Tre leggi per una nuova generazione di diritti femministi

Il Ministero dell’Uguaglianza spagnolo promuove riforme sull’aborto, sulla libertà sessuale o sull’identità dopo aver superato le obiezioni del proprio alleato di Governo e le difficoltà dei duri mesi di pandemia.

Il Ministero dell’Uguaglianza spagnolo riprende a settembre tre iniziative legislative – la riforma della legge sull’aborto, la legge sulla libertà sessuale e la cosiddetta legge trans – sperando di portarne a termine l’iter prima della fine della legislatura. Sono riforme profonde e ambiziose che la ministra Irene Montero definisce “una nuova generazione di diritti femministi”.

Il ministero gestito da Unidad Podemos (UP) spera con esse di lasciare il segno dopo i progressi sociali che all’inizio del XXI secolo hanno collocato la Spagna all’avanguardia e che portano il marchio del PSOE, come la legge sulla violenza di genere (2004), quella sull’uguaglianza (2007) o quella che permette il matrimonio tra persone dello stesso sesso (2005). Negli uffici del Ministero dell’Uguaglianza hanno deciso di premere sull’acceleratore il prossimo autunno con queste tre proposte, consapevoli di avere una opportunità unica stando al Governo.

I due progetti più avanti nell’iter legislativo – la legge sulla libertà sessuale e la legge trans – sono riusciti negli ultimi mesi a procedere nonostante l’opposizione incontrata perfino nell’ala socialista del Governo e nonostante la sosta obbligata che i mesi più duri del lockdown per la pandemia da coronavirus hanno comportato, quando tutti gli sforzi si sono prioritariamente rivolti alla gestione delle vittime di violenza di genere. Queste sono le tre proposte, il percorso sino ad ora e quello che rimane per andare avanti.

Riforma della legge sull’aborto

Delle tre è la meno avanti nell’iter legislativo. Il Ministero sta lavorando a una prima bozza, che si augura sia pronta nell’ultimo trimestre dell’anno, che implicherà un cambiamento radicale rispetto alla vigente legge sulla salute sessuale e riproduttiva e sull’interruzione volontaria di gravidanza, del 2010. L’intenzione del Ministero dell’Uguaglianza è eliminare “tutti gli ostacoli reali affinché i diritti riconosciuti siano diritti che tutte le donne possono esercitare”, ha spiegato Marìa Antonia Morillo, direttrice dell’Instituto de las Mujeres, in una delle giornate celebrate a luglio durante le quali si è dibattuto di alcuni aspetti della futura riforma, con modifiche che vanno intese come un “mandato del movimento femminista”, ha detto ancora Morillo. In quelle giornate, Montero ha annunciato che la riforma includerà misure per limitare l’obiezione di coscienza dei medici, saranno eliminati i 3 giorni di riflessione che prevede attualmente la norma e sarà consentito alle giovani di 16 e 17 anni di abortire senza che sia necessario il permesso dei genitori. Quest’ultimo punto è incluso nell’alleanza di governo firmata da UP e PSOE.

Si tratta di garantire, nelle parole della ministra, che qualunque donna possa recarsi “in un ospedale pubblico e vicino al suo luogo di domicilio” per avere accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. “Ci sono comunità autonome nelle quali non è stata praticata una sola interruzione volontaria di gravidanza in un centro pubblico e ci sono quelle in cui le donne sono costrette a andare fuori dalla propria regione, con tutto quello che questo implica” segnalava recentemente Montero durante un’intervista con El País e Le Monde.

La proposta va molto al di là dell’aborto in sé e prevede anche l’inclusione di misure volte a limitare gli uteri in affitto (o maternità surrogata, in cui una donna si fa carico della gestazione per altri) o contro la violenza ostetrica, di cui alcune donne sono vittime nel corso delle pratiche sanitarie durante la gravidanza e il parto. Il Ministero dell’Uguaglianza crede che la violenza ostetrica non sia una pratica isolata ma una forma ulteriore di violenza di genere normalizzata, basata su pratiche e stereotipi sessisti. Non esistono dati ufficiali per conoscerne l’ampiezza sebbene ci siano organizzazioni, come El Parto Es Nuestro, che da anni lavorano per richiamare l’attenzione su questo argomento e conoscerne la reale portata. Dopo l’annuncio di Uguaglianza, i professionisti che in Spagna assistono partorienti e puerpere hanno chiesto di essere coinvolti nella definizione della riforma di legge e stanno raccogliendo firme a tal fine.

La legge trans

In attesa di vedere come si evolverà la fase iniziale della riforma sull’aborto, quella conosciuta come legge trans – la legge per l’uguaglianza reale ed effettiva delle persone trans e per la garanzia dei diritti delle persone LGBTI, il cui progetto di legge è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 29 giugno – è fino a questo momento quella ha suscitato maggiori polemiche dentro e fuori il governo. I disaccordi durante l’iter legislativo tra l’allora vicepresidente Carmen Calvo e la ministra Montero sono stati in parte la causa dell’uscita di Calvo dall’Esecutivo. Al centro del dibattito c’è la libera autodeterminazione di genere, che prevede che qualunque persona dai 14 anni in su – sebbene con l’autorizzazione dei genitori o di un tutore se minore di 16 anni – possa cambiare il sesso e il nome sulla Carta d’Identità dopo 3 mesi dalla richiesta. Da quando la prima bozza di legge ha iniziato a circolare fino a quando è arrivato un testo al Consiglio dei Ministri sono trascorsi 5 mesi di tensione. In parte, per le obiezioni mosse dallo stesso Esecutivo che facevano appello alla certezza del diritto e per l’opposizione di una parte del movimento femminista, che vede nella futura legge una minaccia: ritengono che se il sesso si sceglie, questo pone a rischio tutte le leggi che contrastano la discriminazione nei confronti delle donne e che hanno le loro fondamenta sulla differenza tra donne e uomini.

Manca ancora un iter di durata indeterminata, dal momento che è necessario che vengano informati diversi organismi consultivi, come il Consejo de Estado o il Consejo General del Poder Judicial, e tutto il passaggio parlamentare alle Camere, dove i gruppi di interesse sperano di poter incorporare punti che si trovavano nella bozza iniziale presentata dal Ministero dell’Uguaglianza, ma che non sono inclusi nell’attuale documento, come la modifica nel registro a partire dai 12 anni (con l’autorizzazione dei genitori o dei tutori) o il riconoscimento delle persone non binarie – coloro che non si riconoscono né come uomini né come donne – per le quali i gruppi di interesse chiedono una terza opzione nella Carta d’Identità. 

Legge sulla libertà sessuale

È quella più avanti nell’iter. Il progetto di legge della Ley Orgánica de Garantía Integral de la Libertad Sexual è passato per la seconda volta al Consiglio dei Ministri il 6 luglio.

Già convertito in progetto di legge dopo essere passato al vaglio degli organi consultivi – il parere del Consejo General del Poder Judicial è stato particolarmente duro – si prevede che inizi l’iter in parlamento a settembre. Il testo ruota sul consenso, del quale include una definizione. L’obiettivo è la protezione totale del diritto alla libertà sessuale e l’eradicazione di tutte le violenze sessuali. Elimina la distinzione tra abuso e aggressione sessuale, norma per la prima volta il catcalling in quanto reato e include la creazione di centri di assistenza h24 per le vittime, le quali sono equiparate alle vittime di violenza di genere.

Traduzione di Valentina Cicinelli da elpais.com

Immagine di copertina via Pixabay

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