Gli Stati Uniti lasciano Cuba al buio: rischio crisi umanitaria concreto

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Dopo la presa del Venezuela, Donald Trump accerchia Cuba: lasciato a corto di petrolio, lo Stato caraibico si blocca. A rischio scuole e ospedali. Per l’ONU il rischio di crisi umanitaria è concreto

Cuba è vicina alla peggiore crisi socio-economica della sua storia: i continui black out lasciano l’isola al buio sempre più frequentemente. Tre volte, solo nel mese di marzo, la penuria crescente di carburante ha messo in ginocchio trasporti e produzione industriale. Ed ora mancano cibo e medicinali, scuole ed ospedali sono fermi, con operatività ridotta all’estremo ed all’indispensabile, così come aziende e settore turistico. Anche le condizioni igieniche del territorio sono al limite, visto che la raccolta rifiuti è bloccata per assenza di mezzi.

La crisi energetica a Cuba

I Cubani sono allo stremo. Apprensione e malcontento si stanno trasformando in dissenso. Marzo è stato un mese caldo dal punto di vista dei disordini. Secondo l’organizzazione di Diritti Umani Cubalex ci sono state almeno 147 proteste di piazza e quasi una cinquantina di arresti. L’Avana, Santiago, Matanzas sono state le città da cui sono partite le rivolte, presto diffusesi in quasi tutto il Paese.

Le centrali elettriche che azionano le infrastrutture sono alimentate da combustibili ma ormai Cuba produce solamente il 40% del suo fabbisogno di carburante ed è, quindi, fortemente dipendente dall’importazione di petrolio. Il Venezuela era primo fornitore del Paese caraibico fino allo scorso gennaio, ma quando il Presidente Maduro è caduto nella mani degli Stati Uniti è caduta con lui l’intera nazione.

Cuba è diventata subito il bersaglio successivo. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato dazi doganali a qualunque nazione venda petrolio a Cuba. Un accerchiamento in piena regola che riporta indietro di almeno un decennio i rapporti tra i due Stati. Lo scopo del presidente statunitense è l’avvicendamento del presidente Canel Diaz attraverso un continuo indebolimento dell’isola-nazione per arrivare ad un totale assoggettamento.

Intanto, la popolazione è al limite. Secondo Francisco Pichón, coordinatore delle Nazioni Unite a Cuba, il rischio “crisi umanitaria” sarebbe concreto se la situazione non dovesse cambiare: si parla di 94 milioni di dollari per sanare la crisi energetica. Sempre stando ai dati ONU la paralisi della rete elettrica avrebbe impedito a 96.000 persone, di cui circa 11.000 bambini, di accedere agli interventi chirurgici di cui necessitano e avrebbe causato ritardi nel ciclo vaccinale di 30.000 minori.

I margini di dialogo

Al momento, esiste un dialogo con gli Stati Uniti ma è ancora agli albori. Se il presidente Canel Diaz si è espresso in modo quasi ottimistico parlando alla tv online Canal Red di “Necessità di individuare canali di conversazione ed un’agenda programmatica che soddisfi le due parti”, diversa è la posizione di Donald Trump. Dalla Casa Bianca il presidente americano fa sapere che “si potrebbe fare qualsiasi cosa di Cuba, liberarla o conquistarla, vista la sua debolezza”.

Anche la posizione del Segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, non lascia margini di fraintendimento: “Se Cuba si aspetta un futuro migliore, deve cambiare la classe dirigente, il sistema economico e quello politico”. Parole che suonano di minaccia, per quanto lo stesso Rubio si sia affrettato a dichiarare che “non c’è alcun assedio o accerchiamento da parte nostra verso il Paese”.

Alle interazioni con Washington sta prendendo parte anche Raul Castro che, come ex Presidente e leader della Rivoluzione, continua ad essere una figura carismatica e di peso tra i cubani. Del resto, era stato proprio Raul, nel 2014, a negoziare con Barak Obama la riapertura dei canali diplomatici e delle ambasciate in un clima di distensione rispetto all’Embargo del 1962. Con l’attuale Presidente statunitense, come dicevamo, l’apertura verso l’isola caraibica è tornata ad essere proprio quella degli anni sessanta del secolo scorso.

Intanto che si attende un improbabile riequilibrio tra le parti. La Flottiglia “Nuestra America” è arrivata con un primo peschereccio in soccorso dei cubani.

Oltre 600 volontari provenienti da 33 Paesi si impegnano a portare a L’Avana cibo, medicine, biciclette e pannelli solari. A bordo persone ci sono provenienti da Cina, Messico, Spagna, Brasile e Italia insieme anche a statunitensi organizzati in associazioni non governative.

Per Canel Diaz “Cuba non è oggetto di negoziazione” ma è chiaro che i cubani si preparano ad un braccio di ferro: quanto sarà estenuante?

Articolo a cura di Sara Gullace

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