“Pillion”, un film sul sesso non convenzionale
Parlare di sesso feticista, senza romanticizzarlo né demonizzarlo, bensì cogliendone tutti i suoi aspetti problematici ma anche di potenziale liberatorio, in una società fatta di regole, dogmi e pregiudizi.
Dominazione e sottomissione
“Pillion – Amore senza freni”, film del 2025 diretto da Harry Lighton e adattamento cinematografico del romanzo cult “Box Hill” dello scrittore britannico Adam Mars-Jones (pubblicato in Italia da Orville Press), è una pellicola che parla di sesso. Un sesso che inizia con un breve sguardo, prima dubbioso, poi di intesa e alla fine prende fuoco grazie alla consapevolezza del piacere reciproco. E per Colin e Ray, i due protagonisti, non può che essere così. Nel loro silente patto di dominazione/sottomissione, il piacere di Ray nel guidare la situazione è dato proprio dal libero, voluto e ricercato atto di subordinazione di Colin.
Ma non la percepiamo subito, questa consensualità. È difficile all’inizio credere che questa dinamica non si instauri a causa del maggiore potere anagrafico e fisico di Ray rispetto a Colin, e va bene così. Innanzi tutto perché è giusto che il pubblico storca il naso, davanti a un possibile abuso di potere o manipolazione. In secondo luogo, Pillion non è un film che vuole esaltare e romanticizzare il sesso “kinky”. Vuole, piuttosto, dirci che esiste, e che non è necessariamente un problema, a patto che la società non lo consideri sempre tale.
Pillion mostra le ipocrisie sociali
Il regista Harry Lighton ha voluto fare luce (ma non troppa, secondo il suo stile delicato e non pontificante), sui motivi sociali e personali che possono portare al desiderio di quel tipo di rapporto. I quali, qualora ci siano, nascono spesso proprio per le norme e le aspettative della società sulle persone. Una società che poi, mordendosi la coda, stigmatizza quei feticismi, costringendo Colin, Ray e chi ricalca le loro anomale dinamiche, a nascondersi, appartarsi, chiudersi, omologarsi tra loro e all’essere (letteralmente) schiavi di ruoli prestabiliti. Un modo, per loro, di sentirsi parte di qualcosa, visti, accettati. Alla lunga, diventa impossibile per Colin e Ray rimanere isolati, senza che si creino dissidi e incomprensioni con le persone della loro vita. Così come è impossibile per loro stessi rimanere nella solitudine di un letto troppo grande e un pavimento troppo freddo.
Quello dei protagonisti è un sesso scollegato dal mondo, goduto proprio in funzione di quella distanza. Si sentono finalmente liberi di vivere i loro reali desideri, lontano dal giudizio di chi non li capisce. Il loro rapporto non è costruttivo, non c’è progettualità, non c’è scopo, se non quello di provare, per un prezioso momento in questa vita di difficoltà, sofferenze, restrizioni, convenzioni, un piacere puro e intenso e che non per forza rispondente alla definizione canonica di “piacere”, il che risulta quasi fastidioso, in alcuni punti del film. Lighton ci rende parte di quella società infastidita dal loro rapporto.
L’invidia del piacere
Pillion non mette, finalmente, l’accento sull’omosessualità dei protagonisti, guidandoci in quello che il mondo dovrebbe essere: indifferente verso ciò che piace alle altre persone. Una boccata d’aria fresca, che però viene subito soffocata dall’amara consapevolezza che quei pregiudizi, se non estirpati ma solo mascherati, in un modo o nell’altro usciranno allo scoperto, solo in forma diversa.
Forse non è l’omosessualità in sé a dare fastidio, ma l’invidia per qualcuno che fa semplicemente ciò che gli va, non per guadagnare soldi o l’ammirazione delle altre persone. Un atto rivoluzionario, nell’epoca della produttività, del lavoro, del merito, della competizione, delle apparenze. Se invece permettessimo agli altri, ma sopratutto a noi stessi, di dare il giusto spazio ai “feticismi”, potrebbe rivelarsi, oltre che piacevole e liberatorio, persino utile.
Colin, per esempio, portando all’estremo i suoi impulsi di solito contrastati, controllati o mal sopportati, nell’ambito sicuro di una sessualità consensuale, riuscirà ad accoglierli nella sua vita, dando loro uno spazio che riesce finalmente a gestire, senza esserne dominato. Insomma, grazie a un piccolo-grande squarcio di libertà, i protagonisti potranno crescere, fare pace con loro stessi e con il mondo intorno a loro.
Articolo a cura di Iris Andreoni
Immagine di copertina via Wikipedia
