COP30 Brasile: gli indigeni rivendicano le loro terre

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Le popolazioni indigene del Sud America protagoniste della COP30 in Brasile. La conferenza si chiude senza un piano no-fossile

Le popolazioni indigene hanno fatto sentire la propria voce durante la trentesima edizione della Conferenza tra le Parti per il cambiamento climatico delle Nazioni Unite (COP30), avvenuta a Belém, in Brasile dal 10 al 21 novembre 2025. Città vicina alla sponda atlantica ma adiacente anche la foresta amazzonica.

I leader delle potenze mondiali – Trump ha disertato – sono tornati a discutere di come raggiungere l’obiettivo fissato 10 anni fa con gli Accordi di Parigi, ovvero di non eccedere l’innalzamento delle temperature globali di oltre 1,5°.

Una novità, quella della presenza della popolazione locali e, in modo particolare, degli attivisti indigeni venuti a rappresentare la propria realtà da diverse parti del Sud America.

Cosa hanno chiesto gli attivisti

Al motto “Le nostre foreste non sono in vendita” e “La risposta siamo noi” – dichiarazioni di alcuni cartelli all’apertura dei lavori – le realtà indigene hanno chiesto di essere incluse e di avere voce in capitolo nelle discussioni al tavolo della Conferenza. Ed hanno chiesto “demarcazione”, ovvero la proprietà della terra in cui sono nate ed il diritto a viverci.

Nelle settimane precedenti la COP, e proprio in vista di questa, l’Articolazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB) aveva manifestato per ricordare al Presidente Lula la necessità del riconoscimento a territorio demarcato di decine di aree del Brasile. Per l’APIB e le altre analoghe rappresentanze, garantire il territorio agli indigeni è il modo migliore per preservarlo e, di conseguenza, contribuire al miglioramento globale del clima.

Nel corso della Conferenza sono stati riconosciuti come indigeni, quindi demarcati, 10 nuovi territori. Le nuove aree protette si estendono per centinaia di migliaia di ettari, oltre il 78% al Parco Nazionale dell’Amazzonia, e sono abitate da migliaia di persone di origine Mura, Tupinambá de Olivença, Pataxó, Guarani-Kaiowá, Munduruku, Pankará e Guarani-Mbya.

I vantaggi della nuova demarcazione

Il Presidente Lula, tornato in carica nel 2023, si è dimostrato molto più ricettivo sull’argomento rispetto al predecessore di destra Bolsonaro. La demarcazione di questi territori implica il riconoscimento legale del valore di cultura e protezione ambientale, limitando deforestazione e interventi impattanti sulle foreste, come scavi minerari e agricoltura commerciale.

Secondo uno studio dell’Istituto di Ricerca Ambientale dell’Amazzonia e del Comitato Indigeno per il Cambiamento Climatico, con l’ampliarsi del territorio indigeno si potrebbe limitare di un ulteriore 20% la deforestazione e ridurre le emissioni di carbonio del 26% entro il 2030.

Di importanza centrale, tra le richieste degli indigeni, è anche la ridefinizione del modello di sviluppo delle nuove energie: non basta, quindi, passare dal gas all’eolico ma anche cambiare il processo decisionale ed i livelli di coinvolgimento. Chi decide come procedere? A vantaggio di chi? O a svantaggio, di chi? Sarà importante rompere con il modello di espropriazione territoriale così come pianificare anche la ricollocazione della forza lavoro che, fino ad oggi, è stata impiegata nel mercato del fossile.

I temi della COP30 in Brasile

Argomenti strategici sono state l’impiego delle energie rinnovabili cui dovrebbe corrispondere il limite a quelle fossili, gli investimenti da parte dei Paesi della COP e la possibilità di preservare le riserve verdi, la natura, come l’Amazzonia, appunto. Le “parti” cui si riferisce la Conferenza, lo ricordiamo, sono i 200 Paesi che nel 1992 aderirono all’impegno per la lotta al cambiamento climatico.

E anche per questa edizione non sono mancate le critiche, le manifestazioni, anche a lavori in corso, per la mancata attuazione e risoluzione degli obbiettivi e delle regole poste: a due anni dalla decisione di abbandonare il fossile non si sono ancora viste azioni concrete in tal senso mentre interventi sulle energie rinnovabili o alternative sono spesso avviati senza che le popolazioni locale siano considerate.

Ma la pressione sociale non è bastata: la COP si è chiusa con un documento che non programma l’abbandono di gas, petrolio e carbone. Altro tipo di pressione ha prevalso.

Articolo a cura di Sara Gullace

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