaustivo per constatare il benessere di una popolazione, se non in chiave capitalistica. Perciò, un dato aggiuntivo è quello dell’occupazione. I lavoratori e le lavoratrici registrati in Spagna hanno raggiunto il record di oltre 22,4 milioni, con un tasso di disoccupazione sceso sotto il 10% per la prima volta da 18 anni. Il governo spiega questi risulti anche con le sue politiche migratorie di accoglienza, dato che 52.500 delle 76.200 persone che hanno trovato una nuova occupazione nell’ultimo trimestre del 2025 risultano nate all’estero. E questa nuova legge potrebbe gonfiare questo numero ancora di più.

Migranti, discriminazione e lavoro in nero

Per le persone migranti è sempre difficile ottenere un permesso di soggiorno perenne, a causa della lunga burocrazia, blocchi istituzionali o fenomeni di discriminazione in base a etnia, religione, provenienza. Tutto questo rallenta l’integrazione giuridica e sociale di queste persone. Di conseguenza, molte di loro decidono di non lavorare, vivendo con risparmi personali, chiedendo l’elemosina o compiendo atti di piccola criminalità. Altre lavorano in nero, talvolta sfruttate e sottopagate e sottomesse a scelte professionali non libere e stereotipate, che non necessariamente corrispondono alle inclinazioni di ogni individuo. Pensiamo alla cura delle persone anziane, alle pulizie in case private o aziende, alla manovalanza nell’ambito agricolo o edile. In tutto questo, non versano contributi allo stato né esercitano i loro diritti quali ferie, malattia, maternità e paternità, pensione, sanità convenzionata.

La regolarizzazione di queste persone, però, non significa solamente dare loro un contratto di lavoro, continuando intanto a sfruttare la loro posizione di disagio ed esacerbandone l’immobilismo sociale. Una volta regolarizzate, invece, potranno frequentare corsi, fare carriera, aprire ristoranti, negozi, aziende o, semplicemente, essere libere di scegliere il lavoro a cui sono più inclini. La regolarizzazione delle persone migranti, quindi, significa dare a loro e a chi le ospita maggiori tutele economiche e sociali. Sulla base di questo, la scelta del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez non è quindi così azzardata.

Il problema delle nascite in Spagna

Permettere una maggiore libertà di circolazione alle persone nel mondo permetterebbe anche di colmare il vuoto lavorativo dato dal calo delle nascite in Occidente. Ci riferiamo spesso all’Europa chiamandola, con una prospettiva eurocentrica e occidentalocentrica, “vecchio continente”. Un’espressione che ormai, con le conoscenze storiche attuali, è un po’ fuorviante, a causa della presenza in tutto il mondo di popolazioni con origini e culture millenarie, Stati Uniti compresi.

Ironicamente, però, questo termine potrebbe tornare ad essere molto attuale, poiché rispecchia l’aumento dell’età anagrafica dell’Europa, a causa, appunto, del calo delle nascite. Poiché la Spagna ha il tasso di fertilità più basso d’Europa, sembra quasi scontato dire che il governo spagnolo punta anche sulle persone migranti per “far girare l’economia”. Infatti, si creano più bisogni, più servizi, e vengono versati più contributi grazie, appunto, a lavoratori e lavoratrici migranti più giovani. I quali, come aveva affermato Gabriele Del Grande alla presentazione del suo libro Il secolo mobile. Storia dell’immigrazione illegale in Europa (Mondadori, 2023), hanno una motivazione, un’energia e una voglia di riscatto enormi, che devono solo trovare lo spazio per essere liberate.

Pareri discordanti

Invece di vederne e accettarne i vantaggi, il leader del partito di estrema destra spagnolo Vox, Santiago Abascal, è rimasto indignato per l’annuncio dell’approvazione del decreto.

«Il tiranno Sánchez odia il popolo spagnolo. Vuole sostituirlo», ha scritto sui suoi social. Ha poi aggiunto che Sánchez vuole «accelerare l’invasione». I fatti, però, lo smentiscono. Il “tiranno” Sánchez ha infatti agito dopo aver analizzato un’iniziativa di legge popolare sostenuta da più di 700mila persone, da diversi sindacati e persino dalla Chiesa cattolica. Questa petizione, iniziata anni fa, aveva chiesto la regolarizzazione straordinaria degli immigrati irregolari per assicurare loro condizioni di vita e di lavoro migliori.

Il Primo Ministro spagnolo, di tutta risposta, ha fieramente affermato: «La Spagna deve scegliere tra essere un Paese aperto e prospero, oppure uno chiuso e povero».

Immagine di copertina via Unsplash – Licenza creative commons

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