Guadalajara ha sete: in Messico l’acqua non è più un diritto
Infrastrutture carenti e razionamenti negano acqua potabile ad oltre metà della popolazione. A Guadalajara, i messicani in piazza contro il Governo. Decine gli arresti, ma la protesta si è già estesa a tutto il Messico
“Vogliamo acqua, non veleno”. Questa la voce di Guadalajara, capoluogo dello Stato di Jalisco, Messico dell’Ovest, scesa in piazza nelle ultime settimane. Dai rubinetti delle abitazioni messicane ormai da mesi esce acqua maleodorante, putrida e scura quando non nera. Una situazione igienico sanitaria al limite cui il Governo ha risposto con un piano di razionamento di sei mesi per limitare lo sfruttamento degli scarsi bacini. Ci si può rifornire solo acquistando acqua da autobotti e servizi privati.
Contaminazione e assenza di acqua potabile, quindi, hanno spinto gli abitanti di Guadalajara a già due manifestazioni da metà Ottobre e in entrambi i casi la situazione è degenerata in guerriglia con scontri tra polizia e manifestanti, incendi, barricate e decine di arresti. Parliamo di decine di migliaia di persone che hanno promesso un terzo appuntamento per fine mese.
Da Guadalajara a oltre metà del Messico
La carenza d’acqua oggi si è estesa al 60% del Paese centroamericano coinvolgendo, oltre che Guadalajara, anche metropoli come Città del Messico e Monterey e non ha risparmiato le zone rurali. I messicani si trovano adesso in un punto di non ritorno che, comunque, viene da lontano: a partire dalla trasformazione urbanistica di un’area originariamente paludosa, sorta su un bacino idrico che nel corso dei secoli si è via via prosciugato a causa, appunto, di costruzioni e cemento, fino al cambiamento climatico ed all’obsolescenza delle infrastrutture.
Ragioni storiche, naturali e politiche, quindi. Il cambiamento nella frequenza delle precipitazioni e l’aumento costante delle temperature globali hanno ridotto i livelli idrici come mai ed oggi la nazione è in grave condizione di siccità. L’industrializzazione ha un peso fondamentale sulla riduzione delle risorse idriche con il moltiplicarsi di fabbriche destinate a diverso consumo (dagli storici semiconduttori ai Data Center di ultima generazione, settore in forte espansione). Le infrastrutture idriche sono di vecchio stampo e inquinanti. La scarsa manutenzione, che conta decenni, comporta perdite strutturali e non ne garantisce la potabilità.
La componente politica
A questo quadro si aggiunge l’eredità, ormai pesante, di un Trattato tra Messico e Stati Uniti risalente al 1944 e che ad inizio anno è stato rivisto perché fonte di tensione socio-politica tra le parti. L’intesa comportava la spartizione reciproca delle risorse fluviali e contribuiva negativamente sull’apporto che Rio Grande e Colorado avrebbe dovuto garantire. Oltre alla revisione degli accordi bilaterali, l’Esecutivo di Claudia Sheinbaum, Presidente dal 2024, si è mosso su un piano di riforme legislative e strutturali. Prima di tutto, una stretta sulle concessioni private per cui è vietato il trasferimento di concessioni idriche e la compravendita di diritti d’acqua tra privati. A lungo termine, con proiezione al 2030, invece, è stato pensato un programma di risanamento e bonifiche ambientali così come di modernizzazione del sistema di irrigazione: il tutto, per evitare sprechi e garantire qualità.
“Non stiamo chiedendo un privilegio – ha affermato Alejandra Torres, portavoce del collettivo giovanile per il diritto all’acqua a Guadalajara – stiamo chiedendo un diritto fondamentale. La risposta del governo è stata l’uso della forza contro chi manifesta pacificamente. Trattano l’acqua come una merce e i cittadini come criminali”. Anche Scheinbaum ha preso le distanze dall’operato delle autorità dello Stato di Jalisco ed ha richiesto un’indagine ufficiale sugli eventi accaduti durante le manifestazioni.
Dichiarazioni a parte, la popolazione del Messico si aspetta un piano di erogazione idrica a lungo termine efficace. Ed acqua pulita per tutti, subito.
Articolo a cura di Sara Gullace
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