Picloram, l’erbicida collegato al tumore al colon-retto

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Un nuovo studio ha rivelato la probabile connessione tra il picloram, un potente erbicida usato principalmente nel Nord America, e l’aumento delle diagnosi di tumore al colon-retto tra le generazioni più giovani

Uno dei motivi per cui stanno aumentando le diagnosi di tumore al colon-retto tra la popolazione under 50 potrebbe essere l’esposizione a un erbicida chiamato picloram, molto utilizzato in agricoltura. Lo rivela uno studio dell’Istituto di oncologia Vall d’Hebron a Barcellona, pubblicato su Nature Medicine.

Cos’è il picloram

Il picloram è un erbicida che uccide, appunto, le piante infestanti. Lo si utilizza specialmente per i pascoli, ma anche per coltivazioni di cereali, grani, semi oleosi e legumi. Il picloram è stato sviluppato e diffuso negli anni ’60. I primi a utilizzarlo, però, non furono contadini e allevatori, bensì i soldati dell’esercito statunitense per disboscare le foreste del Vietnam durante la guerra, probabilmente per creare strategici passaggi e ridurre possibili nascondigli per il nemico.

Il picloram funziona simulando l’azione degli ormoni di crescita delle piante, il che ne causa, dapprima, una crescita incontrollata e disordinata, creando così uno squilibrio che le porta poi alla morte. L’effetto collaterale è dato dal fatto che permane sul suolo a lungo e se entra in contatto con le falde acquifere può essere fonte di tossicità.

Il collegamento tra picloram e tumori

Jose Seoane, biologo computazionale e uno degli autori principali dello studio, ha spiegato a Business Insider che, studiando il DNA dei “giovani” tumori al colon-retto, lui e il suo team hanno individuato delle tracce inconfondibili, delle “firme” scritte da diverse mani:

  • Fumo e alcol
  • Alimentazione povera di verdure fresche, legumi, frutta secca
  • Obesità
  • esposizione alle polveri sottili
  • esposizione a pesticidi ed erbicidi quale è il Picloram

I ricercatori e le ricercatrici hanno poi analizzato l’incidenza dei tumori al colon-retto nelle persone con meno di cinquant’anni in 94 contee statunitensi, incrociando questi dati con l’uso del picloram in questi stessi luoghi tra il 1992 e il 2012. Il risultato? Nelle contee dove hanno usato maggiormente il picloram, l’incidenza di questo tipo di tumore nelle persone più giovani sarebbe maggiore. Un altro fattore che avalla questa tesi è il fatto che, poiché il picloram è stato autorizzato negli anni ’60, sono proprio le persone con meno di cinquant’anni a essere state maggiormente esposte a questo erbicida.

Lo studio è importante anche perché potrebbe cambiare il modo in cui si valuta la pericolosità del picloram per la salute umana. Infatti, per determinare la sua innocuità, sino ad ora si è analizzata la capacità di questa sostanza di modificare il DNA delle cellule, processo che porta alla formazione dei tumori. Da questo studio emerge, però, che alcune sostanze come il picloram possono portare alla formazione di cellule tumorali senza modificare il DNA di quelle esistenti. Se ciò fosse vero, il picloram potrebbe non essere più considerata una sostanza sicura.

I dubbi sullo studio

Innanzi tutto, è bene ricordare che la letteratura scientifica ufficiale non è mai costituita da un unico studio, bensì dalla somma dei risultati di una grande quantità di essi. Pertanto, questo primo, unico studio innovativo sul picloram dovrà essere accostato ad altri per far sì che la normativa possa cambiare.

Rebecca Siegel, direttrice scientifica della Surveillance Research presso l’American Cancer Society, ha dichiarato al Business Insider che saranno necessarie ulteriori ricerche per confermare i risultati.Credo che questo rappresenti un importante passo avanti nell’esplorazione di nuove esposizioni che potrebbero contribuire all’aumento dei casi”, ha aggiunto.

Inoltre, è bene notare che questo studio non ha effettivamente dimostrato che la causa diretta dell’aumento dei tumori al colon-retto tra i più giovani sia imputabile al picloram. Semplicemente, che questa sostanza risulta tra i possibili fattori di rischio, insieme ad altri già noti e citati quali fumo, alcol, alimentazione scorretta e polveri sottili. Robin Mesnage, direttore scientifico della clinica Buchinger Wilhelm in Germania e ricercatore presso il King’s College di Londra, afferma:

Potrebbe darsi che anche altre sostanze che storicamente venivano mescolate al picloram durante il processo di produzione, come l’esaclorobenzene, noto cancerogeno, possano essere coinvolte”. E aggiunge: “È sempre importante ricordare che l’esposizione nel mondo reale non riguarda solo il principio attivo, ma anche i co-formulanti e i potenziali contaminanti”.

Dove è più usato il Picloram

Attualmente Stati Uniti e Canada sono i paesi che utilizzano maggiormente il picloram. Secondo uno studio della piattaforma di marketing Market Intelo, la quota di mercato del Nord America è pari a circa il 38% del totale globale (2024). In Cina e nel Sud-Est Asiatico inizia ad essere particolarmente diffuso, anche a causa dello sviluppo tecnologico di queste aree, compreso il settore agricolo.

Anche in Europa si continua ad utilizzare. Nel 2023, l’UE ha esteso l’approvazione del picloram fino alla nuova scadenza nel febbraio del 2028. Il vecchio continente attua però frequenti controlli e applica alcune limitazioni al suo utilizzo, in particolare nei pressi delle falde acquifere e in terreni permeabili. Pertanto, l’utilizzo complessivo nell’UE rimane modesto rispetto a Stati Uniti, Australia, Brasile, Canada e Nuova Zelanda.

Infine, non si può non menzionare il fatto che il mercato globale del picloram nel 2024 aveva un valore di 315 milioni di dollari e probabilmente raggiungerà i 480 milioni entro il 2033. Perciò, sarà difficile “detronizzare” questa sostanza, se non a colpi, appunto, di numerosi studi scientifici.

Articolo a cura di Iris Andreoni

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