Differenze di genere: i danni invisibili causati dal COVID-19

La pandemia ha causato emergenza sanitaria e crollo economico, ma il COVID-19 ci ha consegnato anche effetti nascosti. Ne parla UN Women in un dossier

UN Women per il programma Women Count ha recentemente pubblicato “From the insights to action: gender equality in the walk of COVID-19“, dossier sulle differenze di genere già esistenti in epoca pre-pandemica ma che con l’arrivo del Coronavirus hanno avuto un ulteriore incremento.

L’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile porta alla luce situazioni emergenziali su cui i governi dovrebbero intervenire di pari passo agli interventi per salvare i propri Paesi.

Impatto sulla salute femminile, sui settori lavorativi femminili più colpiti, il divario di povertà di genere. E un aspetto importante: la violenza domestica che in periodo di lockdown ha raggiunto picchi preoccupanti.

In seguito alla pandemia, nel 2021 si calcola che cresceranno a 96 milioni le persone in situazione di povertà ed il COVID-19 non fa che aumentare differenze di genere già esistenti: le persone più vulnerabili sono le comunità più povere ed emarginate.

Negli Stati Uniti i tassi di mortalità più alti sono registrati tra le popolazioni nere e latine. Anche nel Regno Unito ci sono disparità simili per sesso, razza ed etnia: le donne nere hanno 3 volte più probabilità di morire delle donne bianche a causa del COVID-19.

Disuguaglianze e disparità sociali come alloggi di scarsa qualità e sovraffollati, lavori insicuri e sottopagati e disuguaglianze di accesso all’assistenza sanitaria, riflettono realtà economiche già consolidate. Inoltre, per quanto riguarda la sanità, nonostante la scarsità di dati, si registrano effetti del virus diretti ed indiretti sulla mortalità materna, con stime fino a 56.700 decessi aggiuntivi.

I governi devono garantire continuità nel funzionamento dei sistemi sanitari anche per tutelare la salute delle donne e delle ragazze in gravidanza e dei neonati. Ma la pandemia sta mettendo a dura prova anche i sistemi sanitari più avanzati. L’inclusione di donne nelle leadership dei Paesi è fondamentale per portare avanti questi problemi in primo piano.

È risaputo che le differenze di genere si presentano soprattutto sul lavoro: le donne combattono da sempre contro contratti poco stabili e salari inferiori rispetto agli uomini. Con il crollo delle economie mondiali di riflesso le donne sono diventate più vulnerabili a licenziamenti.

A livello globale le donne costituiscono il 70% della forza lavoro sanitaria e sociale e di solito sono in prima linea in lavori come ostetriche, infermiere, operatori sanitari di comunità quindi figure più a rischio di altre. In Germania, Italia, Spagna e Stati Uniti i casi di COVID-19 tra lavoratrici sanitarie è due volte superiore rispetto ai colleghi uomini.

I dati sulla povertà riportano un salto da 71 milioni a 135 milioni di persone spinte in povertà estrema. Vanificati i cali raggiunti negli anni con molti sforzi. L’International Futures Model – commissionato da UN Women e UNPD (il programma delle Nazione Unite per lo sviluppo) del Pardee Center dell’Università di Denver – stima un aumento specialmente in zone dell’Asia centrale e meridionale e dell’Africa subsahariana: la povertà femminile pre-pandemica era al 10%, ora al 13%, aggravato nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni.

La soluzione potrebbe risiedere in investimenti intelligenti e politiche sane: un accesso all’istruzione e alla pianificazione familiare, salari equi, creazione una società più prospera, inclusiva e resiliente.

Il problema che colpisce le donne è doppio: da un lato c’è la perdita del posto di lavoro, dall’altro un cambiamento radicale del modo in cui trascorrono il tempo. Molte donne hanno affrontato un aumento del lavoro di assistenza non retribuito e una riduzione del reddito. In alcuni casi cercano invece di svolgere un lavoro a tempo pieno in modalità smartworking, dovendo anche svolgere lavori domestici. Stress ancora maggiore se si tratta di madri single.

In Asia e Regione del Pacifico il 66% delle donne ha riportato effetti sulla salute mentale rispetto al 58% degli uomini.

Le lacune dei servizi di base amplificano i problemi. Paesi con servizi e condizioni igieniche pressoché inesistenti sono più vulnerabili a livello globale. Circa 3 miliardi di persone non hanno acqua pulita e sapone. Si è registrato un aumento delle donne che nelle baraccopoli sono costrette a raccogliere l’acqua dalle pompe della comunità affollate, aumentando così l’esposizione al virus.

Sono state poche le misure adottate per sostenere le famiglie per riuscire a far conciliare lavoro retribuito e non retribuito. Meno del 5% delle misure erano sensibili al genere. Risultano invece fondamentali degli investimenti in queste aree per sostenere le donne e la loro partecipazione a lavori salariati.

Un altro punto importante affrontato dal Dossier riguarda la violenza.

Circa 243 milioni di donne e ragazze tra i 15 ed i 49 anni hanno subito violenza sessuale e/o fisica dal partner, nell’ultimo anno.

Una violenza intensificata dallo scoppio della pandemia. Per molte donne e ragazze la casa non è un posto sicuro. La convivenza forzata col proprio aguzzino, l’assenza di contatto sociale, l’accesso limitato ai servizi e al sostegno hanno aumentato questo problema.Nel Regno Unito sono morte 16 donne nel periodo di quarantena, dal 23 marzo 2020 al 12 aprile dello stesso anno. Tre volte di più dell’anno precedente. In tutti i Paesi, inoltre, le donne con disabilità hanno il doppio delle probabilità di subire violenza dal partner o da familiari.

In risposta a questa emergenza servono più servizi per le sopravvissute alla violenza e più misure di protezione. Servono rifugi che possano restare aperti come servizi essenziali, per dare spazio alle donne e alle ragazze che riescono a fuggire dalle loro case.

Le risposte dei governi sono state disomogenee in questo frangente: chi si è basato su campagne di sensibilizzazione, chi ha aumentato le linee telefoniche di aiuto, chi ha stanziato fondi a sostegno delle strutture.

Serve che vengano resi disponibili finanziamenti per le organizzazioni dei diritti delle donne e riconoscere in loro un ruolo di soccorritori primari. Serve supportare i servizi sanitari e sociali perché possano continuare a svolgere il loro ruolo.

La conclusione di questo dossier si basa su una richiesta chiara: dare priorità ai dati di genere. Sono necessarie statistiche che riflettano la vita di donne e ragazze nel contesto del COVID-19. La mancanza di dati da parte di certi Paesi crea delle lacune che impediscono di prevedere l’impatto che avrà la pandemia su parte della popolazione. Si pensi che solo il 45% dei dati sulla misurazione della violenza è reperibile. Il programma Women Count sta lavorando con partner di 62 Paesi per lanciare indagini che diano la priorità a questi dati.

È necessario colmare il divario. Se i dati di genere continuano a mancare i bisogni di donne e ragazze emarginate resteranno invisibili.

Giada Giancaspro

Immagine di copertina via unops.org

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