Con le elezioni la Moldavia ha veramente scelto l’Europa?
Alle legislative in Moldavia, il partito europeista (PAS) ha vinto con il 50,2% dei voti. Una vittoria che potrebbe non registrare la realtà del Paese.
Due visioni del Paese e della sua posizione nel mondo scendevano in campo il 28 settembre in Moldavia per il rinnovo del Parlamento. Da una parte chi, come la presidente Maia Sandu e i suoi – quelli del Partito di Azione e Solidarietà – desidera l’ingresso in Europa. Dall’altra un’opposizione che vede ancora nella Russia il principale interlocutore e punto di riferimento geopolitico ed economico.
Una contrapposizione ideologica che la vittoria alle urne del fronte europeista – che i sondaggi della vigilia davano in netto calo – potrebbe non riflettere completamente la realtà del Paese, storicamente diviso sulla questione di identità, di aspirazione occidentale o filorussa.
La Moldavia, tra Est e Ovest
Russia o Occidente? Questo aut aut è sceso in campo domenica. Più che ragionamenti sui benefici economici che un’adesione alla Ue potrebbe portare al Paese, nella campagna elettorale dei due schieramenti è stato preponderante il tema sulla sicurezza nazionale.
Inglobata tra le grandi nazioni di Romania e Ucraina, la Moldavia condivide con la prima la lingua e la cultura, con la seconda la storia all’interno dell’Unione sovietica. A differenza della vicina Romania, la Moldavia era a pieno titolo una delle 15 repubbliche che costituivano l’URSS. Una dipendenza caduta nel 1991 ma che ha lasciato profondi segni nella vita e nella cultura moldave. Similmente all’Ucraina, in Moldavia è di un territorio separatista di chiara ispirazione e lingua russa, la Transnistria, autoproclamato Stato indipendente non riconosciuto da nessuna nazione dell’ONU. Nemmeno dalla stessa Russia che tuttavia la sostiene in tutto il resto.
E se il Donbass è il motivo dichiarato per cui è scoppiato il conflitto ucraino, cosa – nella lettura russa delle cose – rende la Moldavia diversa dall’Ucraina? Il timore per il futuro spinge Maia Sandu, presidente dal 2020, a iniziare l’iter di integrazione nell’Unione europea proprio pochi giorni dopo l’invasione russa in Ucraina, nel marzo 2022.
Moldavia prossimo confine ad Est?
La decisione di aderire all’Unione ha spaccato l’opinione pubblica fino a queste elezioni.
Se una buona metà della popolazione ha accolto la notizia con speranza – e i dati sono confermati da queste elezioni – l’altra metà è diffidente. A pesare sugli indecisi, non solo il legame storico con la Russia ma anche alcuni dubbi economico-politici. E questi dubbi, giustamente, si basano sui lunghi tempi che il processo di integrazione richiede. Perché l’UE, altrettanto giustamente, richiede standard e garanzie economiche e democratiche molto alte e richiedono cambiamenti sostanziali.
E se. da una parte, la popolazione moldava percepisce l’ingresso nell’Ue come un’opportunità di sviluppo economico, molti cittadini mettono in dubbio le promesse dell’Europa. Quanto sono concrete? Quanto investirà? L’integrazione favorirà solo le élites o avrà benefici l’intera popolazione? Sarà in grado di garantire la sicurezza del Paese nel caso di un’eventuale aggressione russa?
Quest’ultima è la questione delle questioni.
I numeri in parlamento
Il dualismo espresso dalle urne spiega perché, pur con un orientamento prevalentemente favorevole, le adesioni formali – un referendum nel 2024 e le elezioni appena concluse – siano state spesso molto combattute e le vittorie abbiano margini non superiori ai decimali del 50%.
Mal aderiscono alla realtà le parole entusiaste della presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, con cui si felicita dell’esito delle elezioni in Moldavia.
E’ vero che la Moldavia, nella sua interezza, ha scelto l’Europa? I risultati delle elezioni in termini di numeri ci mostrano una realtà un po’ ridimensionata e una vittoria piuttosto fragile.
Il sistema elettorale moldavo non prevede un premio di maggioranza né alcun altro meccanismo che “gonfi” di molto la traduzione dalla percentuale di voti a seggi. Su 101 seggi totali, il PAS ne ha conquistati 55, il Blocco Patriottico 26, Alternativa (BeA) 8, seguono Partito Nostro (PN) e Partito Politico Democrazia e Casa (PPDA) entrambi con 6. Per un totale di ben 46 seggi in potenziale opposizione alla maggioranza.
Il futuro della Moldavia in Europa
Un vecchio adagio politico recita che non basta vincere le elezioni, ma bisogna avere i numeri per governare. In recenti dichiarazioni, esponenti del PAS, che a queste elezioni ha corso da solo, affermano che sarebbero disposti a creare una colazione di governo con altri partiti solo nel caso questi sposassero la causa europeista.
Il quadro che compone il parlamento rispecchia esattamente il futuro del Paese. Diviso a metà su una questione esistenziale. Cercando di andare oltre le reciproche accuse da ambo le parti di ingerenza straniera durante le elezioni, che hanno seguito lo stesso corso delle elezioni nella vicina Romania, sarà molto dura per il governo neoeletto far approvare le leggi, anche quelle minime, per raggiungere gli standard d’accesso richiesti dall’Ue. Soprattutto dovrà lavorare culturalmente, cercare di costruire una nuova identità europea.
E se anche la Moldavia entrasse in Europa, per la stessa Ue si porrà inevitabilmente un’altra questione, anch’essa esistenziale: conviene avere dentro di sé, dentro ai propri organi decisionali (e con diritto di veto) tutta una serie di Stati membri convinti solo a metà di voler far parte dell’Unione? E cosa succederebbe se il partito anti-europeista che oggi ha il 26% domani (e sarà già in Europa) vincesse le elezioni?
Un’Unione ispirata dal principio di inclusione dei popoli europei deve cominciare a porsi queste domande sul proprio futuro, e anticipare le soluzioni. Il resto ce lo dirà la storia.
Articolo a cura di Andrea Pezzullo
