Musica in 3D con i dischi di Beirut, Whiskey Myers e Murubutu

Tre dischi diversissimi tra loro per la rubrica di questo mese. Tre artisti altrettanto diversi per genere musicale, stile di scrittura e capacità compositiva. Oggi parliamo delle opere di Beirut, Whiskey Myers e Murubutu

Sebbene questa rubrica si prefigga di dare spazio alle ultime uscite, ho selezionato dei dischi che – per il mercato discografico attuale – sono già “vecchi”. Prima di iniziare con la proposta musicale di questo mese, forse è il caso di fare chiarezza sullo spaccato musicale mondiale.

Non tutti sanno che, nel 2015, l’International Federation of Phonographic Industry (IFPI) – l’organizzazione che la rivista Rolling Stone ha definito “le Nazioni Unite della musica” – ha stabilito che l’uscita dei dischi, in tutto il mondo, sia il venerdì. Prima di allora i dischi uscivano in giorni diversi che cambiavano di Paese e in Paese. Ad esempio in Italia uscivano tradizionalmente il martedì, mentre nel Regno Unito il lunedì.

I nuovi formati e poi il digital download hanno cambiato radicalmente il modo di fruizione della musica e quindi il mercato. Da questo un lungo confronto tra IFPI e i rappresentanti delle etichette discografiche, dei rivenditori e degli artisti. Alla fine è stato scelto il venerdì come giorno per far uscire un disco.

Potrebbe sembrare irrilevante. Ma vanno chiariti altri elementi per comprendere meglio questo fenomeno: secondo l’ultimo rapporto dell’IFPI “releases Music Listening 2019” l’89% delle persone ascolta la musica tramite streaming on demand. Significa che ormai i vari Spotify, Deezer, Apple music, etc. hanno il monopolio del mercato discografico rispetto ai supporti tradizionali (CD o dischi). Era abbastanza prevedibile.

Anni luce dal compact disc (ma anche dal lettore mp3 portatile), ormai possiamo ascoltare tutta la musica che vogliamo (o quasi tutta) dallo smartphone, dal Tablet o dal PC. Questo ha determinato un aumento costante della fruizione della musica: sempre secondo IFPI il tempo trascorso ad ascoltare musica ogni settimana è in media di 18 ore, più di 2,6 ore al giorno.

Non dobbiamo più aspettare l’apertura del negozio di dischi per averlo. Basterà aspettare le 00.00 e si potrà ascoltare immediatamente tutto il nuovo disco del nostro artista preferito. Stesso discorso vale per i singoli che potremo ascoltare e riascoltare all’infinito.

Immaginate un disco che esce quello stesso venerdì in tutti i paesi. Immaginate milioni di utenti che ascoltano lo stesso disco. E fatevi due conti di come questo impatti sull’algoritmo delle piattaforme di musica in streaming, sulle playlist che vi propongono in modalità shuttle.

E qui viene l’altro lato della medaglia. Di fatto quelli che ci guadagnano di più sono i singoli (anch’essi ormai allineati al venerdì) che intasano le nostre playlist virtuali. Questo fa sì che, di fatto, si sentono più le singole canzoni che i dischi nel loro insieme. E quando il venerdì successivo saranno nuovi album e nuovi singoli a essere accessibili, sarà facile accantonare il disco della settimana passata per quello nuovo.

foto via Flickr

Questa rubrica si propone anche di lottare contro questo sistema di ascolto ipertrofico e bulimico.

È un invito all’ascolto lento dell’intero album senza dare troppo risalto ai singoli. Ed è per questo che sono andato a riascoltare alcuni dischi – ormai vecchi per il mercato solo perché sono usciti magari qualche mese fa e non il mese scorso – e ho ritrovato tre piccole perle.

