Maricarmen: la storia umana che ha portato la Spagna a nuove elezioni

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Decine di migliaia di persone in piazza dopo lo sfratto di Maricarmen Abscal, 87 anni. Nel giro di una settimana la crisi abitativa in Spagna porta il governo Sanchez a nuove elezioni. Si vota il 29 novembre.

Sette giorni. Per le vie di tutta la Spagna, da Madrid alle Canarie, non si è udito altro che il tintinnio di migliaia chiavi. Il segno distintivo di una protesta nata da un singolo episodio – lo sfratto di Maricarmen Abscal, signora 87enne e disabile che dopo più di 70 anni ha dovuto lasciare  a forza la propria casa – ha assunto dimensioni, per partecipazione e sensibilità collettiva, tali da spingere il governo spagnolo a indire nuove elezioni.

Più di 25mila i manifestanti secondo gli organi ufficiali. 300mila secondo il Sindacato delle inquiline e degli inquilini spagnolo. La piazza di Puerta del Sol, nel centro di Madrid, è invasa da tende da campeggio e giacigli a cielo aperto. Il simbolo colorato di una protesta che affonda profondamente le sue radici nel malcontento popolare verso una crisi abitativa a cui il governo, nemmeno il più progressista della storia di Spagna, quello a cui si deve la maggior crescita economica d’Europa, ha saputo far fronte.

La storia di Maricarmen

“La mia casa è stata la mia vita e ora devo lasciarmela alle spalle. Non ce l’ho fatta a difenderla, ma ho lottato affinché gli altri imparino a lottare per la propria”. La voce rotta, ma chiara e risoluta. Così Maricarmen Abscal, in un video, coricata in un letto di ospedale, parla alla moltitudine che negli ultimi giorni si è riversata nelle piazza di tutta la Spagna o che segue la vicenda attraverso i social.

“Scendete in piazza – esorta – “perché non ci sia più un solo caso come quello di Maricarmen”.

Era il 1956. Il padre di Maricarmen firma un contratto di affitto la casa a “renta antigua”, a canone bloccato e calmierato. Questo stesso contratto passa alla madre e infine a Maricarmen, che ha vissuto nella stessa casa per più di 70 anni. Fino a mercoledì scorso, quando il nuovo proprietario, una società di investimento e gestione immobiliare, dopo quattro tentativi di sfratto e un contenzioso durato otto anni riesce ad avere la meglio.

Quando la società Urbagestión Desarrollo e Inversión acquista la casa dove abitava Maricarmen le contesta la validità del passaggio del contratto e chiede un adeguamento. 2.650 euro, il nuovo canone, – a fronte del prezzo di partenza di 500 euro – poi passati a 1.650, ma comunque troppi per una donna anziana, con una disabilità riconosciuta al 50%.

I tribunali inizialmente si sono pronunciati a favore della donna. Ma dopo svariati ricorsi  la Corte suprema spagnola dà definitivamente ragione alla società. Una decisione che il Sindacato delle inquiline e degli inquilini di Madrid contesta a partire dalle stesse basi con cui questa legge è stata fatta.

“L’aspetto più grave è che questa situazione non può essere compresa senza considerare il peso delle leggi ereditate dal regime franchista, che negavano alle donne i diritti fondamentali – afferma il sindacato. E aggiunge – “Il contratto originale fu firmato solo dal padre di Maricarmen perché il sistema giuridico dell’epoca rendeva le donne invisibili all’interno della famiglia. Se lo stesso contratto fosse stato firmato oggi, entrambi i genitori sarebbero stati considerati beneficiari e Maricarmen sarebbe ancora pienamente tutelata. Tuttavia, un’interpretazione estremamente restrittiva del regolamento ha finito per prevalere sulla realtà sociale, sulla volontà di tutelare chi vive in alloggi in affitto e su settant’anni di radici in un quartiere”.

L’emergenza casa in Spagna

Secondo i dati della Banca di Spagna, nel paese iberico mancherebbero circa 750mila abitazioni. I detrattori del governo Sanchez, la destra del Partito popolare, l’ultra-destra di Vox, sostengono che la crisi dipenda direttamente dalle politiche del governo socialista. Prima di tutti quelle migratorie. Il governo progressista di Pedro Sanchez nel 2026 è infatti l’autore di una delle politiche di regolarizzazione delle persone migranti più audaci e dibattute della storia della Spagna e dell’Unione europea. È anche il governo che ha portato la Spagna a crescere più di tutti in Europa, con un tasso di crescita del 2,9%. Il doppio della media europea. Il risvolto della medaglia è che la popolazione ha registrato un incremento di 5 milioni di abitanti negli ultimi 15 anni.

Questo dato merita una precisazione. Le persone che arrivano in Spagna, soprattutto dall’America latina, lo fanno a prescindere dalle politiche migratorie del governo. È tuttavia innegabile che la manovra per la loro legalizzazione ha costituito un ulteriore incentivo allo spostamento. In secondo luogo, l’emergenza abitativa non è nuova, tant’è che già nel maggio 2023 il governo Sanchez approva la Ley por el derecho a la vivienda (legge per il diritto all’alloggio). Il provvedimento costituisce l’istituzione delle Áreas tensionadas (zone a mercato teso) per il controllo dei canoni di affitto e consente alle amministrazioni pubbliche di individuare i comuni o i quartieri in cui i prezzi delle locazioni sono cresciuti in modo sproporzionato rispetto ai redditi. La legge, tra le altre cose, ha introdotto anche degli incentivi fiscali per i locatori privati che accettano di affittare l’immobile a un prezzo inferiore rispetto all’indice di riferimento, in particolare se l’affitto è destinato a giovani o riguarda abitazioni recentemente ristrutturate.

