L’immigrazione in Argentina è diventata un problema
Il governo dell’Argentina sta attuando delle severe politiche sull’immigrazione, il che non succedeva da più di quarant’anni nel Paese.
Le retate anti-immigrazione a Buenos Aires
Come gran parte dell’Argentina, il quartiere di Liniers a Buenos Aires è un crocevia di immigrati. Si tratta di un’area commerciale molto frequentata, che un tempo ospitava sartorie spagnole, fruttivendoli italiani, boutique libanesi e così tanti ebrei dell’Europa orientale che circolava persino un giornale in lingua yiddish. Ora le bancarelle di peruviani e boliviani che vendono montagne di quinoa e mais viola brulicano di una nuova ondata di persone che hanno fatto dell’Argentina la loro casa.
Ma, un venerdì di pochi giorni fa, il ritmo del quartiere è stato improvvisamente interrotto. Centinaia di agenti delle forze dell’ordine hanno fatto irruzione in negozi, caffè e centri commerciali, chiedendo documenti e verificando lo status legale delle persone con retate su vasta scala. D’improvviso, l’Argentina ha adottato una linea più dura sull’immigrazione.
«È la prima volta che mi succede una cosa del genere in 40 anni che vivo qui», ha detto Julia Aguillon, 42 anni, commessa peruviana che si trovava in un centro commerciale di Liniers quando gli agenti hanno fatto irruzione e ordinato a tutte le persone di non muoversi. «Tremavo».
Un tiro alla fune vinto da Milei
L’Argentina si è spesso distinta per la sua apertura all’immigrazione, accogliendo persone europee, latinoamericane, ebree fuggite dalle persecuzioni in Europa e persino i nazisti che li avevano perseguitati. Ma, sotto la presidenza di Javier Milei, un libertario di destra, il governo si sta allineando a una tendenza globale di inasprimento delle politiche migratorie e sta pubblicizzando questo cambiamento con una comunicazione aggressiva sull’applicazione rigida della legge, simile a quella utilizzata dall’amministrazione Trump.
I critici la definiscono una manovra politica inutile e pericolosa, volta a emulare il presidente Trump e altri leader di destra. Ma chi sostiene Milei afferma che stia adottando le misure necessarie per riformare una politica migratoria che è stata per lungo tempo troppo permissiva.
«Sotto la presidenza di Milei, l’Argentina ha ripreso il controllo dei propri confini», ha dichiarato in un recente video Alejandra Monteoliva, ministra della Sicurezza del Paese. «Se siete stranieri e cercate di entrare o rimanere illegalmente in Argentina, vi identificheremo» ha avvertito in un altro video «vi espelleremo e non potrete più tornare nel nostro Paese».
Le politiche anti-immigrazione di Milei
Secondo i dati governativi, oltre due milioni di persone straniere vivono legalmente in Argentina, pari a circa il 5% della popolazione. Non esistono dati pubblici sul numero di persone migranti irregolari presenti nel Paese, poiché la scarsa attenzione politica e la facilità del processo di regolarizzazione hanno in gran parte tenuto la questione fuori dai riflettori.
Almeno finché Milei ha introdotto misure più severe in materia di immigrazione, tra cui l’imposizione di criteri più rigorosi per l’ottenimento della residenza permanente e la semplificazione delle procedure di espulsione per coloro che sono accusati di reati. Il governo ha poi trasferito la supervisione dell’immigrazione dal Ministero dell’Interno al Ministero della Sicurezza, trasformando di fatto la migrazione in una questione di ordine pubblico, con particolare attenzione al controllo delle frontiere.
L’amministrazione Milei ha affermato – senza fornire alcuna prova – che le decine di migliaia di persone sudamericane espulse dall’amministrazione Trump potrebbero alimentare un afflusso di migranti illegali in Argentina.
Un cambio di tono sull’immigrazione in Argentina
Nel 2024 l’Argentina ha espulso 620 immigrati, con un aumento di circa il 40% rispetto all’anno precedente. A gennaio, Monteoliva ha annunciato che quasi 5.000 persone erano state espulse, a cui era stato negato l’ingresso o che erano state estradate nei due mesi precedenti. “NUMERO RECORD DI STRANIERI A CUI È STATO NEGATO L’INGRESSO E CHE SONO STATI ESPULSI”, ha scritto su X. (Monteoliva ha rifiutato di rilasciare un’intervista per questo articolo.)
Nonostante gli obiettivi dell’amministrazione Milei, la politica migratoria argentina rimane molto meno rigida rispetto a quella degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump. Ciò che è cambiato drasticamente, tuttavia, è il tono del governo argentino.
“Legge e ordine per rendere di nuovo grande l’Argentina”, ha scritto su X Patricia Bullrich, influente senatrice conservatrice ed ex ministro della Sicurezza. Il post includeva un video con una colonna sonora da film d’azione che, secondo la Bullrich, mostrava diverse persone arrestate in attesa di essere deportate. Secondo gli attivisti per i diritti degli immigrati, il linguaggio sempre più minaccioso e gratuito ha seminato timori ingiustificati tra chi era appena migrato in Argentina.
«La migrazione non è mai stata un argomento delicato o difficile per l’Argentina», ha affermato Diego Morales, avvocato del Centro di Studi Legali e Sociali, un’organizzazione che si occupa di diritti umani e libertà civili. «Stanno creando un nemico interno dove non c’è».
