Sei parti di Macba

A Barcellona, il Macba festeggia i suoi 25 anni, con un percorso diviso in sei sezioni tematiche sul rapporto tra arte contemporanea e società

di Alessia Signorelli

fonte immagine: galinsky.com

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I compleanni sono, nella maggior parte dei casi, dei momenti di autocelebrazione, durante i quali il festeggiato, riesce, tra le altre cose, a tirare le somme del suo vissuto. E, i compleanni delle istituzioni, non sono poi tanto diversi. E’ così che, il Macba di Barcellona, per festeggiare i suoi venticinque anni (il fatidico “quarto di secolo”), e celebrare la sua collezione, si fa letteralmente in sei.

Si intitola Critical Episodes (1957 – 2011), e, più che di una mostra vera e propria, si tratta di un percorso critico, appunto, che copre gli ultimi cinquant’anni di arte contemporanea, considerati cruciali per la sua evoluzione (o involuzione, a seconda dei punti di vista), concentrandosi sui momenti di “rottura” fondamentali per indagare il rapporto tra arte e il tessuto sociale in fermento.

Le sei sezioni, visitabili autonomamente, sono inperniate sull’analisi di quelle che, al giorno d’oggi, definiamo “crisi periodiche”. Si parte da Content Becomes Something To Be Avoided Like A Plague, e si prosegue con The Art of Globalisation;, Fissures;  Voyeurism, Fetishism and Narcisism; Work, Power and Control in a Globalised World e si finisce con Déconnage.

fonte immagine: artdistricts.com

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Le opere esposte, più di 240, sono state selezionate tra quelle contenute nel museo per illustrare i tentativi dell’arte di riuscire a leggere la società nella quale andava a svilupparsi, con i relativi scossoni e cambiamenti.

E’ l’affermazione del critico americano Clement Greenberg, secondo cui “il soggetto o contenuto diventa qualcosa da evitare come la peste” che accende la miccia di una nuova autocritica e dà fuoco alle polveri di una nuova visione dell’arte, che vede le sperimentazioni di Tapies, Rauschenberg, Hains e Henderson, tra gli altri, che inseriscono elementi considerati “estranei” sulla superficie del dipinto o nel trattamento della pellicola fotografica, come metafora di una nuova percezione da parte del pubblico. Forte è anche la critica nei confronti istituzioni museali più recenti, ree di aver “scomposto” l’arte per renderla più commercializzabile.

Da qui, iniziano a snodarsi discorsi inerenti alla complessità della presenza della critica d’arte come parte attiva nella creazione di un movimento artistico “globale” , in grado di astrarsi e varcare i confini nazionali per toccare i luoghi più lontani e rimanere, comunque, pertinente. Un occhio di riguardo è dedicato al “disimparare quanto si è appreso”, momento seminale, germinale della nuova arte, che si esplica attraverso la contestazione del sistema educativo, in un tentativo testardo di rivendicare a sé la propria originalità.

Si continua, quindi, con il ruolo assunto dal film, dalla “cinematografia” ed il suo impulso alle arti plastiche, la contaminazione della visione, dell’osservare,  il “voyeurismo” dello spettatore, che sublima il quadro e rende il film la nuova espressione di punta dell’arte, arrendendosi alla video-arte, alla nuova cultura della visione.

Se l’arte deve commentare la società, non può esimersi dal rapportarsi con il mondo del lavoro, sottolineato dall’opera di Alan Sekula “Shipwreck and Workers” (Version 3 for Kassel 2005-2007), una parte della quale occupa lo spazio esterno della Plaça Dels Angels, mentre un’altra si trova all’interno del museo. A concludere questo sguardo d’insieme sugli ultimi cinquant’anni nella critica d’arte e nell’arte –critica, ci pensa Déconnage, un video-saggio di Angela Melitopoulos e Maurizio Lazzarato sulla figura (dimenticata) di Francesc Tosquelles, morto esule in Francia perché perseguitato dal regime franchista, e pioniere dell’anti-psichiatria, che ha fornito le basi per il pensiero di filosofi contemporanei quali Deleuze e Guattari.

Un compleanno importante, questo del Macba, che ha preferito festeggiarsi esponendo i momenti di maggiore “difficoltà” interiore dell’arte, i momenti di maggiore dubbio e contaminazione, che sembrano un po’ essere anche la metafora di questa istituzione, che si presenta come un connubio, finora riuscito, tra pubblico e privato, andando a divenire un potente “role-model” vincente di gestione e divulgazione dei beni culturali contemporanei. Non, dunque, un compleanno “didattico”, quello del Macba, ma una celebrazione del pensiero, del fallimento e della ricerca, matrici essenziali della creazione.

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