Il salto nel web: rischio o scelta consapevole?

L’editoria e il web. Un tempo agli antipodi. Ora coesi con l’obiettivo di diffondere i contenuti editoriali. Ma è veramente così? 

di Francesca Britti

fonte immagine:raiscuola.rai.it

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Il dibattito sul mercato editoriale digitale è ancora tutto da esplorare. Ne è la prova il confronto avvenuto lo scorso 6 dicembre in uno degli incontri di Più Libri più Liberi, dal titolo “Il salto nel web: rischio o scelta consapevole?”

Al quesito hanno provato a rispondere alcuni editori di riviste culturali tra cui Barbara  Casilini di Torrossa, Rosario Garra di MovimENTI CULTURALI, Sergio Ristuccia di Queste Istituzioni, Giancarlo Bosetti di Raiset, l’autore Vittorio Cielo e il filosofo e saggista Gino Roncaglia. Coordinatore Valdo Spini di Quaderni del Circolo Roselli, nonchè presidente del CRIC, Coordinamento Riviste Italiane di Cultura.

Dal confronto sono emerse alcune idee comuni. Lavorare sull’abstract e sulle key words in inglese in modo da rendere più accattivante e appetibile il contenuto oltre i confini italiani, ha proposto la Casalini.

A questa florida prospettiva si contrappone il pensiero di Cielo, secondo cui i contenuti sul web non rendono ugualmente che in forma tradizionale. E in particolare ha posto l’accento su un rischio: perdere il costo dell’autore, delle sue idee, del suo talento. “Siamo nella dittatura dei manager, che leggono poco ma fanno molte public relations“, ha rincarato.

La criticità dell’argomento è ripresa anche da Bosetti, che si è espresso negativamente su un certo andamento sperimentale con cui gli articoli vengono venduti a 7 euro l’uno. In più quando si parla di rivista quel concetto di periodicità, che vale per l’editoria tradizionale, non è ugualmente perseguibile. “In rete è contraddittorio parlare di periodicità” perchè “con la web real time la fruizione dei contenuti è cambiata” perciò proporre qualcosa di aggiornato è davvero difficile. Un esempio è “il caso del terremoto dell’Aquila che fece il giro del web ancor prima di finire sulla pagine di Repubblica“.

Qual è la soluzione? La riconquista del fruitore, uno ad uno, attraverso quei potenti mezzi di comunicazione che da semplice rete sociale si sono trasformati (con le dovute perplessità) in strumenti di informazione, i social network. Twitter, più di Facebook, rivolgendosi ad un target medio-alto può aiutare in questa direzione.

Al di là delle proposte cosa dicono le statistiche? I numeri, riportati da Garra, dicono che il 2010 è stato l’anno della svolta anche se il 30% dell’attivo dell’editoria è grazie all’editoria elettronica o mista. Analizzando le principali città, ossia Milano, Roma, Firenze e Napoli, si registra per le prime tre un 70% di attività cessate mentre per il capoluogo campano un 80%. Dati allarmanti che rispondono più di tante parole al quesito iniziale.

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