Romanzo Quirinale: i nonni al servizio delle Istituzioni e l’aritmetica elementare

Lunedì 24 gennaio i “grandi elettori” si riuniscono per iniziare le votazioni per il nuovo Capo dello Stato. Tra tanti dubbi e nomi fasulli, il destino del Paese alla vigilia del voto è ancora incerto.

Dopo aver fatto il punto su come funziona l’elezione della più alta carica dello Stato, chi sono i cosiddetti “grandi elettori”, cosa fa il Presidente della Repubblica nella puntata pilota di Romanzo Quirinale, in questo episodio proveremo a capire quali sono i nomi dei candidati più papabili e perché, alla fine, è tutta una questione di matematica.

Venti milioni di candidati

Come dicevamo, nel nostro Paese ci sono circa 20 milioni di potenziali candidati per ricoprire il ruolo più importante della nostra Repubblica. Questo perché per ricoprire quella carica basta avere più di cinquant’anni e godere dei diritti civili e politici. Tradotto in parole povere questo significa che anche mio padre, tuo suocero, la zia simpatica di quel tuo compagno di classe che all’uscita di scuola dava una caramella anche a te (e poco importa se ti chiamava Giovanni e tu ti chiami Luca) potrebbero occupare in modo legittimo il Quirinale… ma chi ha reali chance di vincere le elezioni si conta sulle dita d’una mano.

Roberto Bettega, Francesco Guccini, Valeria Marini, Giovanni Trapattoni e gli altri

Di solito la prima votazione è quella più divertente. In un Parlamento diviso e senza nessun nome forte da scrivere sulla scheda, le grandi elettrici e i grandi elettori sono soliti divertirsi a mandare a monte (almeno) il primo scrutinio. Basta rivedere lo spoglio per le elezioni di Sergio Mattarella, quando la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha dovuto leggere nomi improbabili vergati a mano sulla scheda.

 

Il momento di goliardia in realtà risponde ad una logica politica: cercare di guadagnare tempo per trovare un nome condiviso e al contempo abbassare il quorum.  Già perché finora nessun partito ha un vero e proprio nome adatto e condiviso e, come abbiamo detto nella prima puntata, dal terzo scrutinio andato a vuoto basterà una maggioranza semplice per eleggere il candidato. Quindi c’è il rischio che si temporeggi fino a quel momento.

Fuori i nomi dei candidati 

Oggi qualsiasi nome lascia il tempo che trova, ma dato che i giornali (anche questo) qualcosa devono scrivere, a questo punto butto il cuore oltre l’ostacolo… pur sapendo che già domani queste informazioni potrebbero essere invecchiate malissimo. L’unico certo è Silvio Berlusconi, il bis-nonno d’Italia che si è autocandidato e ha suggellato un patto con i partiti di centro-destra. Ma quanto durerà questa candidatura? Già mentre chiudiamo questo articolo, l’unica candidatura messa nero su bianco sta per diventare, ora dopo ora, solo fumo negli occhi e anche se il Cavaliere ci sta ancora provando  difficilmente riuscirà a recuperare il divario di consensi con il “nonno al servizio delle Istituzioni”: Mario Draghi.

 

Tra i tanti sondaggi, quello che mi convince di più è quello realizzato da YouTrend, insieme a Cattaneo Zanetto & Co. In pratica l’indagine demoscopica è molto semplice e si basa sulle risposte di solo 20 persone. Ma queste persone sono state scelte tra cronisti parlamentari e giornalisti politici. Insomma, quelle persone pagate per prevedere gli scenari futuri e che, molto spesso, ci azzeccano.

Stando al sondaggio la probabilità che Draghi venga eletto al Quirinale è al 44%, mentre quella di assistere ad un bis di Mattarella è al 17%.  Berlusconi è già quotato pochissimo (9%), addirittura dietro all’eterno parlamentare (38 anni consecutivi tra Camera e Senato) Pierferdinando Casini al 10%. In questo sondaggio trova qualche chance anche la ministra Marta Cartabia (8%) e altre personalità (12%).

 

Non è politica, è matematica

Mettiamo che ai blocchi di partenza di lunedì si presentano tutti/e e 1.009 i grandi elettori, compresi i/le delegati regionali che, come ci fa notare Pagella politica, dei 58 delegati dalle regioni le donne sono solo 6, così come gli under 40:

  • Partendo da sinistra abbiamo 18 elettori di Liberi e Uguali, 155 del Partito Democratico e 16 elettori che possiamo catalogare tra “altri di centro sinistra” (qui includiamo i sei di Centro Democratico e i 5 di FacciamoEco; a questo blocco aggiungiamo il Movimento 5 Stelle (236 rappresentanti).  Così arriviamo a 425 voti.
  • Ripartiamo dalla destra: qui abbiamo 63 elettori ed elettrici di Fratelli d’Italia, 212 della Lega, 134 di Forza Italia e 31 di Coraggio Italia; in questo blocco includiamo anche 5 elettori dell’UDC e 4 del gruppo misto o comunque non iscritti a nessun gruppo parlamentare ma che sono stati eletti tra le file del centrodestra; poi ci sono ancora 3 persone di Noi con L’Italia, una di Noi di Centro, una di Rinascimento e poi il rappresentante di #DiventeràBellissima ovvero il Presidente della Regione, Sicilia Nello Musumeci. Se questo blocco di centro-destra votasse unito arriverebbe a 455 voti.
  • Poi arriviamo a chi, sulla carta, rappresenta maggiore incertezza: i 16 di Alternativa, 45 ex M5S ma che non sono confluiti in Alternativa, 5 di Azione e + Europa e i 43 di Italia viva. Questo terzo blocco arriva a 129 voti.

Considerando che per eleggere il presidente dal quarto scrutinio ci vogliono 505 voti, va da sé che i partiti, i movimenti e i non partiti non hanno la capacità di eleggere da soli i propri rappresentanti. A questo scenario però dobbiamo mettere in conto eventuali defezioni e assenze causate dal contagio covid e i cosiddetti franchi tiratori.

Insomma, in questa elezione, considerato che finora tutti i partiti hanno dimostrato di non avere una soluzione, più che alla politica dobbiamo stare attenti ai conti aritmetici. Stando così le cose l’unica previsione possibile è che, con una sola votazione al giorno, avremo il nome del nuovo presidente della Repubblica solo giovedì 27 gennaio (sera) se non addirittura venerdì 28.

Damiano Sabuzi Giuliani

Immagine di copertina via Wikimedia

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