Ucraina: quinto anno di guerra e il prestito da 90 miliardi

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Alla fine di febbraio l’Ucraina è entrata nel quinto anno di guerra. La politica Ue è di sostegno ad oltranza ma trova la resistenza di alcuni Stati membri. Primo fra tutti l’Ungheria

È cominciato il quinto anno di resistenza dell’Ucraina all’invasione russa, iniziata nel 2022. Da quel fatidico 24 febbraio l’Unione europea si è sempre schierata a fianco del popolo ucraino, attraverso finanziamenti cospicui e continui. L’ultimo pacchetto di aiuti economici è stato discusso al Consiglio europeo il 19 marzo. Si tratta di un’ingente somma, 90 miliardi di euro, approvata nel 2025 e che prevede una piena erogazione entro il 2027.

Una misura che trova però lo sfavore di alcuni Stati membri. Tra questi l’Ungheria di Viktor Orban, accompagnata da Repubblica ceca e Slovacchia. Il 1°aprile questi Paesi hanno apertamente osteggiato la modifica al bilancio Ue, passaggio necessario per poter stanziare i fondi.

Il veto dell Ungheria

La posizione dell’Ungheria è quindi particolarmente rilevante per comprendere le difficoltà dell’UE nel mantenere una linea completamente uniforme sulla guerra. Il sostegno all’Ucraina non è infatti condiviso nello stesso modo da tutti i governi europei. L’Unione, ha dovuto fare ricorso ad una sorta di escamotage con il ricorso aquella che si definisce “cooperazione rafforzata”. Questa è sia una soluzione istituzionale per permettere agli Stati favorevoli di procedere senza imporre gli stessi impegni finanziari ai Paesi che non partecipano, sia un modo per escluderli dal potere decisionale abusando del proprio diritto di veto.

In cosa consiste il prestito

Dopo una serie di scambi con il presidente ucraino Zelensky, i vertici dei Paesi aderenti alla cooperazione rafforzata hanno condiviso che la priorità sulla destinazione dei fondi era dovuta al settore militare. Bruxelles ha indicato alcune priorità precise: sistemi di difesa aerea, munizioni, droni e missili, oltre al rafforzamento dell’industria della difesa ucraina. Particolare attenzione viene dedicata anche alla protezione delle infrastrutture energetiche e critiche, che continuano a essere bersaglio degli attacchi russi.

Contemporaneamente si esortavano tutti gli Stati membri a mantenere in essere tutte le sanzioni fino a questo momento applicate alla Russia, ma anche a rafforzare gli sforzi diplomatici per arrivare ad un cessate il fuoco incondizionato ed immediato. Cosa che la Federazione russa è ben lontana dal recepire.

La mancanza dell’Europa sul tavolo negoziale è una questione che deve essere risolta. Per la posizione strategica che l’Ucraina occupa, ma anche per la sua funzione in una prospettiva dove la Russia è vista sempre più come una minaccia. La divisione all’interno dell’Ue non è certo un bene. Il primo ostacolo ad una politica comune, Viktor Orban, da sempre più vicini agli interessi russi che a quelli europei, si trova davanti alle prossime elezioni del 12 aprile. Sondaggi elettorali a parte ed esito, queste elezioni sono un punto di osservatorio utile per capire che svolta prenderanno le decisioni internazionali riguardanti l’Ue e l’Ucraina.

Articolo a cura di Andrea Pezzullo

Immagine di copertina via Unsplash

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