L’attesa del caimano e i democratici a lezione

Il Pdl gode tra i due litiganti PD e M5S. La missione è salvaguardare la base, mentre i democratici hanno tutto da imparare

 di Adalgisa Marrocco

triogrilloL’attesa del caimano, così definirebbe Nanni Moretti lo “stato di grazia” in cui versa attualmente il Pdl, all’indomani della tornata elettorale politica che ha reso ingovernabile l’Italia.

“Stato di grazia” per un motivo principale: Berlusconi è quello che ha meno da perdere nella situazione di stallo creatasi. Protagonisti sono il PD con il suo ennesimo fallimento ed il M5S che, seppur vincitore indiscusso di queste Politiche 2013, ora è posto dinanzi alle responsabilità conferitegli dal successo alle urne.

Così il Cavaliere ed il suo partito possono continuare nell’opera iniziata in campagna elettorale. Preservare i rapporti con la neo-riconquistata base e, magari, riuscire a far credere che senza il Pdl un governo non si può proprio mettere insieme.

Torna quindi protagonista la capacità comunicativo-demagogica del centrodestra. Una dote in grado di trasformare (ma solo a parole) l’opinabile manifestazione anti-giudici del 23 marzo in una lodevole iniziativa per l’Italia in crisi, mentre un Cicchitto “a piacere” dichiara: «Il nostro partito non può non essere preso in seria considerazione per le possibili soluzioni di governo».

Insomma, per dirla con pragmatismo spicciolo e popolano: tra i due litiganti, il terzo gode. E gode ancor più nell’ascoltare proposte di soluzioni dalemiane che vorrebbero dividere in parti uguali un futuribile governo, con l’intento di darne una fetta al centrosinistra, una ai grilli e, infine, un’altra a Berlusconi e la sua ciurma.

Ma se il Pdl non condivide col PD il fallimento elettorale, ad accomunare i due partiti rimane la mancanza di presa di coscienza nei confronti di quello che la vittoria del Movimento 5 Stelle ha rappresentato e rappresenterà.

Talk-show e programmi d’approfondimento propongono un unico e continuo replay: esponenti M5S che parlano, mentre democratici e pidiellini ridono sotto i baffi, spocchiosi nella loro incapacità di comprendere quanto le percentuali di preferenza di Grillo siano molto più che semplici numeri.

Il voto non è una variabile casuale, tantomeno è sottoposto a qualsiasi altra sorta d’arbitrarietà: se i grillini sono, di fatto, il primo partito per voti, riderne non può esser altro che dimostrazione d’ingenuità (o incapacità) politica.

Eppure la compagine di Berlusconi, malgrado giochi anch’essa a fare la bulletta contro Grillo ed i suoi, rimane comunque lucida nella salvaguardia delle priorità “ad partitum”. Quello che è stato riconquistato durante quest’invernale campagna elettorale non deve essere perso.

Se i sondaggi, fino allo scorso autunno, davano il Pdl per estinto e, invece, il Pdl poi a sorpresa è risorto, sarà necessario continuare sulla strada intrapresa. Intrapresa vent’anni fa.

Certo, sono ormai tramontati i tempi del Cavaliere al 40% e dell’assolutismo berlusconiano, ma la base rimane perchè il Pdl sa tenersela buona. C’è chi invece, non avendo imparato nulla da due decenni di fallimenti inenarrabili, dà per scontato anche la fedeltà dell’elettorato fisso. Quel qualcuno,così tanto fuori dal mondo, è proprio il PD.

Mi è capitato di sentire un giovane del Partito Democratico disquisire in merito all’inconsistenza della realtà M5S, sostenendo che «i grillini non hanno base, mentre il centrosinistra sì». Ebbene, quel giovane democratico forse non ha ben chiaro (al pari del 95% degli esponenti PD) come anche la base sia fatta di persone che per quanto fedeli allo schieramento di appartenenza potrebbero benissimo disaffezionarsi e che, nel frattempo, una base i grillini se la stanno costruendo eccome.

E’ proprio con la mentalità del “bastare a sé stessi” che il Partito Democratico è riuscito a perdere, pur vincendo. E’ con la spocchiosità di chi non ha bisogno altro che dei propri militanti che il PD è stato l’unico a soccombere, perfino all’ex spacciato Berlusconi.

Non è più solamente questione di uscire dall’anti-berlusconismo, come auspicato ai tempi da Walter Veltroni. E’ questione di capire che il berlusconismo non è più il pericolo maggiore, ma che le sue caratteristiche di successo sono proprio quelle che sono mancate e mancano al centrosinistra. E sono caratteristiche del tutto similari a quelle che stanno decretando il successo del Movimento 5 Stelle.

E sono caratteristiche da imparare, se si vuol vincere e governare.

(Fonte immagine: http://www.trs98.it/)

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