Nel Sudan in guerra i bambini sono le prime vittime
La morte per grave malnutrizione si aggiunge alla già pesante conta dei caduti e degli sfollati dispersi negli scontri armati
Per le Nazioni Unite è in Sudan che si sta verificando la peggiore crisi umanitaria nel mondo. Con una guerra civile in corso da oltre 3 anni, oltre il 40% della popolazione si trova ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare grave ed è, quindi, a rischio di malnutrizione acuta. A questa causa segue solitamente il diffondersi importanti malattie croniche e morte.
I dati UNICEF
Secondo i dati dell’UNICEF, a Jebel Awlia, località a 50 km a sud di Karthum, la capitale del Sudan, circa 90.000 bambini soffrono attualmente di malnutrizione acuta. Di loro, 24.000 addirittura di malnutrizione acuta grave. Quest’area del centro Sudan, affacciata sul Nilo Bianco, da anni riferimento di famiglie sfollate e rifugiati provenienti da altri Paesi ed ospita oltre un milione di persone, oggi è stata dichiarata a rischio di carestia. Ma la dura realtà di Jabil Awlia è comune a quella di altri centri della provincia del Darfur o delle zone rurali del Paese: oltre 30 milioni di persone, il 65% della popolazione, sempre per l’Unicef, necessita di assistenza umanitaria urgente.
I più colpiti sono i bambini. L’UNICEF prevede sviluppi futuri con 4,2 milioni di casi di malnutrizione, di cui oltre 826.000 della forma più grave, la maggior parte dei quali in Darfur.
Non solo la fame
Dall’inizio della guerra, le Nazioni Unite hanno documentato oltre 5.700 gravi violazioni dei diritti umani, la quasi totalità commessa sui minori. Oltre 4.300 tra uccisioni e mutilazioni. É ancora l’Unicef, con il rapporto Child Alert a lanciare l’allarme per il 2026 visto che da inizio anno si contano già almeno 160 bambini uccisi e 85 feriti: numeri in ascesa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A questo quadro si aggiunge la questione legata ai dispersi. Per il Comitato Internazionale della Croce Rossa, oggi ci sono almeno 8000 persone scomparse dall’inizio della guerra. Di queste persone non si hanno più notizie: cadute in battaglia, arrestate, sfollate e separate dalle loro famiglie durante le occupazioni. Non se ne sa più nulla.
Le cause della guerra
La guerra in Sudan è scoppiata nell’aprile del 2023, dopo che le tensioni latenti tra l’Esercito e le Forze di Supporto Rapido (RAPF) – un gruppo paramilitare – sono sfociate in un conflitto armato su vasta scala. Una guerra che non accenna a placarsi e continua a generare morte e distruzione: almeno 59.000 persone sono state uccise, circa 13 milioni sono state sfollate e molte zone del Paese sono sprofondate nella fame, se non ancora nella carestia.
Sul territorio operano diverse ONG, tra cui Medici Senza Frontiere, che rispondono all’acuirsi di violenze strategiche e mancanze strutturali. É la stessa MSF a denunciare gli assalti e le occupazioni degli ospedali da parte delle forze armate in conflitto, retate che prendono di mira il personale sanitario. Violenze strategiche oltre che criminali.
Le previsioni future
Il conflitto, che si incastra in un quadro di decenni di instabilità politico-economica, ha quasi raddoppiato il livello di povertà del Paese, ora arrivato al 70% e il futuro, da questo punto di vista, potrebbe essere ancora più nero a causa della guerra in Medio Oriente.
L’agricoltura, soprattutto, verrà particolarmente colpita: la semina sarà costosa a causa dei prezzi dei fertilizzanti, della benzina per le macchine agricole e del gasolio per le pompe di irrigazione che sono aumentati. La regione del Golfo, dove centinaia di navi mercantili sono ferme da settimane a causa del blocco dello Stretto di Hormuz, fornisce oltre la metà dei fertilizzanti importati via mare in Sudan. Fertilizzanti che, quindi, rischiano di non arrivare mai a destinazione visti i prezzi del carburante aumentati di circa il 30%.
Nell’ennesima guerra che fa strage di civili, nel futuro del Sudan si profila lo spettro della carestia.
Articolo a cura di Sara Gullace
