Il corpo è politico: perché “Ciclica” di Donatella Fiacchino è il saggio sulle mestruazioni che ci serviva

Tempo di lettura 6 minuti
“Ciclica” di Donatella Fiacchino, appena pubblicato da Le Plurali Editrice, è il saggio che scardina il tabù delle mestruazioni per portarle nel dibattito politico e sociale.

Ci sono libri che si leggono e libri che si abitano. “Ciclica, edito da Le plurali Editrice, casa editrice femminista, intersezionale e indipendente, si abita.

Donatella Fiacchino, psicologa e sessuologa, in questo suo primo saggio ci racconta come mestruazioni, corpo e società siano legati e si influenzino reciprocamente per sradicare l’idea che i temi legati ai corpi e alla ciclicità siano fatti privati, intimi o biologici, restituendoli alla loro vera natura: una responsabilità collettiva.

Ciclica – mestruazioni, corpo e società” affronta il tema della ciclicità in una società capitalistica che ci vuole sempre lineari e tutt* ugual*. Ma nulla è veramente statico e lineare: il tempo, le stagioni e così i corpi, seguono una ciclicità che incide quotidianamente nelle nostre attività, lavorative e sociali.

Con una scrittura accessibile e ricca di esempi concreti, Donatella Fiacchino ci ricorda una verità fondamentale che il patriarcato capitalista tenta costantemente di farci dimenticare: i nostri corpi non sono macchine produttive lineari.

Strutturare la società su un unico modello performativo, ignorando i ritmi, i bisogni e la salute di chi mestrua, è una precisa forma di oppressione economica e sociale.

Dal saggio emerge con lucidità come lo stigma si traduca in disuguaglianza reale: dalla period poverty (l’ingiustizia economica legata al costo dei prodotti igienici) alla totale mancanza di tutele lavorative e sanitarie adeguate e di politiche efficaci. Passando per la mancanza di conoscenza, consapevolezza e educazione mestruale, non solo per le persone con mestruazioni, ma per tutte le persone.

Per riprendere le parole dell’autrice: “È una questione di alfabetizzazione corporea e di civiltà che riguarda tutti: partner, padri, datori di lavoro, insegnanti”.

Al Festival “Semi di Reti”, lo scorso 9 maggio, abbiamo conversato a lungo con l’autrice di come la narrazione dominante abbia relegato il ciclo mestruale e la ciclicità a un tabù privato da nascondere con vergogna o da silenziare attraverso la medicalizzazione.

Fiacchino ribalta questa logica: pronunciare la parola mestruazioni, nominare il corpo, mapparne i cicli e rivendicarne la complessità significa smettere di subire le regole di un sistema performativo e patriarcale.

L’occasione di dialogare con l’autrice, ci ha permesso di condividere alcuni passaggi chiave di “Ciclica” e della sua nascita.

Donatella, in Ciclica affronti l’argomento del ciclo mestruale e delle mestruazioni cercando di rompere i tabù che da sempre lo circondano, spostando l’attenzione da mestruazioni come fatto privato a collettivo. Come è nata l’idea di ciclica e perché è importante parlare di educazione mestruale?

Sono innanzitutto partita da un’esperienza personale. Ho iniziato a pensare di fare un “prodotto” sul tema del ciclo mestruale quando soffrivo molto per via delle mestruazioni, ma ero ancora alla ricerca di una risposta alle mie domande. Nel frattempo, lasciavo la ricerca scientifica, mi specializzavo in sessuologia e iniziavo a lavorare come psicologa e sessuologa con i primi pazienti.

Ho valutato varie idee, pensavo di farne un podcast, poi ho capito che per dare il giusto spazio sia alla scrittura che alla fruizione avrei potuto scrivere un libro. Quando ho iniziato a scrivere avevo da poco ricevuto la diagnosi di endometriosi, e avevo cominciato la terapia che sopprime il ciclo mestruale; quindi, personalmente scrivere è stato anche un modo per indagare il tema da una prospettiva più ampia, per risignificare questa esperienza e in qualche modo metabolizzare questo grande cambiamento.

Ho scritto cercando di informare, ma anche di stimolare domande e analisi personale di chi legge rispetto a questo tema. Penso che sia fondamentale portare l’educazione mestruale al grande pubblico, perché nella nostra società convivono diverse generazioni accomunate dalla scarsità di informazioni ricevute sul tema delle mestruazioni e dai vuoti lasciati dall’educazione formale che vengono colmati da stigma, bias impliciti e generalizzazioni.

Credo che sia importante rendersi conto di quanto il ciclo mestruale impatti su tutti gli aspetti della vita. Ma è anche fondamentale riconoscere come il modo in cui concettualizziamo il lavoro, le relazioni, la sessualità, lo sport, non siano davvero inclusivi rispetto al fenomeno del ciclo mestruale, anzi, spesso è come se facessimo finta che non esista.

