Legittima difesa: tutto fumo e niente arrosto?

Il disegno di legge approvato alla Camera potrebbe non incidere in maniera sostanziale sul codice penale ma rafforza la propaganda leghista
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Matteo Salvini, ministro dell’Interno (immagine via democratica.com)

Il 6 marzo la Camera dei Deputati ha approvato il DDL sulla legittima difesa con 373 voti a favore, 104 contrari e 2 astenuti. Hanno votato per il sì il M5S, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia mentre si sono opposti il PD, LEU e +Europa. Venticinque deputati del Movimento 5 stelle, inoltre, hanno deciso di non partecipare al voto. Il testo ora andrà in discussione al Senato dove molto probabilmente, seppure con numeri inferiori, passerà per diventare poi legge.

Ma quali sono le novità che vengono introdotte? Il testo, composto da nove articoli, apporta delle modifiche al codice penale, civile e di procedura penale. L’articolo 1, ritenuto il cuore del disegno di legge, interviene sull’articolo 52 del Codice penale, in cui si specifica che la proporzionalità tra offesa e difesa “sussiste sempre” se l’aggressione avviene in casa o sul luogo di lavoro: la modifica consiste nell’introduzione dell’avverbio “sempre”. Inoltre, viene aggiunto un quarto comma che stabilisce che la difesa “è sempre legittima” nel caso qualcuno stia respingendo un’intrusione messa in atto “con violenza o minaccia”.

Con l’articolo 2 si interviene invece sull’articolo 55 del Codice penale in materia di eccesso colposo nei casi di legittima difesa domiciliare, escludendo la punibilità di chi, “trovandosi in condizione di minorata difesa o in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo, commette il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità”, cioè quando l’aggressore agisce in “circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa”.

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(immagine via ilpost.it)

Il resto degli articoli hanno come obiettivo principale quello di inasprire le pene in caso di violazione di domicilio (detenzione da sei mesi a un anno nel minimo e da tre a quattro anni nel massimo), furto in abitazione e scippo – passando dagli attuali tre a quattro anni di detenzione nel minimo e dagli attuali sei a sette anni nel massimo – e rapina, con pena della reclusione elevata da quattro a cinque anni nel minimo, mentre resta fermo il massimo fissato a dieci anni.

Il disegno di legge si chiude con alcune norme che mirano a escludere la responsabilità civile di chi ha compiuto il fatto nei casi di legittima difesa domiciliare per far sì che, se assolto in sede penale, non debba essere obbligato a risarcire il danno derivante dal medesimo fatto; in tema di spese di giustizia, si estende il gratuito patrocinio a favore della persona nei cui confronti sia stata disposta  l’archiviazione o il proscioglimento o il non luogo a procedere per fatti commessi in condizioni di legittima difesa o di eccesso colposo; infine, si interviene sul codice di procedura penale affinché “nella formazione dei ruoli di udienza debba essere assicurata priorità anche ai processi relativi ai delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose”.

Nonostante il dibattito sul tema sia stato piuttosto acceso, in realtà la proposta di legge non interviene in maniera drastica sull’attuale regolamentazione: viene rafforzato il concetto che in caso di intrusione in casa o sul luogo del lavoro, la proporzionalità tra offesa e difesa è sempre assicurata ma la riforma non incide, invece, sul cuore del concetto stesso di legittima difesa ovvero che per esserci “difesa” deve essere in corso un’aggressione. Sparare e uccidere un ladro che sta scappando o che è immobilizzato e incapace di fare del male non è considerato né legittima difesa né eccesso colposo di legittima difesa ma omicidio volontario. Chi spara al ladro che si introduce nella propria abitazione e lo uccide o lo ferisce sarà comunque processato ed eventualmente condannato. Nel corso di un eventuale processo i magistrati dovranno comunque accertare se il ladro si sia introdotto nella casa di chi gli ha poi sparato e se ha agito con violenza o minaccia.

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I parlamentari che hanno esposto lo striscione a favore della legittima difesa (immagine via agoramagazine.it)

Durante la campagna elettorale Matteo Salvini aveva dichiarato che, chi si difende nella propria casa non sarebbe più dovuto essere indagato o processato ma, fortunatamente, questo non è un obiettivo che la riforma in questione può raggiungere nonostante i proclami: i magistrati, nel nostro ordinamento, devono sempre indagare su furti, ferimenti, omicidi e altri fatti che potrebbero costituire reato.

Il disegno di legge, nell’applicazione concreta della normativa, potrebbe dunque non raggiungere quanto ipotizzato e sbandierato da Matteo Salvini ma si presta a rafforzarne la propaganda securitaria e contribuisce a riavvicinare il partito leghista a Forza Italia e a Fratelli d’Italia che hanno salutato l’approvazione del testo con un emblematico striscione srotolato in aula e che recitava “finalmente una cosa di centrodestra”.

Francesca De Santis

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