Al voto in Nicaragua: Daniel Ortega vuole essere rieletto a ogni costo

Chi è Daniel Ortega, il quattro volte presidente del Nicaragua che vuole essere riconfermato in elezioni molto discusse.

Daniel Ortega, quattro volte presidente del Nicaragua, è rimasto il principale candidato alla vittoria e alla rielezione nella prossima tornata elettorale del 7 di novembre, dopo che almeno 37 leader dell’opposizione sono stati arrestati, comprese sette persone che avevano manifestato la volontà di candidarsi alla presidenza.

Dopo aver ricoperto la carica la prima volta tra il 1985 e il 1990, e poi tra il 2007 e il 2012 e tra 2012 e 2017 e, infine, dal 2017 ad oggi – dopo una riforma costituzionale che ha eliminato le limitazioni per mandati consecutivi in Nicaragua – , la figura di Ortega è associata al Paese centro-americano sin dai tempi della Rivoluzione Sandinista.

Rieletto due volte, ora cerca la terza rielezione consecutiva e il quinto mandato in totale, correndo insieme alla moglie Rosario Murillo – attuale vicepresidente e candidata alla rielezione – per la Alianza Unida Nicaragua Triunfa, capitanata dal Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN).

Il percorso verso le prossime elezioni, però, è stato caratterizzato dall’arresto dei principali leader dell’opposizione – i quali vengono accusati di presunti reati come il riciclaggio di denaro sporco e reati contro lo Stato – , il che ha messo in dubbio la legittimità di tutto il processo, e ha determinato la reazione critica da parte di organismi internazionali.

Tutte le persone arrestate, tra le quali candidati alle presidenziali, imprenditori e attivisti, hanno negato le accuse a loro carico. Anche organismi internazionali, tra cui la OSA (Organizzazione degli Stati Americani) e l’ONU, hanno condannato gli arresti e chiesto la liberazione degli oppositori.

Il governo del Nicaragua ancora non ha provato le accuse, secondo quanto ha precisato Human Rights Watch. Ortega da parte sua ha detto che “i nemici della rivoluzione, i nemici del popolo, stanno gridando poverini, com’è possibile che siano stati arrestati, detenuti, processati”.

La vicepresidente e first lady di Nicaragua, Rosario Murillo, ha risposto a chi critica il governo: “In quanti paesi e in quante organizzazioni abbiamo visto come le persone che agiscono contro le popolazioni, saccheggiando, robando, vengono portate davanti alla Giustizia”.

Inizi del sandinismo

Ortega è nato a La Libertad, Chontales in Nicaragua, l’11 novembre del 1945. Ha frequentato Giurisprudenza presso l’Università Centroamericana, ma ha abbandonato gli studi per unirsi al sandinismo, motivo per cui ha poi passato 7 anni in prigione.

Negli anni Settanta il FSLN iniziò una lotta armata per sconfiggere il dittatore nicaraguense Anastasio Somoza, ottenendo la vittoria nel 1979.

In quegli anni Ortega conobbe Rosaro Murillo durante l’esilio in Costa Rica nel 1977. Si sposarono ed ebbero 7 figli.

Dopo il trionfo della Rivoluzione sandinista, il Nicaragua si trovò coinvolto in una guerra civile contro i ribelli appoggiati dagli Stati Uniti d’America, conosciuti con il nome di “contras”.

In quel periodo, gran parte del paese venne distrutto”, ricorda il professore Alastair Smith dell’Università di New York, autore di “The Dictator’s Handbook: Why Bad Behavior is Almost Always Good Politics” (Manuale del dittatore: perché comportarsi male è quasi sempre una buona politica).

Venne istituito il servizio militare obbligatorio e il cibo venne razionato durante un embargo economico ordinato da Washington.

Prime presidenze di Ortega

Nel 1979 Ortega è stato coordinatore della Giunta di Ricostruzione Nazionale, e più tardi vinse le elezioni presidenziali nel 1984, tornata in cui non prese parte l’opposizione radunata nel Coordinamento Democratico del Nicaragua che affermava che non c’erano garanzie, d’accordo con il think tank Cidob. Governò fino al 1990, quando perse alle urne contro Violeta Barrios de Chamorro.

