Mali, secondo colpo di stato in meno di un anno

I militari riconfermano il proprio ruolo di potere. Critiche le istituzioni internazionali, tiepida la popolazione.
Mali

Il nuovo presidente ad interim Assimi Goita. Fonte immagine: ilPost.it

Un rimpasto governativo non gradito e il Mali assiste al secondo colpo di stato in 10 mesi. Ad agosto il presidente Ibrhaim Boubacar Keità era stato destituito dai militari guidati dal Colonnello Col Assim Goità, con l’appoggio della popolazione stanca di un governo corrotto e di una situazione di costante insicurezza – dovuta alla presenza della jihad.

In seguito al colpo di stato Col Goità divenne vice presidente. La scorsa settimana, invece, è toccato al Presidente ad interim Bah Ndaw e al primo Ministro Moctar Ouane: i due sono stati deposti e arrestati. E per Col Goità questa volta c’è la carica presidenziale ad interim, inizialmente autoproclamata e, qualche giorno dopo, confermata dalla Corte Costituzionale. Il due volte golpista ha agito contro Ndaw e Ouane con l’accusa ufficiale di “Aver mancato alle proprie responsabilità istituzionali ed aver boicottato la transizione”. L’attuale governo, infatti, è transitorio e deve traghettare il Paese dell’Africa occidentale verso le elezioni del Febbraio 2022. Elezioni comunque confermate, come assicurato dallo stesso Goità subito dopo la presa di potere.

Sia Ndaw che Ouane erano stati incaricati delle loro posizioni dagli stessi colonnelli che li hanno ora deposti. Rispetto alla rivolta di quest’estate, l’insorgere dei militari non ha trovato lo stesso placet: immediata la reazione delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana, dell’UE e dell’ECOWAS (l’Unione Economica degli Stati Africani Occidentali) che hanno intimato l’incondizionato rilascio di presidente e ministro, arrivato due giorni dopo il golpe.

Anche la popolazione, che in Agosto aveva sostenuto la rivolta e che manifestava contro il governo da settimane per le ragioni menzionate, adesso si sta dimostrando molto più fredda verso una presa di posizione che, in effetti, sembra essere mossa più che altro da interessi di vertice. Sebbene i cambiamenti auspicati in estate tardassero ad arrivare – soprattutto in ambito economico e lavorativo – scontento e tensioni si sono resi più evidenti in seno al governo che per le strade del Mali, probabilmente perché l’attuale giunta politica è solamente ad interim e percepita come non definitiva.

Ma cosa ha fatto scattare la rivolta dei militari? Il nuovo colpo di Stato è arrivato a poche ore da un rimpasto governativo che aveva estromesso Sadio Camara y Modibo Koné, due ufficiali che avevano preso parte alla rivoluzione estiva e che erano, rispettivamente, alla Difesa ed alla Sicurezza. Una scelta per la quale non era stato interpellato il Vice Presidente Goità che, invece, secondo la Carta di Transizione, ha piena gestione delle nomine dei due ministeri: da qui, l’accusa di sabotaggio e di violazione dei principi stessi della transizione governativa (espressi nella Carta di Transizione).

Goità ha vissuto il rimpasto come un’evidente e deliberata riduzione della propria influenza e di quella della giunta militare. E ha deciso per il golpe approfittando di un’atmosfera che nelle ultime settimane si era fatta più tesa: uno sciopero generale guidato dall’opposizione del Raggruppamento di Forze Patriottiche (M5-RFP) aveva convinto Ouane a dimettersi. Dimissioni non accettate da Ndaw che aveva indetto, invece, il rimpasto.

Dopo gli ultimi avvenimenti che hanno sconvolto il Mali, la fiducia dela popolazione e dell’opinione internazionale nei confronti di Goità non è alle stelle. Per quanto gli obiettivi della transizione procedessero a rilento, infatti, il premier Ouane sembrava aver indicato un percorso democratico incentrato soprattutto sul decentramento governativo.

A questo si aggiunga il fatto che la popolazione sembra non avere più tanta fiducia nella capacità dei militari di contrastare la presenza di gruppi jihadisti che imperversano, ormai, non solo nei vicini Burkina Faso e Niger ma anche in Mali proprio interno – soprattutto al centro ed al nord del Paese. Gli attacchi, che prendono di mira principalmente esercito e membri delle Nazioni Unite, costringono comunque la popolazione locale a continui spostamenti in cerca di sicurezza.

Il Mali, come diversi altri paesi africani, nel corso della sua storia ha visto susseguirsi diversi colpi di stato: dal 1952 la nazione ne ha visti ben otto, il più recente dei quali nel dicembre 2012. Tale presa di potere avvenne in maniera molto simile all’attuale: i militari che nove mesi prima avevano ribaltato il potere, arrestarono il primo ministro di transizione Cheick Modibo Diarra a causa di forti disaccordi, costringendolo a dimettersi.

Sara Gullace

Immagine di copertina via Twitter

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