Il centro Baobab di Roma: centro di pace e umanità

Il Centro Baobab, simbolo di solidarietà e punto di riferimento per i migranti in transito a Roma, si prepara ad affrontare una nuova emergenza. Tanti i modi per sostenere il centro, anche da lontano

di Elisa Di Benedetto

Il Centro Baobab di Roma

Il Centro Baobab di Roma

Dal 22 maggio ha offerto accoglienza ad oltre 20mila persone giunte nella Capitale. Ogni giorno, a colazione, pranzo e cena, distribuisce pasti a 300, 400, anche 500 uomini, donne, bambini, prevalentemente eritrei. È il Centro Baobab di Via Cupa, a pochi passi dalla Stazione Tiburtina. Gestito da immigrati, dopo lo sgombero dell’insediamento di Ponte Mammolo, è diventato luogo di transito in cui molti migranti giunti in Italia si fermano generalmente uno o due giorni prima di continuare il loro viaggio verso il Nord Europa.

Il Baobab è molto più di un centro di accoglienza. È un’esperienza di pace e di umanità”, come lo definisce Patrizia Paglia, che coordina i volontari che tutti i giorni mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze per garantire vestiti, cibo, informazioni, ma anche per indirizzare i migranti alle strutture mediche, se necessario, e fornire loro le informazioni sui servizi presenti nella zona o sugli orari dei treni.

Basato interamente sul volontariato, il Centro Baobab è la risposta concreta alle lacune di un sistema di accoglienza spesso inadeguato. “Il centro funziona grazie alla solidarietà e generosità dei cittadini di tutte le età, ceti sociali e religioni, di pensionati, professionisti, studenti, che ogni giorno, in forme diverse, sostengono l’attività del Baobab, un centro interculturale e interreligioso, in cui si sta insieme indipendentemente dal credo, dalla provenienza, dalle idee politiche”.

Oltre ai singoli cittadini, sono fondamentali le tante realtà di volontariato presenti sul territorio, le comunità religiose, le aziende che donano cibo e materiali, le organizzazioni come Caritas, Croce Rossa e Medici senza frontiere, che nei giorni scorsi ha iniziato le attività di intervento psicologico all’interno del centro – fornendo spontaneamente tempo e beni di ogni tipo per accogliere i migranti e rendere la loro permanenza, seppur temporanea, la più dignitosa possibile.

“Abbiamo fatto una colletta all’interno della nostra comunità per preparare il pranzo di oggi”, racconta Elsabeth che, assieme alle altre donne della chiesa ortodossa etiope di Via Cavour, ha preparato per il pranzo domenicale lo zighinì, un piatto tipico dell’Etiopia e dell’Eritrea, e lo ha distribuito ai migranti, accolti sotto i teli colorati all’ingresso del centro.

“Mi sento come a casa qui”, commenta Daniel, 21, anni, arrivato in Via Cupa in treno, dopo tre giorni in Sicilia. In attesa di partire per Bolzano per poi proseguire verso il Nord Europa, ha trovato rifugio al Centro Baobab. “Quando sono arrivato in stazione, mi hanno detto di cercare questo posto. Sono stato felice quando sono arrivato qui. Finalmente, ho potuto dormire su un letto, con le lenzuola, e ho potuto cambiare i vestiti”.

Nonostante i posti letto disponibili siano circa 200, il Centro Baobab, coordinato da Daniel Zagghay, è riuscito sinora a far fronte al flusso di migranti che vi hanno trovato rifugio, grazie all’impegno dei quasi 200 volontari che frequentano il centro per distribuire i pasti e i kit a chi arriva e chi parte, smistare i vestiti, riordinare il materiale, fornire informazioni.

“Si può venire in qualsiasi momento: c’è sempre qualcosa da fare”, spiega Paglia. “C’è spazio per tutti: dal cittadino che viene per portare piccole cose, a chi desidera mettere a disposizione il proprio tempo o la propria professionalità. Anche dieci minuti sono un aiuto prezioso, soprattutto in questi mesi, in cui molti sono in vacanza e gli studenti fuori sede tornano a casa”.

Alla preoccupazione per un possibile calo dei volontari, soprattutto ad agosto, si aggiungono i problemi di gestione, l’impossibilità di prevedere quante persone arriveranno ogni giorno e l’incertezza del futuro del Baobab. “A febbraio, il comune ha smesso di pagare l’affitto e non ha rinnovato la convenzione. Pare che a breve sarà pronta una nuova struttura in grado di ospitare 200 persone. Nel frattempo, ci troviamo di fronte a una nuova emergenza, che pensiamo potrà durare fino a ottobre”.

Il centro non accetta offerte in denaro, ma i modi per aiutare sono tanti: dalla donazione di materiali – ogni giorno, sulla pagina Facebook dell’associazione Amici del Baobab, viene pubblicata la lista di materiale di cui c’è urgente bisogno – alla disponibilità di tempo, all’adesione alle iniziative di sostegno dell’attività del centro. Per chi non vive a Roma, alcuni volontari hanno lanciato due campagne di raccolta fondi per progetti specifici: “Emergenza immigrati a Roma”, per l’acquisto di beni di prima necessità, e “Una casa da portare con sé”, promossa da gruppo Tsibah, per l’acquisto di zaini, infradito e borracce da donare ai migranti che transitano a Roma Tiburtina.

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