Come si spiega il successo del Bhutan nella battaglia contro il COVID-19?

La risposta del Paese asiatico al Coronavirus, guidata dalla scienza e da rapide azioni preventive, si è fortificata grazie ai suoi valori tradizionali condivisi

In Bhutan, ogni giorno la popolazione offre preghiere e cerimonie per allontanare la minaccia della pandemia del Coronavirus. Gli abitanti dello Stato himalayano ritengono di essere stati risparmiati dai loro dei guardiani.

Nonostante potrebbe essere stata solo fortuna, questa nazione buddista, spesso dimenticata, sta emergendo come esempio di successo per quanto riguarda la gestione dell’epidemia con una leadership decisa e collettiva. Indubbiamente, se non fosse stato per la forte iniziativa del re, del governo e dei suoi cittadini, i circa 750.000 abitanti del Bhutan avrebbero potuto avere un destino diverso.

Alla prima apparizione del virus, la nazione sembrava particolarmente vulnerabile. Questo Paese in via di sviluppo è circondato da due degli Stati più popolosi del mondo, India e Cina, dove è iniziata la pandemia. Il Bhutan ha un confine aperto con il primo ed è molto popolare tra i turisti cinesi. Inoltre, molti studenti butanesi sono tornati a casa da Paesi con moltissimi infettati, prima dei diversi lockdown nazionali.

La potenziale esposizione al COVID-19 del Bhutan è stata accompagnata anche dall’alto rischio di diffusione del virus all’interno dei suoi confini. La nazione non ha abbastanza dottori: ce ne sono solo 300 in tutto il territorio. Il Ministero della Salute conta solo un esperto di terapia intensiva, qualche specialista in malattie polmonari e alcuni professionisti di laboratorio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) inizialmente aveva fornito una serie di kit per i test, che adesso sono quasi terminati, ma mancano ventilatori e dispositivi sanitari di sicurezza. Inoltre, nonostante il Paese sia scarsamente popolato, circa un quinto della popolazione vive nelle tre aree urbane più popolate, inclusa la capitale, Thimphu.

Considerato tutto questo, una risposta effettiva e capace è stata più che vitale.

Il primo caso in Bhutan è stato registrato il 6 marzo, quando un turista statunitense di 76 anni era risultato positivo. L’uomo ha ricevuto molta attenzione e cure, con tanto di preoccupazione pubblica, e addirittura una visita personale da parte del re. Anche la sua partner era risultata positiva al Coronavirus. Entrambi sono rimasti in cura con test frequenti fino alla loro guarigione.

Nonostante si basi fortemente sugli aiuti esteri, il Bhutan garantisce cure sanitarie gratuite per tutti. Si tratta di uno dei pilastri della sua filosofia, basata sulla Felicità Interna Lorda (FIL), che tenta di definire uno standard di vita sulla falsariga del Prodotto Interno Lordo. Proprio la possibilità di accedere gratis alla sanità è stata la prima linea di difesa per i “pazienti zero” del Paese, insieme all’impegno di testare regolarmente chiunque avesse sintomi o fosse entrato in contatto con casi confermati.

È stata la scienza a guidare la successiva e rapida mobilizzazione della nazione. Infatti, il Primo ministro, Lotay Tshering, e il ministro della Salute, Dechen Wangmo, erano entrambi funzionari sanitari prima di darsi alla politica. Già dalla fine di febbraio il Paese aveva stilato un Piano di Risposta e Preparazione Nazionale e istituito un comitato d’emergenza. Allo stesso tempo, lo Stato ha pubblicato aggiornamenti quotidiani, notiziari e conferenze stampa per tenere i cittadini aggiornati sulla situazione.

Dopo i primi due casi, il Bhutan ha cominciato immediatamente a tracciare e testare chiunque fosse entrato in contatto coi due turisti. Inizialmente, chiunque entrasse nel Paese doveva passare 14 giorni in quarantena in una delle 120 strutture organizzate velocemente. In seguito, a questo periodo si è aggiunta una settimana per rassicurare i cittadini. Qui, le chiusure di larga scala adottate in altre parti del mondo sono state evitate. Invece, il governo ha chiuso le scuole a Thimphu, ha vietato ai turisti di entrare e ha incoraggiato le norme di distanziamento sociale.

Nel frattempo, il forte senso di comunità del regno buddista si è fatto avanti.

I proprietari di hotel hanno messo a disposizione le loro strutture gratuitamente, le aziende hanno offerto contributi in denaro, agricoltori e cooperative agricole hanno donato i loro prodotti e i ristoranti fornivano cibo gratis. Collaborando col governo, gli abitanti hanno aiutato a creare le zone di quarantena nei paesini, costruendo strutture di isolamento con il bambù.

 

Tranne in alcuni casi, il Bhutan non si è sottratto dal prendere decisioni preventive difficili il prima possibile. Il 22 marzo, il re ha deciso di chiudere i confini del Paese, permettendo soltanto l’entrata dei beni essenziali. Per uno Stato che si basa fortemente sulle importazioni, specialmente cibo e carburante dall’India, e sul turismo, questa decisione ha effettivamente frenato l’economia. Tuttavia, il governo ha annunciato un pacchetto di prestiti e misure di sgravio per aiutare grossisti, agenzie di viaggio e piccole industrie a rimanere a galla e mantenere il proprio personale.

Mentre numerosi Paesi chiudevano i battenti, uno dopo l’altro, i bhutanesi nel mondo hanno cominciato a tornare a casa e sono finiti in quarantena non appena atterrati, per precauzione. Una serie di voli charter ha riportato a casa studenti e lavoratori che volevano rientrare ma non sapevano come. Verso la metà di aprile ci sono stati nuovi casi: si trattava di studenti rientrati dagli Stati Uniti o dal Regno Unito.

Anche la chiara leadership del re del Bhutan e di alcuni politici è stata importante.

Il sovrano ha visitato la maggior parte dei distretti, inclusa la parte meridionale del Paese, che ha un labile confine con l’India. Sotto il suo comando, il personale dell’esercito sta costruendo case di fortuna per migliaia di persone evacuate che in genere vivono al confine, che adesso è presenziato fisicamente da alcuni volontari per garantire la sicurezza.

Il governo si preoccupa non solo di fornire derrate alimentari alle strutture di quarantena, ma ha anche creato un fondo di risposta nazionale per il COVID-19, che ha velocemente attirato le donazioni pubbliche. I membri del Parlamento hanno già donato un mese del loro stipendio.

In seguito a un approccio basato su test, quarantene efficaci e controllo dei confini, il Bhutan è stato in grado di evitare il sovraccarico del suo limitato sistema sanitario. Inoltre, i valori tradizionali condivisi del popolo hanno fortificato la risposta di questa nazione: il re, i cittadini e il governo hanno lavorato a ranghi serrati per sostenere il proprio Paese.

Negli anni ‘50, il Bhutan era estremamente auto-isolato. Tuttavia, negli ultimi decenni ha cominciato ad aumentare i contatti con il mondo esterno. Ciò che questo Stato sta imparando velocemente è che bisogna abbracciare la globalizzazione e la scienza, senza dimenticare la propria eredità culturale, che permette di sopravvivere in tempi difficili.

 

Traduzione di Chiara Romano da thediplomat.com

 

Immagine di copertina via indiatrotter.com

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