Il Pride di Budapest alla fine si è fatto. Con buona pace di Orbán?

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Inizialmente vietato dalle nuove leggi sulla morale e sulla tutela dei minori espressamente emanate da Viktor Orbán, il Pride di Budapest si è svolto senza incidenti. Secondo le autorità cittadine le presenze sono state circa 200 mila, di cui 35mila provenienti dall’estero a supporto della manifestazione. Al momento non verranno applicate sanzioni, ma il rischio non sembra del tutto sopito.

Il 28 giugno si è finalmente svolto il Pride di Budapest, nonostante le leggi recentemente emanate dal governo di Viktor Orbán che sostanzialmente ne vietavano lo svolgimento. L’Unione Europea, peraltro, ha giudicato la normativa ungherese come lesiva delle libertà individuali dell’individuo e l’Ungheria è tutt’ora al centro di inchiesta da parte della Commissione.

Numerose, in questi ultimi mesi, sono state le iniziative a sostegno della comunità LGBTQIA+ provenienti da ogni parte d’Europa. Ma l’intervento che, di fatto, ha reso possibile lo svolgersi della manifestazione è stato quello del sindaco di Budapest Gergely Karàcsony, in prima fila al corteo insieme alla moglie. Il primo cittadino ha deciso di aggirare la legge e di patrocinare la manifestazione, trasformandola in un corteo cittadino che, in base all’ampia autonomia prevista per la Capitale dal governo ungherese, non ha bisogno di autorizzazioni delle autorità nazionali. Inoltre, Karàcsony ha fatto coincidere l’evento con l’ultimo sabato di giugno, giorno dell’Indipendenza ungherese, giustificando così anche il nome di “Budapest Pride”.

Una grande affluenza internazionale

A sostenere la manifestazione e l’iniziativa del sindaco sono intervenute diverse delegazioni politiche europee. La grande attenzione mediatica che ha suscitato l’evento nell’ultimo mese, unita a una forte partecipazione internazionale (35 mila gli accessi provenienti dall’estero) ha fatto sì che la manifestazione si svolgesse senza incidenti – a parte alcune azioni dei militanti del partito di estrema destra Patria Nostra, che hanno bloccato il Ponte della Libertà, ma senza conseguenze rilevanti. “Grazie, Viktor Orbán, per aver fatto pubblicità a una società più tollerante”. Il sindaco Karàcsony ha commentato così lo svolgimento pacifico del corteo, dove tra l’altro non si registrano nemmeno interventi repressivi della polizia.

D’altronde Orbán aveva poco margine di manovra. Un duro intervento al Pride di Budapest avrebbe comportato un grosso rischio di fronte alla comunità internazionale, tracciando una linea netta e definitiva rispetto alle polemiche scaturite dopo l’entrata in vigore delle leggi repressive contro il Pride e contro ogni forma di dissenso, che gli sono valse una procedura per l’articolo 7 da parte dell’Unione Europea. Procedura mai applicata prima e ancora in corso di approvazione che escluderebbe l’Ungheria dal diritto di voto e di veto sulle decisioni europee.

La minaccia di ritorsioni

Il presidente magiaro si è limitato, per ora, a postare una foto sui social che lo ritrae insieme ai nipoti, con il commento “Orgoglioso di loro” che gioca sul significato inglese della parola “pride”: orgoglio, appunto.

Alla vigilia del Pride, il Ministro della Giustizia Bence Tuzson ha annunciato la seria intenzione di prendere provvedimenti contro i manifestanti. Secondo la legge sulla tutela dei minori che ha reso illegale il Pride di Budapest, gli organizzatori dell’evento rischierebbero fino a un anno di reclusione. In base alla normativa magiara, inoltre, per i 200 mila manifestanti di Budapest vi sarebbe il rischio di incorrere in una multa di 500 euro.

Verrebbe spontaneo chiedersi, a questo punto, in che mondo andrebbero identificati i partecipanti al corteo del 28 giugno. Ebbene, un articolo della legge voluta da Orbán autorizzerebbe le autorità a ricorrere a dispositivi e software di riconoscimento facciale. Cosa che è espressamente vietata dalla legge europea sull’intelligenza artificiale, approvata il febbraio scorso.

Il nodo AI e il Pride

In una lettera aperta pubblicata sul sito “Politico“, alcune associazioni per i diritti umani nei giorni precedenti al Pride avevano paventato la possibilità che il governo usasse dispositivi di riconoscimento biometrico per sanzionare i manifestanti, aggirando i limiti imposti dalla legge europea. Nella lettera, si evidenzia che tale violazione costituirebbe un precedente pericoloso in grado di innescare una reazione a catena negli Stati membri per dotarsi di una legislazione simile.

Un allarme parzialmente rientrato in questi giorni. In una dichiarazione ufficiale, la polizia ungherese ha annunciato che i partecipanti al Pride di Budapest non saranno perseguiti. In sintesi, la motivazione è questa: poiché la manifestazione è stata presentata come evento comunale, i partecipanti “non credevano fosse illegale”.

Al di là del sollievo per aver evitato la sanzione, l’annuncio include implica alcuni aspetti decisamente preoccupanti: non è difficile intuire che, per le autorità ungheresi, l’evento resta da considerarsi illegale, quindi non si esclude la responsabilità degli organizzatori e delle autorità cittadine che potrebbero essere perseguiti con l’aggravante di aver imbrogliato i cittadini rispetto alla natura dell’evento.

Inoltre, resta il nodo sull’uso dell’AI. Che la polizia ungherese non la usi in questa specifica occasione non vuol dire che non possa farlo in futuro. Una possibilità che ci troveremo a dover chiarire in futuro.

Articolo a cura di Andrea Pezzullo

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