Consigli d’autore per viaggi da romanzo

Se non avete ancora deciso a quale meta dedicare le attese vacanze, se siete propensi a immaginare un altrove, a sognare partenze e arrivi con la fantasia, se la letteratura di viaggio è il vostro genere, il piacevole “Ogni libro è un romanzo” di Paolo Di Paolo è la lettura perfetta

partenzePaolo Di Paolo in Ogni libro è un romanzo non chiede al lettore di fare come un cercatore d’oro del Klondike, armarsi di pazienza per ottenere il bagliore di una pepita, ma dissemina tra le pagine il ricco e prezioso bottino frutto dell’incontro con 19 scrittori. I suoi “contatti magici” invitano a metterci in cammino sulle tracce dei loro romanzi preferiti e dei ricordi di viaggi che hanno segnato la loro geografia esistenziale.

Lo stesso Di Paolo svela così l’intento dell’opera «che cosa può legare pagine di carta e inchiostro alla geografia fisica e sentimentale […] sarà che spesso le parole di un poeta si rivelano più utili di quelle stampate sulle guide turistiche» e aggiunge ancora più chiaramente «in queste pagine si racconta di romanzi che mettono addosso il desiderio di partire; di viaggi fatti sulle tracce di scrittori amati».

A prepararci alla traversata ci pensa la prefazione di Pietro Citati Il viaggio, che ci mostra i due poli opposti del viaggio come metafora di vita. C’è il viaggiatore da camera che ama scoprire il mondo sperimentandolo dalle pagine dei libri. Lo stesso che, quando si decide a rompere gli indugi e a partire, è assalito da una bulimia esperienziale. Vorrebbe che il viaggio non finisse mai, ma ogni cosa ha il suo epilogo.

Al primo tipo fa eco Andrea Camilleri, che inaugura la serie di incontri d’autore: da isolano sostiene l’importanza del viaggio stanziale, da fermi. «Non è retorica, ma crescendo e invecchiando si capisce quanto sia fondamentale il viaggio attorno alla propria stanza. È all’interno di quel perimetro che diventiamo ciò che siamo». Il “padre” di Montalbano confessa la noia provata da turista, a collezionare monumenti, scoprendosi molto più attratto dal “paesaggio umano”, che è uguale dappertutto, ma plasmato diversamente a latitudini differenti.

Tra le pagine di Ogni viaggio è un romanzo ci si sente come una pallina da flipper sul planisfero. Nessuna meta è troppo lontana o troppo vicina per non incuriosirci a scoprire che cosa l’ha resa così desiderabile agli occhi di chi la racconta a Di Paolo, svelandone il potere attrattivo. Il tabellone di partenze ed arrivi del libro così recita:

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La Closerie des Lilas, Montparnasse, Parigi

Le Partenze di Andrea Camilleri, reali o immaginarie, come la sua Vigata. Rossana Campo Genova – Parigi. Giuseppe Culicchia Torino – Berlino. Antonio Debenedetti Torino – Roma. Paola Capriolo Milano – Vienna. Franco Marcoaldi Vicenza – Peshawar. Sandra Petrignani Piacenza – Bombay. Romana Petri Perugia – Lisbona. Nadia Fusini Orbetello – Londra. Eraldo Affinati Roma – Vancouver – Ketchum. Melania G. Mazzucco Roma – Istanbul – Teheran. Ugo Riccarelli Roma  – Gerusalemme. Chiara Gamberale Emanuele Trevi Roma – Phnom Penh. Dacia Maraini Pescasseroli – Addis Abeba. Antonella Anedda La Maddalena – Paros. Carmen Covito Castellammare di Stabia – Salamanca – Tokyo. Raffaele La Capria si dedica agli Arrivi e infine Antonio Tabucchi, che ci regala nove risposte su altrettante domande di viaggio.

Il libro è come una fila di matrioske che custodiscono infiniti rimandi: ad autori, romanzi, suggestioni, ricordi di altri viaggi. Una patogenesi culturale accattivante.

C’è Rossana Campo che da Genova giunge a Parigi cercando una Montparnasse che aveva visto nei libri, seguendo la sua venerazione per Gertrude Stain ed Ernest Hemingway. Per poi scoprire lo scarto tra quanto immaginato e la realtà.

Anche Giuseppe Culicchia esplora Parigi ripercorrendo i passi della Generazione Perduta e riconosce nell’ammirazione per Hemingway «il desiderio di vedere i luoghi di cui avevo letto». 

Culicchia si rammarica per non aver letto prima Berlin Alexanderplatz di Alfred Döblin, romanzo del 1929 che è convinto lo avrebbe spinto prima tra le strade della sua città feticcio, Berlino, appunto.

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Alexanderplatz a Berlino nel 1969

Nella città dove si respira tutto il Novecento la spinta la cambiamento è così forte e veloce da rischiare di cancellare i punti di riferimento più consolidati, come succede a Franz il protagonista del romanzo di Döblin.

Altro libro essenziale nell’innestare radici profonde nella capitale tedesca per l’autore torinese è la biografia di Walter BenjaminInfanzia berlinese intorno al millenovecento.

E scatta subito la questione della scelta: selezionare delle mete e eliminarne altre «che cosa avevo perso, che cosa stavo perdendo lontano da qui, nel resto del mondo? […] a quali esperienze inconsapevolmente rinunciavo?».

Anche Debenedetti presenta subito i suoi “Virgilii” che da Torino lo spingono a scoprire Roma; tutti autori non romani: D’Annunzio, Gadda, Serao, Soldati.

Per Marcoaldi preziosa è la lezione di Fosco Maraini: viaggiare per scoprire che cosa unisce e che cosa divide gli uomini. Forse per questo Marcoaldi ha scelto di visitare dei “luoghi-cerniera” del mondo, dove i contrasti sono più forti.

Per Affinati gli innumerevoli viaggi non sono nati dalla volontà di perdersi in un altrove, bensì «per trovare le ragioni del ritorno, per recuperare le mie radici».

Con Chiara Gamberale ed Emanuele Trevi scopriamo la promessa di bellezza di un testo come Danzando in Cambogia di Amitav Ghosh sulla danza folkloristica “khmer” cambogiana, quella che aveva conquistato Rainer Maria Rilke e Auguste Rodin.

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Canyonlands, Green River, Utah (immagine via nationalgeographic.com)

Nell’intervista di Di Paolo a Tabucchi, tra aneddoti personali che lasciano affiorare una bibliografia da cui lasciarsi incuriosire, fanno capolino riflessioni cruciali, come il rapporto tra tempo, viaggio e scrittura.

Queste sono solo alcune delle diapositive pescate a caso dalla scatola di Ogni viaggio è un romanzo.

Il continuo andare può avere la sua destinazione finale nella parole di Affinati davanti alla visione del Canyonlands: «Osservando la profonda ferita della terra lunga migliaia di chilometri, ho visto qual è la fine di ogni viaggio […] Vedere questa lacerazione di pietra che serpeggia a perdita d’occhio, dove vita e morte s’intrecciano, è stato sconvolgente. Era quello il termine di tutti i viaggi».

Se tutto quello che inizia ha una fine, le parole di La Capria sono il sigillo a tutto questo esplorare: «L’esistenza si consuma in questi avvii a metà, prove generali e riprove per un itinerario che è sempre più complicato e sorprendente del previsto. Bisogna partire e ripartire, non stancarsi di provare».

Paolo Di Paolo
Ogni viaggio è un romanzo
Libri partenze arrivi
Ed. Laterza, pp. 120

Giusy Andreano

(Immagine in evidenza via nationalgeographic.com)

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