Il problema è che nonostante gli interventi, il prezzo di affitti e le vendite continua a crescere. Solo nell’ultimo anno il prezzo d’acquisto di una casa è cresciuto del 12% e quello degli affitti del 5%, soprattutto nelle zone di Barcellona, Madrid e delle coste atlantica e mediterranea. Zone di approdo di persone migranti ma anche ad alta intensità turistica. Non è dunque un caso che proprio in queste zone si sia inserito un mercato immobiliare dominato da alcune società che oggi i manifestanti chiamano i “fondi avvoltoio”.

La finanziarizzazione della casa

In un articolo del 2025, “Crisis de la vivienda y contrastes territoriales en España: tendencias, debates y propuestas” pubblicato su Geographicalia, il professor Ricardo Méndez Gutiérrez del Valle, dell’Università Complutense di Madrid, ripercorre la recente storia del mercato immobiliare spagnolo e individua proprio nel processo di finanziarizzazione della casa le origini della crisi abitativa odierna.

Tra il 1996 e il 2007 la Spagna vive un periodo di grande espansione immobiliare. Un boom favorito da una legge del 1998 che liberalizza i terreni e permette la costruzione massiccia di immobili. Le banche favoriscono l’accesso al credito per l’acquisto delle case e le famiglie accendono mutui. Poi arriva il 2008, la crisi dei titoli subprime negli Stati Uniti travolge tutto il mondo e il mercato immobiliare spagnolo crolla. I mutui passano da 1,34 milioni nel 2006 a 200mila nel 2013. Negli stessi anni la costruzione di nuove abitazioni scende da 664mila a 29mila. Ma la conseguenza più drammatica la subiscono le famiglie. Tra il 2007 e il 2014 sono 605mila le espropriazioni ipotecarie, centinaia migliaia gli sfratti esecutivi.

Il governo di centrodestra spagnolo – allora presieduto da Mariano Rajoy, del Partito Popolare – invece di acquistare gli immobili insoluti e creare un parco immobiliare pubblico, decide di istituire una “bad bank”, la SAREB. Questa banca di liquidazione, aveva il compito di acquistare tutti i mutui problematici dalle banche in difficoltà e svenderli a un prezzo stracciato. Qui entrano in gioco i fondi di investimento che sfruttano la situazione. Cambia il modello di mercato. Se prima si costruiva per vendere oggi si acquista per offrire un rendimento perpetuo. La situazione si modifica anche grazie all’avvento di nuovi modelli turistici, basato sugli affitti brevi. Il risultato è che quasi il 60% del mercato immobiliare è coperto da fondi di investimento – in minima parte (9%) multiproprietà private – che acquistano proprio per questo scopo.

Dalla crisi immobiliare alla crisi di governo

Maricarmen, la sua storia, l’immagine del suo sfratto, è un simbolo. Di storie come la sua ce ne sono certamente a migliaia in tutta la Spagna. Il popolo che è sceso in piazza ha subito sulla sua pelle tutta la portata sociale di questa emergenza. Una crisi che i governi, né di destra né di sinistra, sono riusciti ad affrontare adeguatamente.

Ed ecco che il popolo chiede interventi concreti. Di fronte alla mobilitazione di piazza il governo Sanchez ha proposto in emergenza due decreti operativi. Il primo avrebbe dovuto sospendere gli sfratti delle persone vulnerabili fino al 2030, il secondo prevedeva il rinnovo automatico degli affitti con prezzi regolati dalla legge. Entrambi sono stati affossati venerdì 2 ottobre in Parlamento da Vox e dal Partito Popolare che hanno visto nel momento di difficoltà l’occasione per far cadere un governo già di suo molto traballante. Il colpo di grazia è stato inferto da Junts, il partito indipendentista catalano, che da ex alleato su questa vicenda è passato allo schieramento opposto, per proteggere – secondo il loro ragionamento – i piccoli proprietari che verrebbero danneggiati alla stregua dei grandi investitori.

Dopo un weekend di ritiro meditativo, Pedro Sanchez lunedì 5 ottobre ha annunciato le elezioni anticipate. Per molti analisti era l’unica cosa da fare per prendere in contropiede l’estrema destra che avrebbe speculato sull’ondata emotiva suscitata dal caso di Maricarmen. Uno spettro, quello di Vox, che la sinistra socialista intende combattere con tutte le sue forze. In un discorso accorato in Tv, l’ormai ex premier si appella ai cittadini. “Viviamo un’epoca di tensione, emergenza climatica, cambiamenti sociali e tecnologici (…) di grandi pericoli, ma anche, se sapremo coglierle, di grandi opportunità”. Affida il futuro ai cittadini, se vogliono essere un baluardo di “apertura, giustizia sociale e responsabilità ambientale” o essere gregari della “ola ultraderchista che porterà solo al regresso”.

Si voterà il 29 novembre. Nel frattempo la crisi abitativa in Spagna resta. Pronta ad essere data in pasto allo scontro politico.

Articolo a cura di Andrea Pezzullo

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