Messico, l’infinita strage dei desaparecidos

Leggi ad hoc e ONU non riescono a mettere fine ad un fenomeno che vede il Governo inerme (se non complice).

Non trova fine il dramma delle persone scomparse in Messico. Ad oggi si contano oltre 100 mila sparizioni, e solo poche decine di casi hanno trovato soluzione. Il conteggio inizia dal 1964 ma una grave impennata si registra dal 2007, anno in cui il governo del Presidente Felipe Calderón ha iniziato una politica di tolleranza zero al narcotraffico con cui ha militarizzato le città. La stessa strategia è stata mantenuta dai successori Enrique Peña Nieto e Manuel Lopez Obrador, malgrado l’ONU ne avesse sollecitato l’interruzione.

In Messico le vittime sono principalmente uomin:, tre quarti delle sparizioni, con un’età tra i 15 ed i 40 anni e un quinto di giovanissimi che al momento della scomparsa non aveva compiuto 18 anni. Tra gli scomparsi anche centinaia gli statunitensi, guatameltechi ed honduregni e decine di europei.  Jalisco, Tamaulipas e Nuovo Messico sono le regioni che contano il maggior numero di vittime, secondo il Registro Nazionale di Persone Scomparse e non Localizzate.

In questo dramma sociale si deve anche sottolineare la grave responsabilità dello Stato, per l’impunità dei colpevoli e l’abbandono delle famiglie. Per continuare la ricerca dei propri familiari, i parenti delle vittime devono ricorrere a mezzi propri o al supporto di attivisti della difesa dei diritti umani e collettivi di vittime e cittadini. Ricerca che, nella maggioranza dei casi, ha la prospettiva di ritrovare corpi esanimi. Famiglie che cercano di avere giustizia e individuare i responsabili di questa strage il cui sangue non vediamo scorrere.

Colpevoli impunità e inezie governative, sono sotto esame delle Nazioni Unite. In questi giorni è intervenuta Michelle Bachelet, Commissaria ONU, richiamando le Istituzioni ad una presa di responsabilità davanti “Una tragedia umana di proporzioni enormi. Ed è necessario – ha continuato – che il Governo raddoppi gli sforzi e non metta limiti di risorse per garantire verità e giustizia alle vittime ed alle loro famiglie”. L’ONU, d’altra parte, ha riconosciuto i passi avanti fatti negli ultimi anni dal Messico. Il Paese centramericano ha iniziato a riconoscere pubblicamente il problema, lasciando che organismi internazionali – come l’ONU – prendano parte all’investigazione.

Non si può negare, però, che poco è stato ottenuto. Nel 2017 il governo Nieto ha approvato la Legge Generale sulla Sparizione (LGDP) che mira a rafforzare la capacità di indagine e ricerca sugli scomparsi del governo, unifica la definizione penale di sparizione forzata secondo gli standard internazionali ed assegna ruoli chiari ai diversi enti governativi preposti alla gestione di questi casi, – eliminando, almeno in parte, le presunte “complessità giurisdizionali” con cui le autorità spesso giustificano la mancanza di risultati nei casi.

Ed è della scorsa settimana un documento presentato dal Consiglio Cittadino del Sistema Nazionale di Ricerca, che richiama lo Stato a una presa di responsabilità: “Facciamo un energico appello affinché lo Stato messicano dia priorità all’attenzione su questo problema e definisca una politica pubblica dello Stato per prevenire e fermare le sparizioni forzate nel Paese”, si legge nel testo dell’ente nato all’interno della Legge  del 2017.

La LGDP ha previsto la creazione di diversi enti e istituti predisposti al controllo e all’intervento diretto, come le Commissioni di Ricerca sorte in tutto il Paese, il Protocollo di ricerca omologato che standardizza i criteri di intervento, organismi speciali per il coordinamento tra le varie istituzioni ed il Sistema unico per la gestione delle informazioni tecnologiche ed informatiche che garantisce omogeneità di dati.

Ma queste misure poco riescono ad ottenere, se i persecutori del crimine molto spesso coincidono con i criminali in una rete di collusione. L’ONU ha recentemente presentato un documento dove emerge chiaramente la compartecipazione tra criminalità organizzata e istituzioni nel perpetrare questi crimini: narcotrafficanti e criminali si avvalgono della complicità di funzionari pubblici collusi che si macchiano di acquiescenza o omissione. Figure di agenti federali, della polizia provinciale e municipale.

Nel corso degli anni numerosissimi sono stati i momenti di manifestazione e protesta da parte di attivisti e studenti che, di volta in volta, sono scesi in piazza per appoggiare i familiari delle vittime: l’ultima 15 giorni fa, quando hanno sfilato nella principale via della capitale con le fotografie dei propri scomparsi in loro memoria. Con oltre 100 mila vittime e complicità istituzionale, alle sfilate commemorative il governo dovrà trovare una risposta.

Sara Gullace

Immagine di copertina via twitter.com/daniguerreroo

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