Capitale della cultura: nel 2028 Ancona sarà crocevia del mondo
La città adriatica è “Capitale della cultura 2028″. Il progetto “Ancona. Questo Adesso” giudicato il migliore di 10 progetti, tutti di altissimo valore.
Il 18 marzo 2026, nella cornice della Sala Spadolini del Collegio romano, sede del ministero della Cultura, il ministro Giuli ha proclamato Ancona “Capitale della cultura 2028”. Un annuncio atteso, arrivato al termine di un percorso competitivo e partecipato. Dieci infatti i progetti finalisti di un processo di selezione cominciato nella primavera 2025.
Il capoluogo marchigiano, affacciato sull’Adriatico, ha conquistato il titolo grazie a un dossier capace di guardare avanti senza perdere il contatto con le proprie radici, in una città dove innovazione e tradizione si incontrano, così come s’incontrano l’alba e il tramonto dalla prospettiva del suo promontorio a gomito, l’ankos da cui gli antichi greci trassero ispirazione battezzando la città. Per Ancona e per tutte le Marche si apre ora una stagione nuova, che promette di trasformare il porto, le piazze e i quartieri in un grande laboratorio culturale a cielo aperto.
“Ancona. Questo Adesso”: un dossier che unisce identità e visione
Il cuore della vittoria è racchiuso nel dossier “Ancona. Questo Adesso”. Un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: vivere il presente come spazio di costruzione del futuro.
Il progetto è supervisionato artisticamente da un grande del panorama culturale italiano, lo scenografo premio Oscar Dante Ferretti. E proprio come in una scenografia ben curata si fondono insieme mare e città, porto e comunità, storia e innovazione. L’Adriatico non è solo uno sfondo, ma una metafora di apertura e scambio. La multiculturalità è infatti la tradizione di Ancona, porto e crocevia, punto di incontro tra Oriente e Occidente.
La cultura qui diventa strumento di rigenerazione urbana, inclusione sociale e dialogo internazionale. Musei, spazi pubblici, creatività giovanile e reti culturali sono pensati come parti di un unico organismo in movimento. Un risultato a cui si è giunti attraverso un ampio coinvolgimento della cittadinanza, che ha trasmesso attivamente idee e suggestioni. Ha sottolineato problemi e criticità da risolvere. Il nucleo del progetto è diventato così una rete di scambio, un progetto di cultura inteso come bene comune.
Tutto ciò si tradurrà in eventi, mostre spettacoli, iniziative di rigenerazione urbana e sociale oltre che in progetti di cooperazione internazionale che metteranno in luce tutto il lavoro svolto al livello mondiale. Un viaggio lungo tutto il 2028. Ma essere “Capitale italiana della cultura” non significa solo organizzare eventi con l’obiettivo di portare turismo e il conseguente vantaggio economico.
Il significato del titolo di “Capitale della cultura”
Dal 2014, anno di nascita dell’iniziativa, il titolo si è affermato come uno dei più importanti strumenti di politica culturale del Paese. Ogni città vive un anno di intensa visibilità e progettazione, spesso con effetti che si protraggono ben oltre i dodici mesi ufficiali. Questo lavoro comune, dietro lo stimolo dell’incentivo di un milione di euro erogato dal ministero della Cultura, mette in risalto lo spirito di comunità e ne afferma l’identità, unica e particolare.
Un effetto che non si limita alla sola città vincitrice ma a tutte le città che decidono di avanzare la propria candidatura: Anagni con un progetto fortemente legato alla sua identità medievale e al ruolo storico di “Città dei Papi”, centrato sulla valorizzazione del patrimonio storico come elemento unificante; Catania con “Catania continua”, una proposta che concepisce la cultura come processo permanente di rigenerazione urbana e inclusione sociale; Colle di Val d’Elsa con un’idea di cultura diffusa e accessibile, legata alla tradizione del cristallo e al coinvolgimento della comunità; Forlì con “I sentieri della bellezza”, progetto incentrato sulla valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico locale; Gravina in Puglia con “Radici al futuro”, che intreccia patrimonio rupestre e sviluppo sostenibile; Massa con un dossier fondato sull’identità territoriale tra mare e Alpi Apuane e sulla cultura del marmo; Mirabella Eclano con un progetto centrato sulla Via Appia come asse culturale e rete tra territori; Sarzana con “L’impavida”, che propone la città come crocevia culturale e spazio di innovazione; Tarquinia con una candidatura fortemente ancorata alla valorizzazione del patrimonio etrusco e archeologico.
Queste città – le altre finaliste – sono solo l’ultima parte di un lungo elenco. E sono tutte capitali di cultura a loro modo, con una tradizione secolare, una storia umana e culturale che le rende uniche. Ed è questo che rende così ricco il nostro panorama culturale: il principio dell’unicità nella diversità. Un principio che nel 2028 sarà ben incarnato da Ancona, e che speriamo possa diffondersi come principio veramente universale.
Articolo a cura di Andrea Pezzullo
