Musica in 3D: questo mese meglio dire Musica in 3Donne

Questo mese alla rubrica Musica In 3 Dischi aggiungiamo una seconda lettura, Musica in 3 Donne: Naomi Berrill con Suite Dreams, Laura Marling con Song for Our Daughter e Joan As Police Woman con Cover Two

La rubrica di questo mese è dedicata all’universo musicale femminile. Tra le tante artiste presenti sulla scena musicale contemporanea ne abbiamo selezionate tre che hanno forza, coraggio, carisma e capacità artistiche e che nella definizione generica di pop music stanno un po’ strette. 

Tre donne che si affacciano al mainstream, ma senza troppi compromessi. 

Tre donne che hanno deciso di fare musica a modo loro e con il loro personalissimo stile.

 

Suite Dreams – Naomi Berrill

Foto di Edoardo Delille

Fino a dove si può spingere il suono di un violoncello? Questa sarebbe forse una domanda da fare a Naomi Berrill, ma probabilmente la sua risposta riempirebbe decine di pagine.

Perché la Berrill, oltre ad avere delle doti fuori dal comune, è nata e cresciuta tra arte e musica. Nasce, infatti, a Galway da molti considerata la capitale culturale dell’Irlanda occidentale. I suoi  genitori sono insegnanti di musica. Da quando è nata la Berill ha passato tutta la vita a studiare musica: dall’elettroacustica al jazz e al folk, affiancando allo studio del violoncello quello di pianoforte, canto, chitarra, violino e trombone.

Da tempo la Berrill vive e lavora in Italia e proprio nel nostro paese – a Firenze – ha trovato molte delle ispirazioni per questo disco.

 Il disco è una raccolta di 3 suite. Silent Woods ovvero 5 tracce concepite nel Parco delle Cascine di Firenze e dedicate alla natura. Dance Suite, composta da 5 danze tra musica classica e tradizione folk. Playground Suite, infine, evoca un’atmosfera fanciullesca in cui canzoni, poesie, danze e melodie di differenti paesi si uniscono in un solo mondo per voce e violoncello.

Suite Dreams non è un disco comune né semplice da capire se non si ascolta con la dovuta attenzione e calma. Non troverete ritornelli orecchiabili né le sue canzoni vi avvolgeranno quando entrate nei negozi o nei centri commerciali, ma va bene così: suite dream è musica seria, profonda e per certi aspetti paurosamente romantica. Frutto di chi di musica ne sa parecchio e ha doti canore notevoli.

Veramente nulla da invidiare alle blasonate icone pop dei nostri tempi.

Song for Our Daughter – Laura Marling

Foto di Gus Stewart/Redferns

Settimo album in studio della cantautrice britannica Laura Marling. Quando debuttò nel 2008 si parlò di “ragazzina prodigio”. Oggi quella ragazzina ha trent’anni e una carriera discografica di tutto rispetto. E torna sulla scena musicale tre anni dopo Semper Femina, un capolavoro che è quasi  concept album sulla natura vulnerabile dell’essere femminile.

Song for Our Daughter ha il sapore del canto di una madre ad una figlia, una madre che rassicura ma non vizia, che si prende cura ma senza dire bugie, anzi mettendo davanti tutti i dubbi e le criticità di questo periodo storico e mettendo in luce tutte le fragilità e le contraddizioni  di quest’epoca così strana. 

Il disco sembra scritto apposta per dare una chiave di lettura all’umanità in questo momento di crisi mondiale. Certo, non sarà questo a farci vedere la luce in fondo al tunnel. Ma l’ascolto di questo disco, che spazia dal folk al pop rock con venature soul che ricordano Leonard Cohen o Joni Mitchell, sicuramente aiuta!

Con questo secondo disco di cover (il primo è del 2009) Joan Wasser conferma il suo estro creativo e la sua capacità di rendere personali e originalissime anche cose non sue. 

Nel disco di 11 anni aveva rivisitato canzoni di artisti del calibro di Jimi Hendrix, David Bowie, Sonic Youth, ma anche Britney Spears e Nina Simone. E già allora era stato chiaro che qualsiasi canone o etichetta alla Wasser andavano strette. E l’ha dimostrato ampiamente nella sua carriera come Joan As Police Women.

Ed ecco che Joan trasforma Kiss di Prince in una ballata blues o smonta e ricompone totalmente in chiave hip hop Spread degli Outcast per poi piazzare una versione delicatissima di Under Control degli Stokes che prende le vesti di un pezzo R&B.

C’è anche qualche sbavatura è vero, come per Not the Way di Cass McCombs forse troppo “ermetica”, ma poi il disco si riprende subito con una versione di Keep Forgetting di Michael McDonald che è ancora più bella e credibile dell’originale.

Life’s what you make it dei Talk Talk si trasforma in un pezzo trip hop alla Massive Attack. Poi la ciliegina sulla torta: una stupenda interpretazione di Out Of Time dei Blur che farà storcere il naso a qualche fan del brit pop, ma che ha sicuramente poco da invidiare alla già stupenda versione originale.

Coraggiosa la versione di On the beach, il classico di Neil Young

Poi arriva la sorpresa con There are worse things I could do… una canzone già sentita, ma per risalire all’originale dobbiamo fare un piccolo sforzo con la memoria e riprendere il quarto lato della colonna sonora del musical Grease. Stupefacente!

Chiude il disco una tesissima versione di Running di Gil Scott- Hearon che grazie a Joan assume una chiave melodica e molto più orecchiabile.

Insomma con questo disco Joan Wasser dimostra ancora una volta di voler fare solo quello che piace a lei e a modo suo. Spero continui così… per me se decidesse di mettere in musica l’elenco dei comuni italiani riuscirebbe comunque a trarne un lavoro delizioso, romantico e sensuale come solo lei sa fare.

 Damiano Sabuzi Giuliani

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