La legge svuota-carceri non è attuabile per mancanza di fondi
La legge svuota-carceri per la domiciliazione dei detenuti con problemi di dipendenza è entrata ufficialmente in vigore, ma non è attuabile per mancanza di fondi.
Il 21 agosto è entrata in vigore la “legge svuota-carceri”, un provvedimento voluto dal governo che prevede di assegnare i domiciliari ai detenuti tossicodipendenti o alcol-dipendenti che aderiscono a un programma di recupero.
Questa legge deriva dall’esigenza, in primis, di un trattamento più adeguato e un recupero più efficace per le persone che soffrono di dipendenze. Esiste però anche un grave problema di sovraffollamento delle carceri, che la legge potrebbe in parte risolvere. Il 19 agosto il dato sulla la capienza delle carceri era al 141,3%, quasi sette punti percentuali in più di un anno fa.
I fondi della “legge svuota-carceri”
Il progetto della legge svuota-carceri è utile, nobile e urgente. Nelle carceri italiane, però, quasi un detenuto su tre è tossicodipendente. Circa 20mila persone secondo i dati di aprile 2026 del Garante nazionale delle persone private della loro libertà personale. Ebbene, i soldi non sono sufficienti per far sì che ognuno di essi usufruisca della legge.
La copertura finanziaria di 19.436.250 di euro per il 2026, secondo il ministero stesso, coprirebbe circa 500 persone nel 2026. Secondo il ministro della Giustizia Carlo Nordio sono invece solo 10 mila, la metà di coloro che ne necessitano, le persone tossicodipendenti che potrebbero sfruttare questa legge nei prossimi anni.
Questo perché, affinché la detenzione domiciliare in comunità funzioni davvero servono investimenti seri in diversi ambiti: strutture di accoglienza, personale, assistenti sociali, educatori, operatori sanitari.
Le falle della legge svuota-carceri
In più, al momento le persone che possono potenzialmente (ma non nei fatti) sfruttare questo servizio sono soltanto coloro che hanno commesso reati legati alla loro dipendenza. Ci sono però molte altre persone che rischiano di intensificare o sviluppare dipendenze proprio tra le mura carcerarie e che non potranno essere trasferite ai domiciliari.
Insomma, nonostante l’apertura del governo per un problema di cui inizialmente non voleva farsi carico, gli ostacoli per prendere davvero dei provvedimenti in merito sembrano ancora insormontabili.
Articolo a cura di Iris Andreoni
Immagine di copertina via Unsplash
