Etiopia, salta l’accordo di pace: riecco la guerra civile
Riprendono le ostilità in Tigray tra Esercito ed il Fronte di Liberazione, decine di morti in quindici giorni
Il Tigray aveva quasi raggiunto il traguardo dei quattro anni di pace ma, da due settimane, è nuovamente scenario di scontri e battaglie. Tra colpi di artiglieria a terra e raid aerei si parla già di quasi 70 morti in pochi giorni, dal 23 Settembre. Solamente nel novembre del 2022, a Pretoria in Sudafrica, l’Unione Africana mediava con successo tra militari e guerriglieri. L’accordo ottenuto in quell’occasione metteva fine ad una guerra civile durata 2 anni tra il governo federale etiope ed il Fronte Popolare per la Liberazione del Tigray (TPLF), che aveva provocato 600mila vittime ed una condizione di carestia che ha tutt’oggi ripercussioni sulla popolazione.
All’epoca lo scontro era dovuto alle opposte posizioni tra Abiy Ahmed, primo ministro dal 2018, che parlava di un’ Etiopia unitaria ed il TPLF da sempre, invece, sostenitore di un federalismo etnico che garantisse un autogoverno basato sull’identità etnica. Oltre all’immediato cessate il fuoco, a Pretoria si era definito un piano di disarmo delle TPLF, aiuti umanitari da parte del Governo e la nascita di un’Amministrazione del Tigray: le relazioni in questi due anni, invece, non sono mai state fluide e nel 2026 c’è stata un escalation di tensioni sfociate negli scontri di fine estate.
La situazione attuale
Entrambe le parti, al momento, si rinfacciano la ripresa delle ostilità che vertono su alcuni nodi irrisolti. Sicuramente centrale è la questione delle terre occidentali del Tigray che sono state annesse alla regione Amhara e di cui il TPLF reclama la riannessione con il conseguente rientro della popolazione che due anni fa era stata sfollata: per Addis Abeba, invece, il destino dell’area dovrebbe essere deciso con un referendum.
Un altro aspetto è la questione del disarmo. Il Governo sostiene infatti che il TPLF abbia consegnato all’Unione Africana solo armamenti obsoleti, nascondendo invece il proprio arsenale, che rappresenterebbe una minaccia per la stabilità del Paese. Altro motivo di disaccordo è legato alle ingerenze che il Governo ha avuto sull’Amministrazione del Tigray finendo per creare tensioni interne al TPLF e mettendo fine a Giunta ed istituzioni per ripristinare la situazione pre-bellica e pre-accordo.
Nelle ultime settimane le squadre del TPLF hanno occupato i principali aeroporti del Paese e si sono alleate alla Coalizione per la Sopravvivenza, un insieme di opposizioni armate che mirano a prendere Addis Abeba. Quest’ultima è una mossa tattica che preoccupa il governo centrale: le forze alleate, tra cui le milizie Fano degli Amhara e l’esercito degli Oromo, hanno posizioni contrastanti in termini di interessi territoriali rispetto al TPLF ma hanno deciso di superare le differenze per unirsi e rafforzarsi contro Abiy Hamed.
L’intervento dell’Unione Africana
Ed è ancora una volta l’Unione Africana a spingere maggiormente per risolvere la situazione: ha chiesto un’immediata cessazione delle ostilità e il ritorno a colloqui diretti.
L’Organizzazione, inoltre, ha incaricato l’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, inviato speciale dell’UA per il Corno d’Africa, di avviare con urgenza contatti con le parti in causa.
Anche l’ONU ha lanciato un appello analogo, mettendo in guardia contro il rischio di un conflitto più ampio e devastante così come l’organizzazione regionale IGAD, che ha chiesto la fine dei combattimenti e la ripresa del dialogo. Il timore, adesso, sia per il Governo che per le UN è che il conflitto si possa estendere alla vicina Eritrea o che coinvolga altri territori instabili come, ad esempio, il Sudan. Il superamento dei confini nazionali significherebbe pericolo di crisi umanitaria oltre che di una forte destabilizzazione politica.
Articolo a cura di Sara Gullace
Immagine di copertina su licenza Wikimedia Commons
