Con i “Goons” in Kenya non c’è elezione senza violenza
È un problema decennale quelle delle gang assoldate dagli opponenti politici: ad oggi migliaia di morti, centinaia di feriti e di arresti ma nessuna risoluzione
Le elezioni presidenziali del Kenya si svolgeranno il 10 agosto 2027, ed ecco che si addensano già le prime nubi di una violenza politica non nuova per il Paese. Una “violenza elettorale”, si direbbe, messa in atto da bande tipicamente di giovanissimi, chiamate “Goons” manipolate e gestite dalle diverse forze politiche tra loro contrapposte a scopo deterrente e intimidatorio: scoraggiare o spingere verso una candidatura.
Per il Paese dell’Africa del sud est la politicizzazione delle gang non è una novità. La realtà delle bande criminali finanziate dalla politica in Kenya risale ai primi anni ’90 e si è perpetrata nel tempo. Il caso più eclatante risale alle politiche del 2007 quando ci furono oltre 1.300 vittime ma anche quelle del 2013 si conclusero con diverse decine di morti. La situazione è fonte di ansia per la popolazione civile, attenzione per gli analisti e preoccupazione per la sicurezza interna dello stesso governo.
Cosa sono i “Goons”
Secondo un rapporto chiesto dal Ministero dell’Interno nel 2025, in Kenya esistono almeno 300 gruppi criminali organizzati, di cui circa 130 sono gang concentrate solamente a Nairobi. Queste gang, conosciute come “Goons”, corrispondono ad un preciso fenomeno. Hanno in comune la composizione dei gruppi, la modalità di reclutamento nei quartieri popolari e il pagamento in contanti, in alcol e droga da parte di chi ha interesse ad attivarle. Il target sono i giovanissimi della Gen Z, disoccupati che vengono reclutati dai diversi gruppi politici e trasformati in strumenti di intimidazione elettorale.
I governi che si sono succeduti hanno tentato di mettere al bando tali gruppi, ma le realtà criminali mutano, cambiano nome e riappaiono sotto nuove denominazioni ad ogni ciclo elettorale, trasformandosi in organizzazioni sofisticate con una struttura ben definita.
La situazione attuale
Il Ministro dell’Interno Kipchuma Murkomen ha ammesso davanti a una commissione parlamentare che il governo sta faticando a contenere la situazione: “Le bande sono controllate da leader politici che svolgono un ruolo significativo nella mobilitazione della popolazione. È una situazione caotica. Un leader irresponsabile – ha sottolineato il Ministro – rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale“.
Diversa e più rassicurante la posizione del capo della Polizia, Douglas Kanja che ha garantito una prossima soluzione del problema: “Questa questione di criminali e armi finirà presto. Abbiamo indagato a fondo. Abbiamo capito da dove provengono, chi li finanzia, chi fa cosa, chi è l’organizzatore a livello locale“.
Nel frattempo che le forze dell’ordine estinguano la decennale piaga sociale, però, l’ultima vittima è il senatore socialdemocratico Godfrey Osotsi, ferito a fine Aprile durante un assalto ad opera di giovani incappucciati che lo accusavano di non sostenere la rielezione alla Presidenza di William Ruto, oggi in carica.
Non molto tempo fa, a febbraio, durante una funzione in chiesa a Kakamega, a ovest del Paese, un gruppo ha aggredito una candidata al Senato con l’alleanza di governo Kenya Kwanza. Lo scorso novembre, invece, le elezioni suppletive nel Kenya occidentale e centrale sono state funestate da violenze diffuse. Durante lo spoglio si sono verificati violenti scontri tra gang e forze di polizia con numerosi feriti in entrambe le parti.
Anche l’ex vicepresidente Gachagua, che ha lasciato l’incarico nel 2024 per impeachment, ha denunciato una serie di aggressioni da reti criminali secondo lui finanziate dallo Stato per ostacolare la sua candidatura alla presidenza.
Con l’avvicinarsi della nuova tornata elettorale, quindi, cresce la preoccupazione di ricadere in una spirale di tensioni e violenze che minano le sicurezza nazionale: la questione non sarà individuare gli agenti delle violenze ma i loro mandanti, facendone nomi e cognomi.
Articolo a cura di Sara Gullace
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