I Beluci del Pakistan lottano per un Belucistan libero

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Una nuova ondata di scontri per il Belucistan libero conta vittime tra civili, dissidenti e militari.

Torna ad aggravarsi la situazione nel Belucistan, la regione più popolosa del Pakistan. Le prime recrudescenze si sono verificate all’inizio di febbraio, quando l’Esercito di Liberazione del Belucistan (BLA) ha organizzato una serie di attacchi nelle piazze, nei mercati e nelle scuole di diverse città della provincia di Quetta – capoluogo multietnico a maggioranza Pashtun. Tali iniziative, promosse dal BLA per un Belucistan libero, hanno provocato la morte di 31 civili e 17 militari. La risposta dell’Esercito Nazionale pakistano non si è lasciata attendere e ha generato altre 145 vittime – questa volta tra i dissidenti del Belucistan, che il governo definisce terroristi.

Il Belucistan, che deve il suo nome all’etnia tribale Baloch preponderante nel territorio, è stato annesso al Pakistan nel 1948 dopo l’assoggettamento all’impero britannico. Benché la sua estensione equivalga a quasi la metà dell’intero Pakistan, solo il 5% della popolazione vi abita – a causa dell’asperità del territorio – e una minoranza di beluci è presente anche in Iran e in Afghanistan.

Per quanto aspra, comunque, la zona è ricca di gas e minerali – come carbone, oro e rame – e questo potrebbe rappresentare una fonte di ricchezza ma, al contrario, è proprio uno degli elementi delle frizioni tra il BLA ed Islamabad. Per i dissidenti del Belucistan, infatti, il Pakistan acquisisce ingenti entrate da queste risorse stringendo accordi con l’estero, Stati Uniti e Canada principalmente, ma estromettendo la popolazione locale da decisioni in merito e relativi introiti.

Inoltre, la regione ha una valenza tattica anche perché ospita uno dei principali porti d’altura della nazione, Gwadar, cruciale per il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), del valore di diverse decine di miliardi di dollari, che potrebbe collegare la Cina sud-occidentale al Mar Arabico, passando proprio dal Pakistan.

La storia della regione, d’altra parte, è fortemente caratterizzata da sentimenti indipendentisti che spingono per autonomia politica e gestione del proprio territorio: l’Esercito di Liberazione nasce in questo clima ad inizio degli anni 2000 e, in questi 26 anni di esistenza, ha vissuto in forte contrasto con il governo pakistano in una escalation di attacchi e contro-attacchi vicendevole.

L’operazione “Tempesta Nera” di febbraio scaturisce proprio da questa realtà di scontri dove i Beluci oltre a chiedere un Belucistan libero e controllo del territorio accusano il governo di rapire e giustiziare senza processo i separatisti per mano dell’Esercito nazionale.

L’azione del Pakistan, del resto, è criticata anche nel panorama internazionale delle organizzazioni dei diritti umani, proprio per il modo in cui ha affrontato l’insurrezione dei beluci: Amnesty International, tra queste, accusa il governo di tacciare di terrorismo anche gli attivisti civili che si battono per l’autonomia del Belucistan in maniera non violenta, e sostiene le accuse su esecuzioni e condanne extragiudiziali.

Articolo a cura di Sara Gullace

Immagine di copertina: Wikimedia Commons

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