Ecuador in stato di emergenza contro la criminalità

Il presidente Guillermo Lasso prende misure emergenziali per limitare l’aumento di omicidi e furti legati al narcotraffico. Ma è solo un sedativo per calmare l’opinione pubblica.

Un forte aumento di violenze e criminalità ed una popolazione atterrita hanno portato il Presidente Guillermo Lasso a dichiarare lo “stato di emergenza” in Ecuador. Per due mesi, dal passato 20 ottobre, l’esercito sarà in strada insieme alla polizia 24 ore al giorno per perquisizioni, controlli antidroga e anti-armi e per verificare l’identità di qualsiasi cittadino.

A soli cinque mesi dall’inizio del mandato, il presidente ecuadoregno si è trovato a prendere una decisione forte per provare a rispondere ad un crescendo di omicidi, furti e violenze – ma anche di smercio di droga (cocaina per lo più), che negli ultimi mesi è decisamente aumentato. Fonti ufficiali nazionali parlano di 1.900 omicidi nel 2021 – che ancora si deve concludere – a fronte dei 1.400 dell’anno precedente e dei 1.200 del 2019. A questi dati si aggiungono le 147 tonnellate di droga intercettate quest’anno, venti in più dell’anno passato. Quest’anno, inoltre, si contano in media 66 furti al giorno.

Un crescendo, appunto, maggiormente concentrato nelle province di Guayas e della capitale Quito – le più popolose – che finisce per toccare non solamente bande rivali o personaggi direttamente coinvolti nei traffici di stupefacenti, cocaina, o delinquenziali ma anche cittadini per così dire “comuni” che non avrebbero niente a che vedere con certi movimenti ma che finiscono per fare parte di quelli che sono chiamati effetti collaterali della criminalità, organizzata e non.

La diffusione della criminalità in Ecuador in tutti i tessuti sociali ha avuto vita facile anche per la delicata situazione del Paese: su 17 milioni di persone, oltre 5 vivono in povertà o povertà assoluta – mentre solo tre persone su dieci lavorano in modo stabile. Una situazione che ha generato insicurezza, alla quale Lasso e governatori hanno deciso di reagire con il pugno duro: “Questa è una guerra, una situazione simile a quella della Colombia degli anni ‘90”, è intervenuto il governatore di Guayas, Pablo Arosemena, presentando dati nazionali che registrano le morti violente legate al traffico di droga al 70%.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso il presidente, nel motivare la decisione presa: “C’è solo un nemico nelle strade dell’Ecuador – secondo Lasso – ed è il narcotraffico. Daremo alle forze dell’ordine il sostegno necessario per lavorare”. Il presidente ha inoltre incitato a procedere con coraggio perché “Il governo procederà con l’indulto per chi venisse ingiustamente condannato nel compiere il suo lavoro”.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato allo stato di emergenza è caduta tre settimane fa, quando è scoppiata l’ennesima sommossa in un istituto penitenziario (il carcere di Guayaquil), con ben 119 morti tra i reclusi. Vittime che si aggiungono ad altre 238, sempre nelle carceri, accumulate nel 2021 fino ad oggi.

Del resto, dietro le sbarre, la lotta tra gang va avanti dal 2018, quando furono addirittura rinvenute armi e munizioni all’interno dello stesso carcere: già da quel momento fu chiaro che fosse necessario intervenire su un risanamento del sistema carcerario. Il movente, anche in carcere, è stato ed è ancora il controllo delle sostanze stupefacenti, organizzato dall’esterno. Dopo quest’ultimo episodio Lasso ha destituito il ministro della Difesa, Fernando Donoso, richiamando all’incarico un ex generale in pensione, Luis Hernandez.

Il coinvolgimento dell’Ecuador nel mercato è favorito dalla sua posizione geografica: confina con due dei maggiori produttori di droga del Sudamerica, cioè Colombia e Perù, e si trova tra i due principali corridori di commercializzazione. In questo modo, smercia agli Stati Uniti attraverso l’Oceano Pacifico e al Brasile, che è il maggior consumatore, attraverso l’Amazzonia da cui arrivano anche in Europa, Asia e Oceania.

La questione narcotraffico, evidentemente, non si risolverà con l’esercito in strada ma con politiche e strategie globali ed a lungo termine. Ne è consapevole lo stesso Lasso: “Abbiamo un problema che deriva dal consumo di droga – ha spiegato in una recente intervista – che dovremo affrontare con un intervento sulla salute pubblica che avrà bisogno di tempo”.

Per il momento, oltre a garantire la presenza in strada, verrà istituito un comitato composto da diversi ministeri che curano i diritti umani e gli studi sociali per avviare politiche volte da una parte a ridurre il consumo di stupefacenti e dall’altra a reintegrare le persone dipendenti nella società in modo proficuo affinché si allontanino da circostanze criminose.

Sara Gullace

Immagine di copertina via twitter.com/CentroDePrensa

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