Nucleare e Iran: ripartiti i colloqui con l’Occidente

Tempo di lettura 4 minuti
Il 25 luglio un gruppo di diplomatici di Francia, Regno Unito e Germania ha incontrato a Istanbul la delegazione iraniana. Sul tavolo, il tema caldo del programma nucleare in Iran. È il primo incontro con le potenze occidentali dopo la guerra del giugno scorso con Israele. Evitata la reintroduzione delle sanzioni pre-2015, si apre agli ispettori ONU

Non era certo uno scenario facile, quello che si profilava alla vigilia dell’incontro in Turchia tra l’Iran e i membri del cosiddetto gruppo E3 composto da Francia, Germania e Regno Unito. Al centro dei colloqui, il tema ancora caldo del programma degli ayatollah sul nucleare. Si è trattato del primo appuntamento con l’Occidente, a un mese di distanza dagli eventi che hanno portato al conflitto tra la Repubblica islamica, USA e Israele, durato 12 giorni.

A gravare sull’incontro, l’ultimatum dell’Europa all’Iran per trovare un accordo con gli Stati Uniti entro la fine di agosto pena il ritorno alle sanzioni ONU che vigevano prima del 2015. Allora, infatti, venne raggiunto l’accordo JCPOA (Join comprehensive plan of action) che comprende, oltre all’UE, anche Cina e Russia, e da cui gli Stati Uniti si ritirarono nel 2018, durante il primo mandato di Trump. L’accordo, ancora in vigore, prevede il cosiddetto meccanismo snapback, che permette di applicare all’Iran le sanzioni precedenti.

Alla vigilia dell’incontro con gli E3, l’Iran ha fatto sapere tramite il ministro degli Esteri Abbas Araghchi che il ritorno alle sanzioni ONU pre-2015 sarebbe considerato un atto ostile. Un simile passo indietro, infatti, avrebbe rischiato di mettere in ginocchio un’economia già estremamente provata. Una mossa azzardata, quella degli europei a Istanbul, che hanno chiesto all’Iran il ripristino dei rapporti con gli USA e con l’AIEA l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Cose assolutamente non facili da accettare per Teheran, al punto da generare tensioni prima dell’incontro.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da TRT Afrika (@trtafrika)

La guerra sullo sfondo

Ancora troppo recente la ferita dell’attacco “preventivo” iniziato da Israele lo scorso 13 giugno e supportato dagli Stati Uniti, con il bombardamento delle tre centrali nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan. In pochi giorni, l’offensiva israeliana è costato all’Iran 1.062 vittime e 5.800 feriti, coinvolgendo la popolazione civile. Tra i responsabili dell’attacco, la Repubblica islamica ha sempre indicato Rafael Grossi, capo dell’AIEA. L’accusa è di essere complice di una guerra ingiusta da parte di coloro che vogliono negare all’Iran il diritto fondamentale di usare il nucleare per scopi civili, quali la produzione di energia, principio che l’Iran ha sempre difeso con forza.

I timori dell’AIEA erano basati sul fatto che l’Iran stesse arricchendo l’uranio al 60%, percentuale al di sopra del suo fabbisogno inoltre, la Repubblica islamica sarebbe l’unico paese tra i non detentori dell’atomica a raggiungere una percentuale simile. Tuttavia, il livello di arricchimento di uranio necessario alla fabbricazione di un ordigno nucleare è di oltre l’85%. Tra l’altro, lo stesso Grossi intervistato dalla CNN a guerra ancora in corso ha ammesso che non ci sono prove che l’Iran abbia sorpassato i limiti imposti dall’accordo internazionale. Sebbene le centrali nucleari iraniane, avessero un livello di difesa militare altissimo, considerato sospetto.

La clausola Snapback

L’azzardo europeo era debole, per il fatto che Teheran non riconosce autorità dell’UE e in particolare degli E3 nell’esercitare la clausola di ripristino delle sanzioni.

L’accordo JCPOA, che monitora il nucleare in Iran, è stato siglato dai 5 membri del Consiglio di sicurezza ONU e dall’UE. La Francia era presente all’incontro in doppia veste, in quanto membro UE e del Consiglio di sicurezza. La Germania, invece, era presente unicamente n veste di rappresentante della sola Unione europea. Il Regno Unito è fuori dall’Unione ma è membro dell’organo ONU. Gli Stati Uniti, come detto, sono usciti unilateralmente dal patto nel 2018 ma sono parte in causa nel conflitto. Al tavolo mancavano Russia e Cina: solo con il loro avallo poteva mettersi in moto il meccanismo snapback cosa che i due paesi non sembrano interessati a concedere prediligendo, ufficialmente, una soluzione diplomatica.

Ciò, unito al fattore tempo, è un elemento fondamentale. L’accordo JCPOA, infatti, è in scadenza a ottobre e il meccanismo non può essere innescato nei 30 giorni precedenti al termine naturale previsto. L’Iran, poco incline a subire passivamente minacce e pressioni occidentali, aveva già fatto sapere che, stando così le cose, non avrebbe rinnovato l’accordo.

Gli esiti del colloquio

La questione è di altissima importanza, dunque. O si trova un accordo con l’Iran o si fa di tutto per convincere Russia e Cina a mettere in moto lo snapback entro settembre. A Istanbul è stato raggiunto un compromesso o meglio, un’apertura.

Pur mantenendo le sue posizioni critiche, l’Iran si impegna su alcuni punti chiave. La ripresa dei contatti diretti con gli USA e la riapertura all’AIEA, che prevede la visita di emissari ONU entro la fine dell’anno e la rendicontazione dei 400 chili uranio arricchito messi in salvo dai bombardamenti di cui, peraltro, si disconosce l’attuale collocazione.

L’azzardo europeo, rischiosissimo, è riuscito. Grazie a una controparte disposta, a parole, al dialogo. Saprà l’Europa fare altrettanto con gli altri attori sul palco?

Articolo a cura di Andrea Pezzullo

Foto copertina di Nk Ni via Unsplash

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, scrivi a ghigliottina.it@gmail.com. Cookie Law

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, scrivi a ghigliottina.it@gmail.com.

Chiudi