21 ministri con una missione: durare fino al 2023

Dopo il netto “sì” dei militanti 5 stelle oggi è nato il governo Conte bis: 21 i ministri, solo un terzo donne anche se in dicasteri importanti

Dopo tre settimane di tira e molla è nato il governo Conte bis. Una squadra di 21 ministri, di cui solo un terzo donne, seppure piazzate in caselle importanti. Sono sette i ministri senza portafoglio, poltrone spuntate come funghi, spesso totalmente nuove (vedi Innovazione), più utili a sedare la sete di poltrone che alla cittadinanza.

Ma tra tutti i nomi, quello che fa più scalpore è quello di Vincenzo Spadafora, considerato il padre di questa alleanza, colui che non solo ha favorito questo matrimonio “giallo-rosso”, ma che ha ospitato a casa propria le delegazioni per stilare il programma.

Per lui, da giorni, ci si aspettava un posto a Palazzo Chigi o in qualche Ministero di peso. Invece dalla delega alle Pari Opportunità è passato alle Politiche Giovanili. Apparentemente sembra l’unico trombato di questo nuovo Esecutivo, colui che è entrato papa ed è uscito cardinale.

Tutti gli altri erano nomi che circolavano e che in qualche modo rispondono alla logica Cencelli di minuziosa spartizione del potere. Una mappatura che si nota meglio all’interno della compagine del Partito Democratico, ma solo perché siamo più abituati a seguirne le vicende interne.

Mentre per il Movimento c’è da pensare che quelli saliti in auge siano tutti molto vicini a Luigi Di Maio, che ha voluto lasciare (non a caso) le sue poltrone a Via Veneto (ministero dello Sviluppo economico e Lavoro) a due pentastellati, sottraendo i dossier alle mani del Pd, per passare agli Esteri.

Certo, sulla competenza di alcuni nominati in Ministeri chiave ci sarebbe da discutere parecchio, ma non sarà il primo Esecutivo ad avere gente impreparata al posto sbagliato. C’è da dire che, anche in passato, alcuni dei nostri impreparati onorevoli poi hanno dimostrato di cavarsela molto bene alla prova dei fatti e anche stavolta non ci resta che incrociare le dita.

Comunque la lista dei ministri ha convinto velocemente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che vista la brevità del colloquio con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, deve essersi limitato a vergare la lista, contrariamente a quanto era successo con il primo governo giallo-verde sul nome di Paolo Savona all’Economia e anche con Matteo Renzi che si era trattenuto diverse ore con il presidente tanto da dover twittare “arriviamo” per rassicurare gli animi tra i giornalisti in attesa alla Vetrata del Quirinale.

Ma a rassicurare Mattarella sono state nomine giuste nelle caselle importanti come Interno, sottratta ai partiti per una tecnica, la Prefetta Luciana Lamorgese; all’Economia finisce l’eurodeputato di lungo corso Roberto Gualtieri, più volte relatore del bilancio europeo e rappresenta un ottimo punto di congiuntura con l’Europa e la Bce.

Agli Affari europei va l’ex viceministro degli Esteri, Enzo Amendola. Si perché Europa e conti pubblici ultimamente sono diventati il cruccio del Quirinale e ristabilire dopo 14 mesi di toni accesi, un corretto rapporto con Bruxelles diventa quanto più dirimente, soprattutto in un momento di crisi dell’Eurozona e lo scampato pericolo (solo momentaneo) del sopravvento delle forze populiste.

Insomma ci sono 26 punti di governo e 21 ministri, basteranno per portare la legislatura alla scadenza naturale?

Sara Dellabella

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