Se la nostra società è costruita su un modello di produttività maschile e lineare, che ci vuole performanti allo stesso modo 365 giorni l’anno, quanto ci costa, in termini di salute mentale e fisica, ignorare la nostra natura ciclica per adattarci a ritmi che non ci appartengono?

Dipende dalle persone, ma in generale, secondo me ci costa veramente tanto. Nel libro specifico che non esistono due persone che mestruano che si vivono il ciclo mestruale esattamente nello stesso modo: ciascuna persona avrà le sue specifiche esigenze.

Ci sono cambiamenti ormonali durante le fasi del ciclo mestruale che portano a fluttuazioni della produttività e che cambiano anche le nostre attitudini psicologiche: alcune persone durante la fase premestruale si percepiscono come più impulsive, altre più introspettive. Per alcune, la fase follicolare è un momento di grande energia, di creatività, di entusiasmo, altre non avvertono alcuna differenza. Per qualcuna di loro la fase delle mestruazioni è un momento in cui, se fosse possibile, vorrebbero rallentare.

Pretendere che il nostro sistema mente-corpo funzioni sempre ed esattamente allo stesso modo, ogni giorno dell’anno, a prescindere da quelle che sono le nostre necessità, alla lunga accumula stress, stanchezza, frustrazione.

Credo che il risentimento possa diventare bidirezionale: da una parte, verso un mondo che ci chiede di essere ciò che non siamo; dall’altra, verso di noi, perché constatiamo che non possiamo reggere dei ritmi che, seppur innaturali, rappresentano un modello a cui aspirare per definire il proprio successo.

Ripensare le aspettative è l’unico modo per conciliare la nostra natura ciclica con degli obiettivi di performance che non ci lasciano con l’amaro in bocca.

⁠In Ciclica parli di gaslighting medico, portando anche la tua testimonianza diretta di ritardo diagnostico. Quante diagnosi di malattie croniche come l’endometriosi vengono perse dando ascolto ai tanti “è normale che faccia male”?

Il numero delle persone che hanno effettivamente endometriosi, ma non hanno mai ricevuto una diagnosi sono tra i cosiddetti “dati sommersi”: è difficile fare una stima se la diagnosi non viene effettuata, mancano proprio i numeri.

La stima sulla dismenorrea, cioè, sul ciclo mestruale doloroso, è di circa il 15% della popolazione femminile (riporto i dati come sono formulati, con una divisione binaria dei pazienti come “maschi” e “femmine”, ma sono consapevole del fatto che le mestruazioni non definiscono il genere di una persona).

Il problema di questo è che entra anche in gioco un altro elemento: il dolore è un’esperienza con misurazione soggettiva. Non esistono misurazioni dirette e oggettive di quanto una mestruazione sia dolorosa, non è come misurare la glicemia o il colesterolo; quindi, ci sono molte persone che non ricevono mai nessuna diagnosi perché magari danno per scontato che la loro esperienza fisica sia “normale” e che quello non si classifichi neanche come un dolore che deve far scattare un campanello d’allarme.

Come possiamo scardinare il pregiudizio culturale che vede il dolore femminile come una componente inevitabile e quasi dovuta?

La nostra società è abituata a normalizzare, minimizzare e silenziare il dolore. Consideriamo molto più sensato assumere antidolorifici tutti i mesi per una mestruazione invalidante, e comunque lavorare con molta fatica, piuttosto che creare policy di congedo mestruale flessibile. Penso che sia importante innanzitutto diffondere l’idea che il dolore, anche se non ci sembra chissà cosa, non è normale, e che merita di essere indagato.

È importante che a livello individuale ciascuna persona faccia una riflessione per sé rispetto a quanto si sta facendo, nella propria vita, sopportando, cercando di stringere i denti, e quanto in realtà si potrebbe fare in maniera più compatibile con le proprie necessità ed esperienze.

La dimensione individuale credo sia fondamentale per poter informare e guidare un cambiamento dal basso, come nel caso di singole realtà (aziende, scuole) che hanno introdotto il proprio congedo mestruale, senza aspettare leggi ad hoc che potrebbero non arrivare mai.

Una vita… Ciclica

Presentare questo testo ed intervistare Donatella Fiacchino mi ha confermato che l’attivismo passa anche attraverso le pagine di saggi capaci di decostruire la cultura dominante.

Ciclica è uno strumento di lotta di cui avevamo urgente bisogno per liberare i nostri corpi dai confini del silenzio e rimetterli al centro del dibattito pubblico.

Nessun tabù rimarrà in piedi se continuiamo a parlarne, a scriverne e a invadere le piazze.

Articolo a cura di Giada Giancaspro

Ciclica – Mestruazioni, corpi e società
Donatella Fiacchino
Le Plurali Editrice, 2026
pp. 188, € 18

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