Attacco USA in Venezuela: raid nella notte, Maduro arrestato

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Imponente attacco militare USA nella notte nel cuore di Caracas. Colpiti basi militari e obiettivi governativi, tra le vittime alcuni civili. Il presidente Maduro arrestato e portato fuori dal Venezuela

Sono quasi le due del mattino del 3 gennaio quando a Caracas si odono i primi boati e i bagliori squarciano l’oscurità della notte venezuelana. È in corso un imponente attacco sulla capitale di cui nelle prime ore nessuno rivendica ufficialmente la matrice. Ma il mondo percepisce subito che si tratta dell’ultimo atto di un’escalation già annunciata tra USA e Venezuela.

Caracas sotto attacco, obiettivo Maduro

Sarebbero almeno 7 le grandi esplosioni verificatesi a Caracas intorno alle due di notte – sette e trenta in Italia. Secondo una ricostruzione dell’agenzia Reuters, degli aerei a bassa quota hanno colpito due grandi basi militari, ma alcuni testimoni dichiarano di aver sentito esplosioni anche nella vicina città costiera di La Guaira, a circa trenta chilometri dalla capitale.

l raid è andato avanti tutta la notte, allargando gli obiettivi ad alcuni siti governativi. Sempre secondo quanto ricostruito da Reuters, nessuna fonte governativa venezuelana avrebbe indicato la provenienza dell’attacco. Solo nelle primissime ore della mattina il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro avrebbe dichiarato lo stato d’emergenza denunciando una “gravissima aggressione militare” USA.

Se durante la notte venezuelana né il Pentagono né la Casa Bianca hanno rilasciato dichiarazioni di commento rispetto a quanto avvenuto, è stato il presidente americano Donald Trump a rivendicare ufficialmente il successo dell’azione militare sul suo social Truth: “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader Nicolás Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi”.

Le reazioni interne

A confermare la notizia dell’arresto di Maduro è stato anche il senatore repubblicano Mike Lee, citando il segretario di Stato Marco Rubio ai microfoni della CNN: “Mi ha informato che Maduro è stato arrestato per essere processato con l’accusa di reati penali negli Stati Uniti e che l’azione di questa notte è stata intrapresa per proteggere e difendere coloro che stavano eseguendo il mandato di arresto”.

Le motivazioni dell’attacco degli USA al Venezuela andrebbero ricercate nelle accuse, più volte mosse da Trump a Maduro, di favorire il narcotraffico verso gli Stati Uniti. Motivazioni che avevano innescato l’escalation già a ottobre con il dispiegamento di navi da guerra americane nel Mar dei Caraibi, ma che oggi lasciano perplesse le cancellerie di tutto il mondo per la presunta mancanza di reali fondamenti basati sul diritto internazionale.

Il primo fronte di critica all’azione del presidente Trump viene dall’interno. Secondo fonti statunitensi il Congresso – il parlamento USA – non sarebbe stato neanche informato dell’azione, contravvenendo alla legge costituzionale secondo cui spetta all’organo legislativo e non al Presidente il potere di dichiarare guerra.

Le critiche internazionali

Sul fronte internazionale, mentre le ambasciate occidentali si stanno adoperando per prestare eventuale soccorso ai propri connazionali presenti sul territorio venezuelano, arriva la dura condanna da parte di Sergej Lavrov: “Questa mattina gli Stati Uniti hanno commesso un atto di aggressione armata contro il Venezuela. Questo suscita profonda preoccupazione e condanna”. Il ministero degli Esteri della Federazione Russa, appresa la notizia della presenza di Maduro e della moglie negli Stati Uniti, ha diffuso un comunicato che chiede al presidente americano di rivedere la sua posizione e rilasciare “il Presidente legalmente eletto di un Paese sovrano e sua moglie”.

Stesso tono proviene dal portavoce del ministero degli Esteri cinese: “Questo atto egemonico da parte degli Stati Uniti viola gravemente il diritto internazionale, lede la sovranità del Venezuela e minaccia la pace e la sicurezza in America Latina e nei Caraibi”.

Al confine con il Venezuela, intanto, la Colombia sta schierando l’esercito prevedendo un grande flusso di sfollati.

Articolo a cura di Andrea Pezzullo

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