“La scienza: faro sul nostro futuro”: Giorgio Parisi ospite della FAO

Il Premio Nobel per la Fisica 2021 Giorgio Parisi ha partecipato alla conferenza online “Cambiamenti climatici, pace e sicurezza alimentare. Un approccio olistico per un futuro sostenibile”, organizzata dalla FAO.

Mercoledì 19 gennaio il nostro giornale ha partecipato a un evento online organizzato dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, dal titolo “Cambiamenti climatici, pace e sicurezza alimentare. Un approccio olistico per un futuro sostenibile” e al quale ha partecipato anche il professor Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica 2021. La conferenza è stata inaugurata dal Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu, che nel dare il benvenuto a tutti gli ospiti ha ricordato che abbiamo bisogno di ripensare tutta la filiera agroalimentare e di renderla sostenibile e resiliente, in grado di far fronte alla crisi economica che è emersa in modo ancora più evidente negli ultimi anni. Servono strategie agroalimentari nuove che possano essere effettive nella finalità del completo sradicamento della fame e della povertà nel mondo.

Nel corso dell’evento Giorgio Parisi è stato invitato ad aderire all’Alleanza dei Premi Nobel per la sicurezza alimentare e la pace e in questa occasione ha tenuto uno speech dal titolo “La scienza: faro sul nostro futuro. Parisi, ricordiamolo, è stato insignito del Nobel per la Fisica insieme a Syukuro Manabe e a Klaus Hasselmann “per i contributi rivoluzionari alla nostra comprensione dei sistemi fisici complessi”. Il fisico teorico, docente della Sapienza Università di Roma, è stato il sesto italiano a ottenere il Premio Nobel nell’ambito della Fisica, per i suoi “studi sull’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici da scala atomica a scala planetaria”.

Nel suo discorso il professor Parisi ha spiegato che la scienza è fondamentale per comprendere il mondo e promuovere uno sviluppo sostenibile, sottolineando come la FAO svolga un ruolo di capitale importanza, la sua finalità principale è ridurre il divario alimentare e la povertà nel mondo.

L’Alleanza dei Premi Nobel per la sicurezza alimentare e la pace è stata istituita nel 2016 come piattaforma per il dialogo strategico tra FAO e Premi Nobel sul rapporto fra sicurezza alimentare e pace, nonché per promuovere la creazione di società pacifiche e inclusive. Un discorso che ruoti attorno al tema della pace è strettamente legato al problema della disuguaglianza. Ci sono nel mondo tre miliardi di persone che non hanno accesso a un’alimentazione sana e questo costituisce un problema globale.

Stessa cosa può essere fatta per il problema della sostenibilità, sottolinea Parisi. Nonostante la finalità sia quella di sradicare la fame nel mondo entro il 2030, è chiaro che raggiungere questo obiettivo sarà molto difficile dal momento che la malnutrizione e la fame nel mondo sono ancora uno dei maggiori drammi dei nostri tempi. Servirebbe maggiore lungimiranza da parte dei governi e servirebbero scelte politiche adeguate per fare in modo che le istituzioni più importanti  possano raccogliere questa grande sfida e, lavorando di concerto con i maggiori protagonisti del mondo politico, fare quelle scelte in ambito politico, economico e sociale che potranno portare nel breve, ma soprattutto nel lungo termine, dei risultati concreti per ciò che riguarda proprio lo sradicamento della fame e della povertà nel mondo.

Il premio Nobel ha parlato poi alla classe politica, aggiungendo che finora i governi non sono stati all’altezza della gravità di questi problemi e non hanno neanche compiuto le scelte migliori né preso le decisioni più adatte per quanto riguarda la necessità di porre un freno ai cambiamenti climatici in atto nel mondo. Tra i problemi più gravi in tema di ambiente e cambiamenti climatici, bisogna considerare l’aumento delle temperature, in stretta relazione con le emissioni di gas a effetto serra: se non si porrà un freno a questo aumento della temperatura (la cui diretta conseguenza è il surriscaldamento globale), cataclismi, ondate di caldo, siccità e incendi potrebbero avvenire in futuro in scala maggiore rispetto a quanto ipotizzato dagli scienziati, sottolinea ancora Parisi. Basti pensare a quanto accaduto nella foresta amazzonica e nella foresta boreale, interessate da vasti incendi a seguito dell’aumento delle temperature. Le tante mobilitazioni nel mondo non hanno ancora spinto i governi a compiere le scelte giuste.