Quindi la rubrica di questo mese vanta ben 2 dischi “vecchi” (casualmente usciti entrambi venerdì 1 febbraio 2019… giuro non l’ho fatto apposta): Gallipoli e Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli e un’uscita “recente” ma non troppo datata 27 settembre 2019: Whiskey Myers

Gallipoli – Beirut

Al loro quinto album in studio la band di Zachary Francis Condon continua la sua direzione ostinata e contraria rispetto all’indie rock contemporaneo riproponendo la formula ormai rodata di prendere ispirazione dalla musica folk, world music e balcanica.

Anche questa volta, nonostante il gruppo sia nativo di Santa Fe nel New Mexico, l’ispirazione viene dall’altra parte dell’oceano e per essere più precisi dall’Italia dove in parte il disco è stato pensato, scritto e registrato. L’atmosfera che avvolge tutte e dodici le tracce del disco “made in Salento” è nostalgica, riflessiva e – per certi versi  – decadente, ma non abbattiamoci.

La malinconia che trasuda dai testi e dalla musica può essere un valido compagno di viaggio o utile per fare, magari, un bilancio personale di fine anno. Il sapiente utilizzo del vecchio organo Farfisa di Condon unito alle tastiere e ai fiati o l’ukulele che si fonde con i sintetizzatori rendono l’ambiente riflessivo. Adatto per trovare l’ispirazione per un nuovo progetto, lasciandoci le brutte esperienze alle spalle e ripartendo con spirito propositivo. Tutti motivi validi per continuare ad ascoltare questo disco, uscito ad inizio anno, anche alla fine del 2019 e, perché no, per riprenderlo più volte nell’arco di una vita nei momenti più catartici della nostra esistenza. 

Whiskey Myers – Whiskey Myers

Cambiamo radicalmente registro con l’ultima fatica discografica dei texani Whiskey Myers. Per loro un album omonimo, il quinto in studio.

Interamente auto prodotto, Whiskey Myers è un disco che non lascia spazio a null’altro che non sia il Southern Rock fin dalla copertina (tutta bianca con una piccola scritta in nero) quasi a non voler lasciare all’ascoltatore nessuna distrazione. Voce graffiante, slide guitar, riff perfetti, cori mai invadenti, assoli equilibrati e un sapiente uso dell’armonica a bocca (sentite ad esempio Rolling Stones, la terza traccia) fanno di questo disco un degno rappresentante di questo genere musicale che a conti fatti, nel 2019, ha ancora molto da dire.

I fanatici del genere non saranno costretti a regalare l’ennesima raccolta dei ZZ Top questo Natale e i neofiti potranno affezionarsi al genere senza necessariamente partire dai mostri sacri come i The Black Crowes, 38 Specials o Lynyrd Skynyrd.

Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli – Murubutu

È un album rap di ispirazione letteraria ad opera di un artista italiano molto interessante: Murubutu. Si è autodefinito “Cantautore rap che fa storytelling sistematico”. Non  avevo mai sentito nulla di suo e quando mi sono imbattuto in questo disco la mia percezione dell’hip hop italiano è cambiata. Non sono mai stato un fan del genere e le mie conoscenze sono molto limitate. Questo disco, però, mi ha spinto ad approfondire la materia. E ho conosciuto Murubutu alias Alessio Mariani che, oltre ad essere rapper e padre, è professore di storia e filosofia. 

I rap-conti contenuti nell’album sono, uno dopo l’altro, influenzati dalla storia e della letteratura, il tutto appoggiato su basi calde e avvolgenti. Tenebra è la notte è il suo terzo concept album che ha come filo conduttore la notte (nei dischi precedenti ha usato prima il mare e poi il vento). Chi, come me, aveva maturato una certa sfiducia nell’hip hop a causa del dilagare della superficialità della trap con questo disco può convincersi che, finché ci saranno artisti come il prof. Mariani, il rap italiano ha ancora tanto da trasmettere e da insegnare. Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli e lo stile di Murubutu mi hanno messo così tanta curiosità in una sola notte di ascolto che l’ho voluto intervistare. L’intervista sarà pubblicata ad inizio dicembre sempre su questi schermi.

Damiano Sabuzi Giuliani

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