Medio Oriente in tensione: l’Iran scuote i mercati globali
Molti analisti la chiamano già la “terza guerra del Golfo”. Dalle proteste in Iran all’attacco di Israele e Stati Uniti: l’escalation che ha sconvolto il mondo. Con la chiusura dello stretto di Hormuz i mercati sono in tilt. Trump prepara l’attacco, la NATO esclude il proprio intervento.
L’Iran tra crisi sociale ed economica
Il popolo iraniano dal 2022 protesta contro il regime islamico. Da quando Mahasa Amini è stata brutalmente uccisa dalla Polizia Morale, gran parte del Paese si è ribellato ad un regime opprimente, che ha trasformato quella che era una Repubblica simbolo di libertà, in uno stato povero e tormentato dal radicalismo islamico.
In questi ultimi anni di dure repressioni, i morti sono stati incalcolabili. Oltre ad una crisi in termini di diritti civili, una profonda crisi economica ha alimentato il malcontento degli iraniani. La moneta locale ha perso enormemente valore, con un cambio attuale di 1,4 milioni di Rial per dollaro, segnando una perdita del 40% dal proprio valore più alto. Anche l’inflazione è alle stelle, oltre il 40%, con aumenti dei prezzi del 72% su base annua.
Un paese verso una bancarotta inevitabile, frutto di anni di mal governo e sanzioni. Nel 2018 gli Stati Uniti hanno sanzionato pesantemente l’Iran, isolandolo dai mercati globali. La crisi è stata aggravata dalla rottura con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), risalente allo scorso autunno, che ha ripristinato tutte le sanzioni revocate dal 2015 (in seguito all’accordo sul nucleare).
L’intervento di Stati Uniti e Israele
Gli stessi iraniani hanno invocato più volte l’intervento internazionale per la liberazione del paese. L’aiuto è arrivato a febbraio 2026, quando Israele e Washington hanno attaccato su larga scala l’Iran, colpendo infrastrutture militari e centri strategici (operazione Epic Fury, così denominata da Trump). Da lì numerosi attacchi sul territorio iraniano, con vittime anche tra i civili. Tra le vittime anche la guida suprema Khamenei, al quale poi è succeduto Ali Larijani, morto anche lui in un raid israeliano.
Stati Uniti e Israele avevano già obiettivi prefissati. Impedire progressi in termini di armamenti nucleari, portare al collasso il regime e distruggere l’arsenale balistico iraniano. Se il regime cade, altri sono i possibili vantaggi per le due potenze: controllo riserve di gas naturale, tutela del petroldollaro, porti strategici, indebolire il mercato russo e cinese.
L’Iran ha risposto con droni e missili su infrastrutture belliche statunitensi nelle zone limitrofe. Da qui infatti l’attacco a Dubai, Qatar e Arabia Saudita. Colpite anche le basi italiane in Kuwait. Il regime ha poi bloccato il traffico marittimo nello stretto di Hormuz, per il quale passa il 20% della domanda mondiale di gas e petrolio mondiali. Gli analisti la stanno chiamando la “terza guerra del golfo”.
La guerra ha mandato in tilt l’economia mondiale
Con la chiusura dello stretto di Hormuz, l’Iran ha voluto alzare i costi del conflitto, soprattutto per i paesi del Golfo. Colpiti anche i paesi che più dipendono dalle esportazioni di gas e petrolio che passano per lo stretto. Tra questi numerosi paesi europei e asiatici, come India e Cina. La guerra imprevista ha impattato di colpo sul mercato: il prezzo all’ingrosso del gas naturale in Unione europea è quasi raddoppiato. Il petrolio Brent stima quasi cento dollari a barile.
Da giorni è esploso il prezzo del carburante. In Italia il prezzo della benzina è aumentato del 10%, quello del diesel del 20%. Prezzi ai massimi da 4 anni. Alla Germania il primato di prezzo più alto del diesel. Colpiti anche gli USA, con una stima di 150 miliardi in più di spesa per carburanti nel caso in cui la guerra continui. In crisi anche le compagnie aeree, che hanno dovuto cancellare quasi 50mila voli. Si stima una perdita di almeno 2 miliardi di dollari. Tra quelle più colpite Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways.
La paura è che si possa arrivare ad una crisi energetica come quella del 2022, in seguito all’invasione russa in Ucraina. Trump ha preparato l’operazione per sbloccare lo stretto di Hormuz, pensando di avere il supporto della NATO, che per ora vuole rimanerne fuori. Putin intanto offre aiuto all’Ue per rifornimenti di energia: in cambio vuole accordi a lungo termine.
Articolo a cura di Francesco Dicuonzo