Così come avvenuto in questi ultimi due anni, i governi che hanno dovuto gestire l’emergenza sanitaria in corso hanno preso misure tardive e inappropriate rispetto alla gravità della pandemia, che si è diffusa in brevissimo tempo e su così larga scala. Allo stesso modo per quanto riguarda i cambiamenti climatici, dice ancora Giorgio Parisi, le scelte e le azioni dei governi sono state finora tardive e inadeguate. Dovrebbero invece adottare provvedimenti lungimiranti e considerare che la scienza deve poter interloquire con la politica affinché si possa optare per scelte mirate e misure adeguate alla salvaguardia della nostra civiltà e del nostro pianeta. Tutti i progressi della scienza mirano a ridurre l’incertezza e a voler fare previsioni sempre più precise per intervenire poi in modo corretto e provare a ridurre i danni. Perciò, a fronte di stime precise sul cambiamento climatico in corso, devono essere prese decisioni corrette e lungimiranti.

Nel concludere il suo discorso il premio Nobel ha spiegato che dobbiamo porre un freno all’aumento delle temperature altrimenti il surriscaldamento globale sarà maggiore, e ad esso corrisponderanno rischi maggiori, quali ad esempio il rischio incendi. Non possiamo invece prevedere con esattezza lo scenario dei danni che tali cambiamenti climatici causeranno. Suddetto scenario, infatti, potrebbe essere anche più catastrofico di quel che si pensa attualmente.

Nel corso della conferenza è stato accennato anche che un certo tipo di educazione al rispetto nei confronti dell’ambiente e lo studio della scienza sono importanti fin da bambini. È stata ricordata Maria Montessori, per aver avuto il merito di capire che lo studio della scienza è importante fin dai primi anni scolastici del bambino. Più in generale, serve una maggiore comprensione dei fenomeni scientifici da parte di tutta la società. Le generazioni di oggi esprimono sempre più spesso il timore che le generazioni future vivranno peggio. Le persone devono aiutare la scienza e i governi devono aiutare la scienza e orientare le scelte politiche verso la scienza, ma ragionando in termini di uguaglianza e sostenibilità.

L’intervento di Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace 2006

Durante la conferenza è intervenuto anche il professor Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace nel 2006. L’economista e banchiere bengalese  ha spiegato che siamo nel mezzo di cose terribili che stanno accadendo nel mondo e che una di queste cose è proprio il cambiamento climatico in corso. Sono in atto distruzioni spietate e molte volte irreversibili, come la pandemia che stiamo vivendo. Yunus ha fatto notare che ogni essere umano è diventato un potenziale bersaglio del virus.

Altra questione sollevata dal premio Nobel è stata quella dell’importanza di far capire a tutti che il riscaldamento globale costituisce un problema reale. La pandemia ha “interrotto la macchina” e oggi possiamo vedere la strada da intraprendere e scegliere un percorso diverso e migliore. Dal momento che “oggi la nostra casa è in fiamme”, dovremmo sfruttare la grande crisi che stiamo attraversando a livello globale e trovare in essa la possibilità di ricominciare in modo diverso, compiendo altre scelte e senza ripercorrere una strada vecchia che si è rivelata non buona. Dobbiamo ricreare le nostre istituzioni, le nostre destinazioni e il nostro modo di lavorare. Yunus ha poi proseguito parlando della necessità di ripensare il mondo e di considerare un nuovo modo di vivere, nuove speranze e una nuova civiltà. Mentre oggi si pensa solo a trarre profitto, sarebbe opportuno preoccuparsi piuttosto di produrre vaccini per tutti, per il bene del mondo.

Dobbiamo riscoprirci esseri umani. È importante pensare a come poter essere felici tutti e non solo chi trae profitto. Come sappiamo, al giorno d’oggi, parlando in termini economici, solo poche persone hanno in mano i profitti del mondo intero. Queste persone sono gli imprenditori. La nostra società non permette alla creatività di emergere ed è per questo che dobbiamo far sì che emerga una maggiore creatività”, ha concluso il professor Yunus.

Maria Laura Canori

Immagine di copertina via Unsplash / Polina Rytova

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