La storia dell’immigrazione in Argentina
Alla nascita della Repubblica Argentina, all’inizio del XIX secolo, il governo considerava l’immigrazione europea essenziale per la crescita del paese e promise di popolare la vasta nazione. L’immigrazione libera fu quindi sancita dalla Costituzione del Paese nel 1853: l’Argentina accoglie “tutti gli uomini del mondo che desiderano vivere sul suolo argentino”. Dal 1850 al 1913, il paese registrò il maggior numero di immigrati pro capite rispetto a qualsiasi altro Paese.
L’Argentina impose in seguito alcune limitazioni, ma continuò ad accogliere numerosi immigrati, tra cui decine di migliaia di persone ebree in fuga dal fascismo in Europa e centinaia di criminali di guerra nazisti.
All’inizio degli anni 2000, l’Argentina vantava una delle politiche migratorie più progressiste al mondo, riconoscendo la migrazione come un diritto umano fondamentale, garantendo pari accesso alla sanità, all’istruzione e ai servizi sociali indipendentemente dallo status di immigrazione e concedendo la cittadinanza dopo soli due anni di residenza. In un paese geograficamente distante dalla maggior parte delle crisi globali, l’Argentina ha accolto centinaia di migliaia di venezuelani ed è persino diventata un improbabile punto di riferimento per gli esuli omosessuali russi.
I sondaggi mostrano che il sentimento anti-immigrazione è molto più basso in Argentina rispetto alla maggior parte dell’America Latina, dove è in aumento. Un sondaggio Ipsos del 2025 ha rilevato che solo il 4% degli intervistati in Argentina ha indicato il controllo dell’immigrazione tra le tre principali preoccupazioni, una percentuale molto inferiore al 17% a livello globale.
Tuttavia, qualcosa sta cambiando.
Qualcosa è cambiato sull’immigrazione in Argentina
I funzionari del governo Milei sostengono che il sistema di immigrazione argentino non funziona e che troppi immigrati vivono nel paese senza un regolare permesso di soggiorno. A loro dire, i costi per curarli negli ospedali pubblici e per la loro istruzione nelle scuole hanno contribuito a far lievitare il bilancio statale.
Recentemente a Buenos Aires, un gruppo di argentini ha partecipato a una visita guidata di quella che un tempo era l’Ellis Island del paese: un imponente edificio in stile neoclassico situato alle porte del porto cittadino, che all’inizio del Novecento ospitava migliaia di immigrati appena arrivati e che oggi è un museo.
Chi sbarcava sull’isola aveva diritto a un alloggio gratuito all’arrivo e al viaggio verso l’immenso entroterra. Nelle sale da pranzo con le loro alte volte, centinaia di persone immigrate consumavano i pasti in un silenzio carico di tensione – un silenzio che, secondo la guida, era intriso di lutto, paura e trepidazione. Le pareti piastrellate del museo oggi espongono i frutti di quel viaggio: fotografie delle case, dei luoghi di lavoro e dei circoli sociali che li hanno resi parte integrante del tessuto sociale del paese.
Luigi Solazzi, un immigrato italiano in Argentina
«Era il paradiso», ha detto Luigi Solazzi, 85 anni, partecipante al tour, arrivato in Argentina dalla città italiana di Porto Recanati nel 1948, quando aveva 8 anni. Diventò meccanico in una fabbrica di Buenos Aires, si sposò ed ebbe due figli.
Sua figlia Laura Solazzi, 45 anni, era visibilmente commossa dalla visita al museo. Ma il suo tono si è indurito quando ha iniziato a parlare dei migranti arrivati più di recente. «I migranti di oggi sono diversi», ha detto. «Troppe persone che non vengono qui per lavorare, non hanno documenti e non danno il loro contributo. L’Argentina era troppo aperta, servono dei limiti».
Questo è ciò che le autorità cercano di dimostrare con le loro pubbliche dimostrazioni di repressione. Il blitz a Liniers faceva parte di una di queste operazioni anti-immigrazione in corso di recente nel paese.
I blitz della polizia
A Once, un quartiere di Buenos Aires famoso per il commercio tessile e la comunità ebraica, la polizia ha fatto irruzione in una galleria commerciale e ha arrestato quattro stranieri che, a detta delle autorità, avevano precedenti penali e rischiavano l’espulsione. Le autorità hanno pubblicato sui social media un video degli arresti in cui i nomi dei quattro migranti scorrevano sullo schermo con un carattere tipografico tratto dal popolare videogioco Grand Theft Auto.
I risultati concreti di alcune operazioni sono sembrati meno eclatanti. A Liniers, la polizia ha identificato 615 migranti, di cui, a detta delle autorità, solo 15 non avevano un permesso di soggiorno regolare.
Non è chiaro come si evolverà la politica di Milei e come reagirà la società argentina a lungo termine, ma le comunità di immigrati stanno vivendo in un sempre maggiore stato di ansia. «Il nostro presidente ha iniziato a comportarsi come un americano» ha detto Alan Romero, cameriere in un ristorante boliviano a Buenos Aires. «Ora bisogna stare attenti».
Traduzione di Iris Andreoni dal New York Times
