Una notte da leoni, ma a Nakali: “L’isola dei ricordi” ci regala il risveglio più folle della DreamWorks
Le due amiche Jo e Raissa si risvegliano nella magica isola di Nakali senza ricordare cosa sia successo nelle ore precedenti: proprio come nella commedia di Todd Phillips, le due protagoniste sono costrette a ricostruire a ritroso una notte di cui non hanno più memoria. Tra creature del folklore filippino e incontri bizzarri, le due amiche sono costrette a fare i conti con la crescita e i cambiamenti che inevitabilmente la loro amicizia dovrà subire
Jo e Raissa si conoscono a scuola durante una presentazione di Jo sull’isola dimenticata di Nakali e sulla spaventosissima Manananggal, un vampiro alato con la capacità di staccarsi le parti inferiori del corpo. Le due diventano subito migliori amiche e tra loro nasce un legame fatto di piccoli rituali, come quello dello scambio di ciondoli da attaccare a un braccialetto, simbolo della loro amicizia.
A raccontare loro di Nakali è la nonna di Jo, Lola. Nei racconti delle sue avventure sull’isola e alimenta in loro il desiderio di raggiungerla. Ma Jo e Raissa crescono e le loro strade iniziano a separarsi. Raissa decide di andare al college, scelta che inevitabilmente cambia le sorti della loro amicizia. È proprio dopo la sua festa di addio, però, che le due amiche trovano un medaglione: quello che cercavano da tempo per poter raggiungere l’isola.
Un viaggio nel cuore delle Filippine
La storia è ambientata nelle Filippine. Questa scelta è importante perché porta sullo schermo una cultura lontana dall’immaginario statunitense-centrico a cui molto spesso il cinema fa riferimento.
Tendenza che però trova spazio in diversi film d’animazione contemporanei: basti pensare a Coco, che esalta la cultura messicana attraverso la musica e la celebrazione del Día de los muertos, a Raya e l’ultimo drago ispirato a diverse culture del sud-est asiatico, a Encanto che mette in scena la Colombia, o anche al cinema dello Studio Ghibli, profondamente legato alle tradizioni giapponesi.
Dare spazio alla cultura filippina ne L’isola dei ricordi, quindi, permette di portare al cinema un immaginario diverso rispetto a quello a cui siamo abituati, fatto di storie, leggende e creature che difficilmente trovano spazio nelle grandi produzioni internazionali.
A partire dalla già citata Manananggal, il folklore di Nakali si popola di figure come i Kapre, creature umanoidi gigantesche, mostrate nel film con una grandissima passione per il karaoke; Batiba, reinterpretazione della Batibat filippina, il demone che nella leggenda provocava la paralisi del sonno, qui si trasforma in una temibile ladra di ricordi; Raww, un cane mannaro amichevole e buffo che reinterpreta in chiave tenera l’Aswang, uno spaventoso mostro mutaforma e infine, tra i protagonisti, Bungi, bizzarro demone bambino reinterpretazione addolcita del Tiyanak.
Mostri e creature diventano così parte di un racconto colorato, divertente e avventuroso, ma soprattutto il modo attraverso il quale lo spettatore può conoscere una tradizione che altrimenti potrebbe essergli ignota.
Le storie di Lola: un’eredità da custodire
Tutto questo si lega quindi alla necessità di tramandare e far conoscere storie che Jo e Raissa hanno imparato ad amare attraverso i racconti di Lola. Dopo la sua morte, il desiderio di raggiungere Nakali per loro assume un significato anche più importante: quelle storie diventano uno strumento per mantenere viva la sua memoria. Il ricordo diviene infatti il fulcro attorno al quale ruota l’intera storia.
Prima di tutto, vi è un mistero da risolvere: Jo e Raissa devono ricostruire una notte che sembra essere stata particolarmente movimentata. Raww ha un tatuaggio sulla pancia che raffigura le due amiche e Raissa ha metà chioma rasata e delle ali attaccate alla schiena: una serie di conseguenze sempre più assurde che sembrano uscite proprio da una versione filippina animata di Una notte da leoni.