Ancora influente in politica, tornò al potere nel 2006, dopo quasi due decenni di governi di destra. La Costituzione gli impediva di ripresentarsi nel 2011, ma “il suo potere sui giudici rese possibile annullare quella clausola con la motivazione che si sarebbero violati i suoi diritti umani”, racconta Smith. Il 6 novembre venne eletto con il 63% dei voti. Ottenne 62 dei 90 seggi in ballo, sufficienti per riformare la Costituzione.

Con un’immagine nuova di uomo pacifico, nel suo primo governo del XXI secolo proclamò un Nicaragua “cristiano, socialista e solidale”, in un paese a maggioranza cattolica.

Coniugava così il profilo conservatore alla morale. Si tolse la camicia verde da guerrigliero per altre dai toni più tenui, e cercò presso il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e Washington credito e investimenti.

Allo stesso tempo, dichiarò la sua lealtà e amicizia al presidente del Venezuela, Hugo Chávez, al cubano Fidel Castro e al leader libico sconfitto, Muʿammar Gheddafi.

Le proteste del 2018

Nell’aprile 2018 in Nicaragua, uno dei paesi dell’America Latina più arretrati dal punto di vista dello sviluppo umano, sono scoppiate proteste contro la riforma della sicurezza sociale, che avrebbe aumentato i contributi a carico dei lavoratori e dei datori di lavoro a favore del sistema pensionistico. 

Le violente manifestazioni di massa in tutto il paese sono state le prime negli allora 11 anni di governo di Ortega, e hanno lasciato in eredità centinaia di morti e un clima di tensione nel paese.

Ortega ha affermato in quel momento che le proteste erano state orchestrate da quello che chiama imperialismo statunitense con l’appoggio delle destre locali e che i morti sono responsabilità di gruppi di terroristi che si oppongono al governo usando gli stessi metodi usati in Venezuela.

A differenza del Venezuela, dove le proteste contro il chavismo sono state guidate quasi sempre da storici oppositori di Hugo Chavez, in Nicaragua la situazione è diversa perché alcuni leader dell’opposizione sono stati compagni di viaggio dello stesso Ortega durante la lotta contro la dittatura di Somoza e hanno ricoperto incarichi importanti nel governo sandinista tra il 1979 e il 1990.

Molti di loro sono stati molto critici nei confronti di Ortega per via della sua politica di alleanze con i partiti conservatori, le realtà imprenditoriali e soprattutto con la Chiesa cattolica che ha appoggiato Ortega – tra le altre cose- per vietare l’aborto.

Sanzioni internazionali

L’Unione europea ha introdotto sanzioni nell’ottobre 2019 per affrontare il deterioramento della situazione politica e sociale del Nicaragua, e l’11 ottobre scorso ne ha annunciato la proroga fino al 15 ottobre 2022.

Tali sanzioni sono applicate anche a persone ed enti responsabili degli abusi e delle violazioni dei diritti umani, della repressione della società civile e dell’opposizione democratica in Nicaragua, così come a persone ed enti le cui azioni sovvertono la democrazia e lo Stato di diritto.

Attualmente si applicano a 14 politici e funzionari nicaraguensi, compresa la vicepresidente e moglie di Ortega, Rosario Murillo.

Inoltre il Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti d’America ha imposto sanzioni alla ministra della Giustizia in Nicaragua, Ana Julia Guido Ochoa, al segretario per le Politiche Nazionali, Paul Oquist Kelley, e alla Cassa Rurale Nazionale (Caruna).

Il governo di Nicaragua non si è espresso su questa tornata di misure, ma il Presidente Daniel Ortega ha dichiarato in più occasioni che le sanzioni sono aggressioni alla sovranità nazionale e costituiscono un atto di ingerenza negli affari interni del Nicaragua.

Traduzione di Valentina Cicinelli da cnnespanol.cnn.com

Immagine di copertina via amnesty.it

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