Combattere la malnutrizione, una sfida per il presente e per il futuro

Il 13 ottobre è stato presentato l’Indice globale della fame 2014, quest’anno dedicato alla cosiddetta “fame nascosta”. Abbiamo parlato di questa grave questione con Diego Carangio, Esperto Nutrizione Campagne Cesvi, Onlus che lavora nel campo cooperazione e sviluppo

di Graziano Rossi

Zimbabwe, Roger Lo Guarro (immagine gentilmente concessa da Cesvi)

Zimbabwe, Roger Lo Guarro (immagine gentilmente concessa da Cesvi)

Nell’Indice globale della fame 2014 è possibile rintracciare le molte problematiche legate all’alimentazione in tutto il mondo. I dati forniti quest’anno possono darci speranza per il presente e soprattutto per il futuro?
Sì, anche se i dati di quest’anno ci ricordano che la situazione resta grave, con 805 milioni di persone che soffrono ancora la fame, c’è però un progressivo miglioramento a livello globale, con un calo, negli ultimi 14 anni, del 39%  delle persone malnutrite. La particolarità del GHI è che essendo basato su 3 indicatori – di cui 2 sono riferiti ai bambini – ci fornisce una chiave di lettura dei dati con uno sguardo al futuro, laddove la strada rimane ancora lunga per dimezzare il numero di persone che soffre la fame ma i progressi sono costanti.

Spesso, quando si nomina la “fame nel mondo” il pensiero corre all’Africa. Eppure la grave crisi della malnutrizione colpisce anche molti paesi dell’Est Europa, la Russia, il Sud America e così via. Quanto è importante secondo lei cercare di risolvere la questione della “Fame Nascosta”, tema centrale del dossier mondiale sulla fame 2014?

Uganda, Fulvio Zubiani (immagine gentilmente concessa da Cesvi)

Uganda, Fulvio Zubiani (immagine gentilmente concessa da Cesvi)

La “Fame Nascosta” esiste non solo dove persistono situazioni di emergenza – sia umane che naturali – ma anche dove si cela la povertà in tutte le sue forme, e quindi potenzialmente riguarda tutti, sia il Sud che il Nord del mondo. La carenza di micronutrienti è stato un problema sottovalutato per troppo tempo, ma che sta cominciando a trovare il posto che merita nell’agenda internazionale, proprio perché rappresenta una sfida che riguarda tutti.

Attualmente Cesvi ha circa 160 progetti attivi nel mondo. In questo momento la vostra organizzazione umanitaria dove e come concentra i suoi sforzi in ambito alimentare?
Cesvi in questo periodo concentra i suo sforzi nella lotta alla fame in diverse aree del mondo, ma in particolare nel corno d’Africa, Myanmar e Regione Andina (Perù, Bolivia) con progetti che vanno dall’assistenza umanitaria e nutrizionale, alla salute pubblica, in particolare a quella materna infantile (le madri e i bambini sono i gruppi più esposti alla malnutrizione) allo sviluppo agricolo e di sussistenza familiare, coinvolgendo le comunità locali nella produzione e l’accesso ai mercati (soprattutto in Perù).

cesvi logoOggi tutto il mondo è connesso in tempo reale. Secondo lei i social network quanto influiscono sulla sensibilità delle persone, troppo spesso impegnate a pensare solo a ciò che gli sta più vicino piuttosto che a volgere lo sguardo a realtà che vivono in estrema difficoltà?
Negli ultimi anni i social network hanno dimostrato tutta la loro capacità di diffusione delle informazioni,  della capacità di mobilitare masse, soprattutto i giovani (guardiamo le primavere arabe). Saper sfruttare questi strumenti aiuta a raggiungere proprio quelle nuove generazioni che erediteranno questo mondo e proprio a loro che bisogna puntare per far sì che diventino persone più consapevoli ed informate. Per questo Cesvi lavora alle campagne di sensibilizzazione ed advocacy per informare i cittadini europei, soprattutto i più giovani, sui temi legati alla multidimensionalità della fame (Campagna FOODRIGHTNOW).

Per ulteriori informazioni sui progetti di Cesvi:
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