I ricordi, tasselli di chi siamo
Ma il film non si ferma alla sua comicità. Tesse una riflessione sull’importanza dei ricordi, concepiti come tasselli fondamentali della propria identità. Sono le esperienze, belle o dolorose che siano, che ci permettono di crescere, cambiare e diventare ciò che siamo. Tutto ciò viene riflesso anche nelle creature di Nakali: Batiba, per esempio, si nutre dei ricordi dei visitatori dell’isola perché, a causa della sua agorafobia, non è mai riuscita a costruirne dei propri. La sua ossessione per i ricordi nasce quindi dalla mancanza di un passato da poter chiamare suo. Anche la Mananaggal torna ad essere buona dopo aver riacquisito un ricordo fondamentale. La perdita di una parte di sé l’aveva evidentemente resa cattiva, trasformata e incapace di ritrovarsi.
E quando Batiba chiede a Jo e Raissa il loro braccialetto in cambio del ritorno a casa, il significato del film diventa ancora più evidente. Quel piccolo oggetto non è soltanto il simbolo della loro amicizia, ma contiene tutti i ricordi che le due hanno costruito insieme: perdere il braccialetto vorrebbe quindi dire perdere una parte della loro storia e, con essa, anche il forte legame che le unisce.
È in questo momento infatti che Raissa, desiderosa soltanto di tornare a casa al più presto, capisce quanto sia stata e sia importante Jo per lei. Anche Batiba finisce per comprendere il valore dei ricordi, decidendo di restituire il braccialetto alle due amiche.
Il viaggio a Nakali diventa così un viaggio nella loro amicizia, che però non può rimanere uguale a quando erano bambine. Crescere vuol dire anche seguire la propria strada, consapevoli che però questo non vuol dire perdere ciò che hanno costruito insieme. Il ricordo diventa allora ciò che permette loro di portare l’amicizia con sé, anche quando la distanza cambierà il modo in cui la vivranno.
Nakali, dove passato e presente si incontrano
Nakali è quindi un luogo in cui passato e presente convivono: il folklore filippino, le storie di Lola, i ricordi di Jo e Raissa si mescolano alla cultura pop contemporanea.
Questa contaminazione è resa anche a livello visivo, grazie a una straordinaria varietà di stili: si passa da scene in 3D a inserti in 2D, da sequenze che richiamano gli anime giapponesi, ad altre che ricordano lo stile chibi, fino ad arrivare a un iconico inserto live-action di Arnold Schwarzenegger in Predator. È la scena in cui Dutch (Schwarzenegger) e Dillon (Carl Weathers) fanno un gesto a metà tra un braccio di ferro e un batti cinque, diventato poi un celebre meme di internet, l’Epic Handshake, che le due amiche ripetono contemporaneamente mentre guardano la televisione.
Anche la musica e i dialoghi guardano alla cultura pop e al linguaggio giovanile, tra freestyle rap e riferimenti pensati per strizzare l’occhio a spettatori di diverse età. Tra questi, una delle scene finali richiama il mito del cavallo di Troia, trasformando un riferimento alla cultura classica in una gag inserita all’interno dell’avventura. Un mix di stili e linguaggi che riflette ancora una volta la contaminazione tra tradizione e modernità al centro del film.
Alla fine, dietro a un coloratissimo viaggio nell’isola di Nakali, L’isola dei ricordi racconta una cosa semplice: crescere significa cambiare, ma non per questo dimenticare. Tra mostri, ricordi perduti e karaoke, Nakali rimane un’isola piena di leggende e storie straordinarie. Ma forse il suo tesoro più prezioso è proprio quello che Jo e Raissa portano con sé quando riescono finalmente a tornare a casa.
Articolo a cura di Chiara Lepore
Immagine di copertina utilizzata su gentile concessione di Universal Pictures Italia
