Si apre il sipario per Il Teatro degli Orrori

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Torna a Roma una delle band alternative italiane più importanti

La prima data annunciata dal Monk del 25 settembre era andata sold out ma anche la seconda del 24, a cui abbiamo partecipato, era piena di persone, forse non hanno staccato tutti i biglietti ma ci sono sicuramente andati vicini.
Eravamo già andati al loro primo grande ritorno a marzo all’Atlantico ma l’emozione che ti può regalare la dimensione del club è un’altra cosa.
Non è un ritorno per presentare un nuovo album o un nuovo progetto, è stata più una richiesta del pubblico perché si sente la carenza di una scena alternativa capace di affrontare temi importanti che riguardano la società tutta.

Inizio con mezz’oretta di ritardo, probabilmente per la partita in corso Nizza – Roma, poco male anche perché non c’era nessun gruppo spalla ad aprire il concerto del 24.
Entrano prima i musicisti e con le prime note abbiamo avuto un assaggio dei volumi molto alti, forse un po’ troppo, soprattutto la batteria ma è un concerto rock quindi, tutti zitti.
Quando fa il suo ingresso Pierpaolo Capovilla, cantante della band, è sempre più chiaro il perché del nome del gruppo.
Le esibizioni de ITDO sono molto teatrali, si portano dietro, in stile decadente, il teatro canzone trasformando il palco in palcoscenico.
Uso il termine decadente non come forma stilistica, quello che ha sempre fatto la band è cercare di raccontare il mondo con i suoi occhi e sfortunatamente, in modo globale, la società non è più in un periodo illuminato anzi direi le la luce si sta gradualmente spegnendo.
Brani come È Colpa Mia sembrano scritti ieri ed invece è stata pubblicata più di 15 anni fa.

Saranno passati gli anni ma l’intensità nella performance non è calata, il ritmo è stato abbasta serrato tra un pezzo e l’altro, anche i suoni si sono fatti più puliti.
Organizzati sia sopra che sotto il palco, con un tecnico addetto a preparare le chitarre a Gionata Mirai e a far si che il cavo del microfono di Pierpaolo non si incastrasse nell’asta.
Un momento molto emozionate è stato quando quest’ultimo, vedendo la risposta del pubblico, si è commosso ricordando l’affetto e il legame speciale che ha con la città di Roma.

L’onore e l’onere del finale è stato lasciato ai musicisti che dopo Lezione di Musica ha chiuso l’esibizione con Rivolta, un pezzo strumentale noise rock molto aggressivo, giusto per essere sicuri di aver spettinato proprio tutti quelli presenti in platea.

Post concerto però Pierpaolo Capovilla ci ha tenuto a sottolineare l’importanza di non restare in silenzio su quello che sta accadendo a Gaza e al popolo palestinese.
Non lo fa con parole sue ma leggendo una parte di una lettera aperta dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia.

E voi che sprofondate nelle poltrone rosse dei parlamenti, abbandonate dossier e grafici: attraversate, anche solo per un’ora, i corridoi spenti di un ospedale bombardato; odorate il gasolio dell’ultimo generatore; ascoltate il bip solitario di un respiratore sospeso tra vita e silenzio, e poi sussurrate – se ci riuscite – la locuzione «obiettivi strategici».

Il Vangelo – per chi crede e per chi non crede – è uno specchio impietoso: riflette ciò che è umano, denuncia ciò che è disumano.

Se un progetto schiaccia l’innocente, è disumano.

Se una legge non protegge il debole, è disumana.

Se un profitto cresce sul dolore di chi non ha voce, è disumano.

E se non volete farlo per Dio, fatelo almeno per quel poco di umano che ancora ci tiene in piedi.

Quando i cieli si riempiono di missili, guardate i bambini che contano i buchi nel soffitto invece delle stelle. Guardate il soldato ventenne spedito a morire per uno slogan. Guardate i chirurghi che operano al buio in un ospedale sventrato. Il Vangelo non accetta i vostri comunicati “tecnici”. Scrosta ogni vernice di patria o interesse e ci lascia davanti all’unica realtà: carne ferita, vite spezzate.

Non chiamate «danni collaterali» le madri che scavano tra le macerie.

Non chiamate «interferenze strategiche» i ragazzi cui avete rubato il futuro.

Non chiamate «operazioni speciali» i crateri lasciati dai droni.

Togliete pure il nome di Dio se vi spaventa; chiamatelo coscienza, onestà, vergogna. Ma ascoltatelo: la guerra è l’unico affare in cui investiamo la nostra umanità per ricavarne cenere. Ogni proiettile è già previsto nei fogli di calcolo di chi guadagna sulle macerie. L’umano muore due volte: quando esplode la bomba e quando il suo valore viene tradotto in utile.

Finché una bomba varrà più di un abbraccio, saremo smarriti. Finché le armi detteranno l’agenda, la pace sembrerà follia. Perciò, spegnete i cannoni. Fate tacere i titoli di borsa che crescono sul dolore. Restituite al silenzio l’alba di un giorno che non macchi di sangue le strade.

Tutto il resto – confini, strategie, bandiere gonfiate dalla propaganda – è nebbia destinata a svanire. Rimarrà solo una domanda:
«Ho salvato o ho ucciso l’umanità che mi era stata affidata?».

Che la risposta non sia un’altra sirena nella notte.

Convertite i piani di battaglia in piani di semina, i discorsi di potenza in discorsi di cura. Sedete accanto alle madri che frugano tra le macerie per salvare un peluche: scoprirete che la strategia suprema è impedire a un bambino di perdere l’infanzia. Portate l’odore delle pietre bruciate nei vostri palazzi: impregni i tappeti, ricordi a ogni passo che nessuno si salva da solo e che l’unica rotta sicura è riportare ogni uomo a casa integro nel corpo e nel cuore.

A noi, popolo che legge, spetta il dovere di non arrenderci. La pace germoglia in salotto – un divano che si allunga; in cucina – una pentola che raddoppia; in strada – una mano che si tende. Gesti umili, ostinati: “tu vali” sussurrato a chi il mondo scarta. Il seme di senape è minimo, ma diventa albero. Così il Vangelo: duro come pietra, tenero come il primo vagito. Chiede scelta netta: costruttori di vita o complici del male. Terze vie non esistono.

Scaletta

  1. Vita mia
  2. Dio mio
  3. E lei venne!
  4. Disinteressati e indifferenti
  5. Due
  6. È colpa mia
  7. La canzone di Tom
  8. Direzioni diverse
  9. Il Terzo Mondo
  10. Majakovskij
  11. Io cerco te
  12. Il lungo sonno (Lettera aperta al Partito Democratico)
  13. Non vedo l’ora
  14. Padre Nostro
  15. A sangue freddo
  16. Mai dire mai
  17. Lezione di musica
  18. Rivolta

Dario Patti

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